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Il Kashmir cambierà?

Il Kashmir cambierà?
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Il Kashmir sotto attacco e il destino delle "devadasi", poco più che bambine che diventano una sorta di "prostitute sacre".

Il ministro dell’Interno dell’India, Amit Shah, ha annunciato in Parlamento l’intenzione del governo di togliere lo “status speciale” al Kashmir, stato indiano a maggioranza musulmana rivendicato dal Pakistan e oggetto di un’antica disputa territoriale. Lo “status speciale” è previsto dall’articolo 370 della Costituzione e tra le altre cose attribuisce al Kashmir un altissimo grado di autonomia. L’annuncio è arrivato dopo una serie di mosse controverse compiute dal governo indiano, tra cui l’arresto di importanti politici locali e l’interruzione delle comunicazioni tra il Kashmir e il resto dell’India. Il BJP (Bharatiya Janata), partito di governo di orientamento indù nazionalista e conservatore, aveva già espresso diverse volte la sua intenzione di eliminare lo “status speciale” del Kashmir. Finora però non se n’era fatto niente, anche per evitare di creare instabilità e tensioni con il Pakistan, che nel corso degli ultimi decenni ha combattuto con l’India due guerre e diversi conflitti limitati con l’obiettivo di ottenere il controllo dello stato. Un altro rischio, sottolineato da diversi analisti, è quello dell’aumento delle tensioni all’interno dello stato, con possibili scontri e violenze contro le forze di sicurezza indiane presenti in Kashmir. 

Martedì 6 agosto Laura Silvia Battaglia ne parlerà alle 11 con Rita Cenni, corrispondente ANSA dall'India e con Camillo Pasquarelli, fotografo e antropologo. 

Avremo poi in collegamento Maddalena Spada, responsabile programma Asia della ONG "We World" attiva nello Stato indiano di Goa per cercare di contenere e aiutare le famiglie delle "devadasi": una parola composta che in sanscrito significa letteralmente "schiava di Dio". Le fanciulle sono dedicate al piacere e al divertimento del dio del quale sono le “cortigiane”, non si sposano perché già sposate alla divinità (Nitya-Sumangali, “sposate per sempre”), non diventeranno mai vedove e questo è considerato di buon augurio. In questa pratica religiosa, giovani fanciulle in età prepuberale venivano consacrate a un Dio o a una divinità locale di un tempio indù, con un rito di iniziazione durante il plenilunio, perfezionato, quando le ragazze entravano nell'età puberale, con una seconda cerimonia in cui avveniva la loro iniziazione sessuale a opera di un importante personaggio, sacerdote, re o patrono del tempio. Oltre ai servizi per la divinità del tempio e per l'assistenza ai sacerdoti, svolgevano un complesso di atti rituali e di intrattenimento della comunità e della corte del re, patrono del tempio, accompagnavano i riti religiosi con danze, musica e canti. All’aspetto religioso era legato quello sessuale: le devadasi (chiamate anche “prostitute sacre”) erano parte della prostituzione religiosa praticata in India fin dal 3° sec. d.C. I loro rapporti erano con la casta sacerdotale dei Brahamani e con il re (râja), ma, in seguito, anche con i signori, patroni e mecenati del tempio dove esse vivevano.

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