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Prima Pagina dell'11 agosto 2019

Prima Pagina dell'11 agosto 2019
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con Massimiliano Panarari

Quel cambio di clima che l'Italia sottovaluta


Il mondo in cui viviamo è, per molti aspetti, se non il migliore possibile, certo il migliore sinora realizzato nella storia universale. Nel complesso, l’umanità è oggi più prospera, longeva, sana, istruita di quanto sia mai stata. In gran parte del mondo, con l’eccezione di alcuni Paesi africani, fame e povertà sono molto diminuite e continuano a diminuire, Per la prima volta nella storia, si è diffusa nel mondo una numerosa classe media benestante i cui figli si aspettano di vivere meglio dei genitori. SI tratta di risultati che rendono difficile guardare oggi il nostro pianeta con gli occhiali del pessimismo. […]

Nel più lungo andare, ma non si tratta di molti decenni, è il cambiamento climatico a costituire la minaccia maggiore al benessere, alla salute, alla sicurezza alimentare, all’equità nella distribuzione delle risorse, ala stessa incolumità personale di milioni di esseri umani. Il Rapporto delle Nazioni Unite sulla situazione ambientale globale, al quale hanno collaborato decine di studiosi, ricorda autorevolmente, se ancora ce ne fosse bisogno, che il cambiamento climatico è scientificamente dimostrato in modo inequivocabile. Si può negare solo per ignoranza o per inconfessabili interessi. 

I rischi ambientali non appartengono a un futuro remoto, non riguardano solo le generazioni di domani. Già oggi essi causano, nel mondo, il 23% delle morti. I cambiamenti climatici avranno impatti sempre più incisivi sulla nostra vita quotidiana e sui sistemi produttivi. […]
Ridurre i danni ambientali prodotti dalle stesse forze che hanno generato gli straordinari progressi ai quali ho accennato, così come l’attrezzarsi ad affrontare i danni ormai irreversibili, implica il coordinamento globale di una di una conversione tecnologica senza precedenti storici.
L’intelligenza artificiale, se bene orientata e utilizzata, potrà essere di grande aiuto. Ma i problemi da affrontare sono soprattutto di natura sociale e politica. Come fare accettare la “conversione” a diversi stili di vita, a nuove forme di lavoro, l’abbandono di modi consolidati di pensare, di culture secolari? Come comporre gli interessi, legittime e meno legittimi, di individui, collettività, nazioni, stati, continenti senza che i necessari compromessi politici richiedano una corsa verso il basso che finisca per vanificare ogni sforzo?

Sono domande prive di facili risposte, tanto che molti dubitano che la salvezza del pianeta sia compatibile con la democrazia. Le recenti scelte degli Stati Uniti sembrano rafforzare questi dubbi. Ma il sacrificio della democrazia, se pure fosse considerabile, non salverebbe la terra. […]

Circa il 20% degli europei assegna al cambiamento climatico il primo posto tra i problemi che la nostra collettività deve affrontare. La percentuale è molto cresciuta negli ultimi due anni ed è, paradossalmente, assai più elevata nei paesi nordici, i meno esposti alle conseguenze del riscaldamento globale. Il Mediterraneo figura, invece, nel rapporto dell’Onu, tra le aree a maggiore rischio climatico. Malgrado ciò, questo rischio è fortemente sottovalutato dall’opinione pubblica italiana e dai decisori politici, attenti ai sondaggi. […].
La prossima campagna elettorale è un’occasione per le forze politiche di mostrare sensibilità ai temi ambientali facendo conoscere e discutendo le proprie proposte in argomento. 

Gianni Toniolo - Il Sole 24 Ore
 

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