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Prima Pagina del 28 agosto 2019

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con Francesco Specchia

Da Scelba a Salvini, da Siniscalco a Tria: Viminale ed Economia, i ministeri-trappola

Tutti vogliono i due ministeri. L’Interno porta con sè una maledizione che colpisce il titolare: l’ultimo è il leader della Lega. L’accorpamento di Tesoro, Bilancio e Finanze ha creato una sorta di ambasciata Ue in Italia che spesso è fonte di contrasti con il premier

Sembra incredibile che l’accordo faticosamente raggiunto da Di Maio e Zingaretti lunedì, abbia rischiato di saltare già nella notte sulla lista dei ministri. In particolare, su due caselle, l’Interno e l’Economia, da cui, sulla base dell’esperienza, qualsiasi politico ragionevole dovrebbe tenersi lontano, tali e tante sono le insidie connesse a questi incarichi. Il Viminale, in particolare, si porta indietro la maledizione di colpire il responsabile alle spalle e a volte anche tempo dopo che ha lasciato l’incarico. Un destino al quale, a ben vedere, neppure Salvini è riuscito a scampare. Dure a morire, non a caso è la leggenda dei traslochi degli ex-ministri, accompagnati da quintali di carte da portare via, a futura memoria e come protezione da scandali a scoppio ritardato. A dispetto, infatti, della sua intestazione l’Interno ha sempre avuto una consistente propaggine esterna e una sorta di doppio comando, per cui la parte più alta della struttura doveva barcamenarsi tra le esigenze politiche del responsabile “pro-tempore” italiano e la fedeltà di sempre all’alleato straniero: gli americani che negli anni della guerra fredda, ma anche dopo, consideravano l’Italia una sorta di protettorato, il Vaticano che non ha mai rinunciato alla sua “informale” tutela, i vari pezzi del mondo arabo tra i quali solo il mitico colonnello Giovannone sapeva districarsi.

(…)
Marcello Sorgi – La Stampa

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