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Prima Pagina del 5 settembre 2019

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con Beda Romano

La parità di genere è un miraggio. "Poche donne, fnisce sempre così"


E poi, a cose fatte, si contano le donne: quante ce ne sono nel nuovo esecutivo giallo-rosso? La cifra totale, 7 su 21 ministri con e senza portafoglio, è una risposta assai più che matematica.
“Va sempre a finire così – ragiona la sociologa Chiara Saraceno. Quello sulla componente femminile è un pensiero che viene dopo: prima si spartiscono gli incarichi e poi, se non è possibile aggiungere una poltrona, si sacrifica qualcuno sull’altare delle quote rosa”. Ha 78 anni, ne aveva 10 quando la pioniera Angela Maria Giudici Cingolani veniva nominata sottosegretario al ministero dell’Industria del governo De Gasperi e, ammette, avrebbe scommesso su progressi maggiori: “l’intera gestione della crisi è stata di un maschilismo evidente. Quando si tratta di distribuire cariche importanti, anche il M5s, il partito più giovane d’Italia che pure ha portato molte donne in Parlamento, resta nel solco della tradizione”.
E dire che invece lo zeitgest globale è alquanto differente. L’ultima prova in ordine temporale ne è il testimone di Mario Draghi e del presidente della Commissione europea Junker, raccolti rispettivamente dalla direttrice del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde e dalla ministra della Difesa tedesca, Ursula von der Leyen, una pupilla della Merkel. 
L’Italia, che ha dovuto aspettare il 1976 per vedere il ministero del Lavoro assegnato alla democristiana Tina Anselmi, primo ministero rosa della storia repubblicana, segna ancora il passo. Può darsi che data la difficile situazione attuale, quello delle pari opportunità sia stato considerato uno dei problemi minori, concede Maria Cristina Messa, rettore dell’università Bicocca di Milano. Però, dice, ci sono anche aspetti più profondi di quelli aritmetici: “E’ vero che c’è una ministra la Viminale, un posto di grande peso, ma Luciana Lamorgese è stata selezionata in quanto tecnica e non in quanto politica. E’ interessante perché sono sempre di più le donne che dovendo sacrificare fette importanti di vita e carriera scelgono professioni percepite come più serie, meno spettacolari della politica, ormai svilita”. […]

Francesca Paci – La Stampa
 

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