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Francis Crick 5 - L'ipotesi sbalorditiva

Francis Crick 5 - L'ipotesi sbalorditiva
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di Marco Motta
Dopo il premio Nobel nel 1962, la notorietà di Francis Crick si diffuse a livello planetario. E il suo rapporto con la fama non era dei migliori. A un certo punto, ispirandosi a uno scherzo del critico americano Edmund Wilson, fece stampare un biglietto che recitava: “Il dott. Francis Crick la ringrazia per la lettera ma è impossibilitato ad accettare il suo gentile invito a: mandare un autografo, fornire una fotografia, curare il suo male, essere intervistato, parlare alla radio, apparire in tv, parlare dopo una cena, firmare una lettera di referenze, aiutarla nel suo progetto, leggere il suo manoscritto, tenere una lezione, assistere a una lezione, essere nominato presidente, diventare direttore editoriale, contribuire a un articolo, scrivere un libro, accettare una laurea honoris causa.

Nel 1966 in un articolo per la rivista degli studenti di Cambridge dal titolo “Perché sono un umanista” scrisse “Negli ultimi anni la biologia molecolare ha praticamente rimosso la distinzione tra vivente e non-vivente. Ormai le favole semplicistiche delle diverse religioni del mondo non appaiono che fiabe per bambini”. Sin da quando all’età di dodici anni Francis Crick aveva smesso di frequentare le chiese, aveva manifestato un ateismo intransigente. Litigò con Winston Churchill sulla possibilità di aprire una cappella nel Churchill college di cui era socio fondatore. Arrivò a formulare anche una nuova benedizione da recitare prima dei pasti del college “Fa’ che anche oggi ricordiamo il nostro simile che ha lavorato affinché noi possiamo mangiare”. Si espose più raramente su temi come genetica e razza e il controllo della crescita demografica, nonostante avesse idee molto simili e altrettanto controverse di quelle che negli anni a venire provocheranno attorno a Jim Watson furiose polemiche. 

La sua visione radicalmente laica e scientificamente riduzionista caratterizzò le ricerche a cui si dedicò dopo la decifrazione del codice genetico. Alla metà degli anni 70 si trasferì in california – dove sarebbe rimasto fino alla morte avvenuta il 28 luglio del 2004 - al salk institute di La Jolla dove con Leslie Orgel lavorò per dare una credibilità scientifica all’idea di una panspermia diretta: la vita sarebbe arrivata sulla Terra inviata deliberatamente da una forma di vita intelligente. 

Ma gli ultimi vent’anni della sua vita Crick li dedicò all’altro degli obiettivi che si era dato – li ricordate? - oltre a scoprire il segreto della vita: la coscienza. A sessant’anni suonati si gettò a capofitto negli studi sul cervello. Il neuroscienziato italiano Valentino Breitenberg ricordava “non ho mai incontrato qualcuno capace di assimilare criticamente tanti fatti in così poco tempo”. Le ricerche condotte insieme a Christof Koch per trovare un correlato neurale della coscienza contribuirono a dare legittimità scientifica agli studi sulla coscienza. Nel libro La scienza e l’anima Crick scrisse: “L’ipotesi sbalorditiva è che proprio Tu, con le tue gioie e i tuoi dolori, i tuoi ricordi e le tue ambizioni, il tuo senso di identità personale e il tuo libero arbitrio, in realtà non sia altro che la risultante del comportamento di una miriade di cellule nervose e delle molecole in esse contenute”.

Il grande istituto di ricerca multidisciplinare che porta il suo nome – il Francis Crick institute di Londra - è stato concepito sin dal progetto architettonico per far incontrare e dialogare scienziati di settori diversi. Il modo migliore per ricordare Francis Crick: come ricorda l’amico Sydney Brenner “conversare era il suo maggiore stimolo”.

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