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Gettoni di Letteratura

Vita da archeologa

Vita da archeologa
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"L'edificio della spedizione, costruito in mattoni, si stende sul lato orientale di una collinetta e comprende una cucina, un soggiorno che diventa sala da pranzo, un piccolo ufficio, un laboratorio, un magazzino, una camera oscura. Noi dormiamo in tende. Sulla porta dell'edificio c'è un cartoncino su cui è stampato in caratteri cuneiformi 'Beit Agatha' ovvero la casa di Agatha".
Questa casa di Ninive una delle più famose città della Mesopotamia, ora Iraq, è sua come lo sono quella lussuosa a Londra e quella storica a Torquay. Ma cosa ci fa Agatha Christie a Ninive? «Dovevo scoprire che tipo di persona ero e se davvero avrei finito per dipendere dagli altri come a volte ritenevo», una dipendenza psicologica non economica visto che ormai i suoi libri l’hanno resa ricca e famosa. Prende un treno per Istanbul, poi verso la Siria per arrivare agli scavi di Ur (l’attuale Iraq). Lì conosce Leonard Wooley, un archeologo britannico che secondo lei: «Vedeva con gli occhi dell’immaginazione e il luogo diventava realmente per lui quello che era stato migliaia di anni prima». E intraprende questo avventuroso viaggio sull’Orient express che la porta dall’Europa all’Asia. Vede la città di Ur splendida affascinante, le ziggurat immerse nell’oceano di sabbia. E qui conosce Max Mallowan, un giovane archeologo che lavora per Wooley, e nonostante la differenza di età (lei ha 14 anni più di lui) si innamorano e decidono di sposarsi.
Max Mallowan, archeologo, quando conosce Agatha Christie, già divorziata, per convincerla a ricambiarla, pare che abbia detto: «Un archeologo è un marito ideale. Più invecchi, più si interessa a te». E conferma che aveva sempre desiderato sposare una donna più vecchia di lui. Convolano a nozze l’11 settembre del 1930 a Edimburgo, e nel romanzo Delitto in cielo della Christie, un personaggio racconta a un amico che una signora vive sola a Londra perché il marito, archeologo, sta in Medio Oriente: «Povera cara, chissà quanto deve soffrire. Lui mi sembra un barbaro» commenta un personaggio. E il protagonista ribatte: «Mi sembra che tu non abbia idea della forza di carattere delle donne di oggi» così scherza Agatha sul suo nuovo ménage in uno dei suoi romanzi. Infatti Agatha, che accompagnava spesso il marito nelle sue spedizioni archeologiche, utilizzò spesso quei viaggi come sfondo a molti dei suoi romanzi ambientati in Medio Oriente. 

E sceglie infatti di seguire Max nella missione degli scavi di Ninive, e per provare che non sarà di peso alla missione archeologia viene sottoposta a un test: viene portata sotto la pioggia a camminare su terreni scoscesi per capire se avrebbe scelto le scarpe giuste, se si sarebbe stancata subito se avrebbe tollerato cibi esotici e strani. Agatha passa l’esame, mangia tutto ed è brava a scarpinare. A quel punto può affrontare il viaggio: in treno e nave da Londra a Rodi, ancora nave sino ad Alessandretta, in Turchia. Poi in auto fino ad Aleppo, e otto ore in macchina per raggiungere Mosul. Coraggiosa e determinata Agatha Christie affronta questo viaggio infinito e complesso: «Il convoglio era privo di gabinetti». Poi sull’Orient Express fino a Baghdad. Arriva in ritardo di alcuni giorni ma Max la attende senza alcuna preoccupazione. Agatha, a signora bene vittoriana diventa una risoluta anticonformista. E con il marito e l’equipe di archeologi impara a pulire e fotografare i reperti, li cataloga, li imballa. E finiranno quasi tutti al British Museum.
Scrive: «A poco a poco emerse una testa che il fango aveva conservato per duemilacinquecento anni, la più grande mai trovata, con i capelli neri e le labbra colorate, con lo stesso sorriso enigmatico delle fanciulle dell’Acropoli».
 

Ultime Puntate e Podcast

Ascolta Grazia Deledda 1 | Cosima

Grazia Deledda 1 | Cosima

27/09/2021

«Piccola di statura, con la testa piuttosto grossa, mani e piedi minuscoli (con tutte le caratteristiche fisiche sedentarie delle donne della sua razza, forse d'origine libica, con lo stesso profilo un po' camuso), i denti selvaggi e il labbro superiore molto allungato); aveva (però) una carnagione bianca e vellutata, bellissimi capelli neri lievemente ondulati e gli occhi grandi, a mandorla, di un nero dorato e a volte verdognolo, con la grande pupilla appunto delle donne di razza camitica, che un poeta latino chiamò "doppia pupilla", di un fascino passionale, irresistibile».

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Ascolta Grazia Deledda 2 | La prima volta che ho visto il mare

Grazia Deledda 2 | La prima volta che ho visto il mare

27/09/2021

«Quel giorno Cosima imparò più cose che in dieci lezioni del professore di belle lettere. Imparò a distinguere la foglia dentellata della quercia da quella lanceolata del leccio, e il fiore aromatico del tasso barbasso da quello del vilucchio. E da un castello di macigni sopra i quali volteggiavano i falchi che parevano attirati dal sole come le farfalle notturne dalle lampade, vide una grande spada luccicante messa ai piedi di una scogliera, come in segno che l'isola era stata tagliata dal continente e tale doveva restare per l'eternità. Era il mare che Cosima vedeva per la prima volta»

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Ascolta Grazia Deledda 3 | Cenere

Grazia Deledda 3 | Cenere

27/09/2021

«Cadeva la notte di san Giovanni. Olì uscì dalla cantoniera biancheggiante sull'orlo dello stradale che da Nuoro conduce a Mamojada, e s'avviò pei campi. Era una ragazza quindicenne, alta e bella, con due grandi occhi felini, glauchi e un po' obliqui, e la bocca voluttuosa il cui labbro inferiore, spaccato nel mezzo, pareva composto da due ciliegie. Dalla cuffietta rossa, legata sotto il mento sporgente, uscivano due bende di lucidi capelli neri attortigliati intorno alle orecchie: questa acconciatura ed il costume pittoresco, dalla sottana rossa e il corsettino di broccato che sosteneva il seno con due punte ricurve, davano alla fanciulla una grazia orientale. Fra le dita cerchiate di anellini di metallo, Olì recava strisce di scarlatto e nastri coi quali voleva segnare i fiori di san Giovanni, cioè i cespugli di verbasco, di timo e d'asfodelo da cogliere l'indomani all'alba per farne medicinali ed amuleti». 

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Ascolta Grazia Deledda 4| "Suo marito" e Pirandello

Grazia Deledda 4| "Suo marito" e Pirandello

27/09/2021

«Il marito di Grazia Deledda venne a raggiungerci poco dopo e s'improvvisò, seduta stante, un picnic all'Acqua Acetosa. Ci si strinse in una carrozza o due, non mi ricordo. Il marito della romanziera, che qualcuno chiamava irriverentemente Grazio Deledda, aveva preso posto sul sedile e il suo vestito, gonfio di due bottiglie d'eccellente vino dei suo paese, infastidiva molto il nostro vetturino».

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