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Gettoni di Letteratura

La signora dei veleni

La signora dei veleni
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La cosa fu tanto improvvisa e inaspettata, che tutti rimasero senza respiro, immobili, a fissare come istupiditi quella figura accasciata sul pavimento. «C'era... qualcosa... nel whisky?» sussurrò Vera. Armstrong annuì. «Sì. Non so dire esattamente che cosa. Ma tutto mi fa supporre che si tratti di cianuro. Dall'odore non sembra acido prussico. Probabilmente è cianuro di potassio. Agisce all'istante».
E questo è solo il primo dei protagonisti a morire nel romanzo Dieci piccoli indiani, il giallo di Agatha Christie pubblicato nel 1939, e che ha venduto oltre 110 milioni di copie e ambientato su un’isola in cui dieci persone che non si conoscono iniziano misteriosamente a morire. Ma oltre al giovane Anthony Marston, di avvelenamenti nei romanzi della Christie ce ne sono decine: una donna trovata morta a causa di cristalli di stricnina e bromuro depositati sul fondo di un flacone, cianuro disciolto nelle bollicine di champagne, digitalina, oppure un’iniezione di cianuro preceduta da una dose di cloralio che stende un’altra dei protagonisti di Dieci piccoli indiani
Agatha Christie sa come uccidere le vittime dei suoi romanzi, e lo fa con una sapienza raffinata. Una sapienza che ha cominciato a formare mentre prestava servizio nella Croce Rossa di Torquay, nel Devon, prima nel 1914 e poi nel 1918. Infatti, quando ha 24 anni, Agatha fa la volontaria proprio alla Croce Rossa durante la Grande guerra. Inizialmente assiste i feriti come aiuto infermiera, ma presto viene promossa e diventa l’addetta alla distribuzione dei medicinali. Ma mentre all’inizio è inesperta e si impressiona davanti alle brutte ferite di guerra, in seguito prende coraggio e non si spaventa più davanti alla vista del sangue. E nel frattempo comincia a studiare per diventare assistente farmacista. Quindi impara a preparare farmaci e pozioni per lenire le ferite, e dopo un po’ di tempo iniziano anche a pagarla per questa sua nuova professione, guadagna anche 16 sterline l’anno. Intanto però continua a scrivere e a coltivare il suo sogno: quello di diventare una grande scrittrice. E anzi riesce a incrociare alla perfezione le sue due passioni, infilando nelle pagine dei suoi romanzi qualche dose presa dalle fiale che hanno il teschio stampato su. Infatti anche quando scoppia la Seconda guerra mondiale e lei è già una scrittrice affermata, si iscrive all’University College Hospital di Londra e si offre – di nuovo – come volontaria in ospedale. E lavora al dispensario farmaceutico. A quel punto i medicinali non hanno più segreti per lei che si muove agilmente tra pestelli, polveri e fialette: tutto può ispirarle mix letali per la sua prossima storia e il prossimo delitto. Perché, per Agatha Christie, il veleno è l’arma perfetta per il delitto perfetto.
Tutti i suoi personaggi, da Hercule Poirot a Miss Marple, hanno contribuito al successo della immensa produzione di Agatha Christie, che comprende 65 romanzi e numerosi racconti, e con cui si è meritata il soprannome di regina del delitto o regina del giallo. Lei, invece, che è estremamente modesta nei confronti della propria opera, ha sempre preferito definirsi un'artigiana. Agatha Christie ha sempre scritto, durante la prima e la seconda guerra mondiale, e anche durante i periodi bui della sua vita. E lei, riflettendo, riassume così questa sua attitudine: “Riuscivo a isolarmi in un’altra dimensione, vivevo tra i miei personaggi, borbottavo le loro conversazioni, li vedevo passeggiare nei luoghi inventati per loro”.
 

Ultime Puntate e Podcast

Ascolta Grazia Deledda 1 | Cosima

Grazia Deledda 1 | Cosima

27/09/2021

«Piccola di statura, con la testa piuttosto grossa, mani e piedi minuscoli (con tutte le caratteristiche fisiche sedentarie delle donne della sua razza, forse d'origine libica, con lo stesso profilo un po' camuso), i denti selvaggi e il labbro superiore molto allungato); aveva (però) una carnagione bianca e vellutata, bellissimi capelli neri lievemente ondulati e gli occhi grandi, a mandorla, di un nero dorato e a volte verdognolo, con la grande pupilla appunto delle donne di razza camitica, che un poeta latino chiamò "doppia pupilla", di un fascino passionale, irresistibile».

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Ascolta Grazia Deledda 2 | La prima volta che ho visto il mare

Grazia Deledda 2 | La prima volta che ho visto il mare

27/09/2021

«Quel giorno Cosima imparò più cose che in dieci lezioni del professore di belle lettere. Imparò a distinguere la foglia dentellata della quercia da quella lanceolata del leccio, e il fiore aromatico del tasso barbasso da quello del vilucchio. E da un castello di macigni sopra i quali volteggiavano i falchi che parevano attirati dal sole come le farfalle notturne dalle lampade, vide una grande spada luccicante messa ai piedi di una scogliera, come in segno che l'isola era stata tagliata dal continente e tale doveva restare per l'eternità. Era il mare che Cosima vedeva per la prima volta»

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Ascolta Grazia Deledda 3 | Cenere

Grazia Deledda 3 | Cenere

27/09/2021

«Cadeva la notte di san Giovanni. Olì uscì dalla cantoniera biancheggiante sull'orlo dello stradale che da Nuoro conduce a Mamojada, e s'avviò pei campi. Era una ragazza quindicenne, alta e bella, con due grandi occhi felini, glauchi e un po' obliqui, e la bocca voluttuosa il cui labbro inferiore, spaccato nel mezzo, pareva composto da due ciliegie. Dalla cuffietta rossa, legata sotto il mento sporgente, uscivano due bende di lucidi capelli neri attortigliati intorno alle orecchie: questa acconciatura ed il costume pittoresco, dalla sottana rossa e il corsettino di broccato che sosteneva il seno con due punte ricurve, davano alla fanciulla una grazia orientale. Fra le dita cerchiate di anellini di metallo, Olì recava strisce di scarlatto e nastri coi quali voleva segnare i fiori di san Giovanni, cioè i cespugli di verbasco, di timo e d'asfodelo da cogliere l'indomani all'alba per farne medicinali ed amuleti». 

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Grazia Deledda 4| "Suo marito" e Pirandello

27/09/2021

«Il marito di Grazia Deledda venne a raggiungerci poco dopo e s'improvvisò, seduta stante, un picnic all'Acqua Acetosa. Ci si strinse in una carrozza o due, non mi ricordo. Il marito della romanziera, che qualcuno chiamava irriverentemente Grazio Deledda, aveva preso posto sul sedile e il suo vestito, gonfio di due bottiglie d'eccellente vino dei suo paese, infastidiva molto il nostro vetturino».

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