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Gettoni di Scienza

Trotula de Ruggiero 5 - Il mito

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di Pietro Greco
Come è possibile che Trotula, una donna, si chiede un filologo dell’Ottocento, abbia potuto scrivere opere così importanti e innovative? Di certo doveva essere un maschio.

Parlare di Trotula – scrive Ferruccio Bertini, noto studioso di testi medievali – non è facile: "le due opere che le sono attribuite, sulle malattie femminili e sui cosmetici, non furono scritte materialmente da lei, anche se contengono elementi che si riferiscono esplicitamente al suo insegnamento e, d’altra parte, paradossalmente, la sua opera sicuramente autentica è inedita… Bisogna restituire a Trotula il posto che le spetta nella storia della scienza basandosi sui pochi dati storici a disposizione". Attenzione, dice Ferruccio Bertini, perché bisogna distinguere tra la Trotula reale e la Trotula della leggenda.

Di Trotula si è detto che sia stata una delle donne più belle del suo tempo. E che in occasione della sua morte a seguire il suo funerale vi fosse un corteo di donne e di uomini lungo tre chilometri. Queste affermazioni non sono documentate. Appartengono al mito di Trotula, che è un doppio mito. C’è anche quello che ne ha negato persino l’esistenza. La Trotula leggendaria è diventata bersaglio della critica filologica e ha rischiato di cancellare la Trotula reale dalla storia, relegandola nel mondo del folclore o dell’invenzione letteraria. 

Il mito nasce già nel Medio Evo. Alcuni decenni dopo la sua morte, la celebrità di Trotula è diffusa in tutta Europa. Nel Dict del l’Herberie, scritto nel XIII secolo, il parigino Rutebeuf tesse lodi sperticate per Trotula.  Nel Trecento e nel Quattrocento le sue opere pubblicate in latino saranno tradotte in francese, inglese, irlandese, catalano, fiammingo. Ma è nel XIII secolo che avviene la sua grande consacrazione: lo testimoniano centinaia di manoscritti distribuiti in tutta Europa. Le idee e i trattamenti di Trotula sono ormai diffusi in tutta l'Europa e fanno parte della tradizione popolare. I suoi scritti vennero utilizzati fino al XVI secolo come testi classici presso le Scuole di medicina più rinomate. 

Ma attenzione anche al pregiudizio. Il Trotula Maior, in particolare, venne trascritto più volte nel corso del tempo subendo numerose modifiche; inoltre, come altri testi scritti da una donna, venne impropriamente attribuito ad autori di sesso maschile: a un anonimo, al marito o a un fantomatico medico di nome Trottus. Addirittura nel XIX secolo alcuni storici, tra cui il tedesco Karl Sudhoff, negarono la possibilità che una donna avesse potuto scrivere un'opera così importante e cancellarono la presenza di Trotula dalla storia della medicina. Come scrive Ferruccio Bertini: per i filologi dell’Ottocento la persona considerata nel Medioevo la massima autorità in fatto di salute e di bellezza delle donne, avrebbe dovuto o cambiare sesso o rinunciare a esistere.

La sua esistenza fu però recuperata, con gli studi proprio alla fine dell’Ottocento, dagli storici italiani per i quali l'autorità di Trotula e l'autenticità delle mulieres salernitanae sono sempre state incontestabili. Non c’è dubbio: Trotula è realmente esistita. Non è stata la prima donna medico della storia. Ma come dicono Eva Cantarella e Andrea Vitale, è stata la prima la cui professionalità è stata riconosciuta e valutata pari a quella dei maschi più bravi. Ma neppure nella Salerno laica e aperta dell’XI secolo è potuta diventare magistra, anche se tutti la riconoscevano e la valutavano tale.

 

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