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Prima Pagina del 23 luglio 2019

Prima Pagina del 23 luglio 2019
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con Piero Ignazi

Quella foto in caserma. Ira dell’Arma: inconcepibile


Lo hanno bendato e ammanettato subito dopo averlo portato nella caserma di via in Selci. Poi qualcuno ha deciso di fotografarlo. È un’immagine choc quella di Christian Gabriel Natale Hjort, l’americano di 18 anni accusato di complicità nell’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega, scattata poco dopo il fermo. Ricorda i prigionieri di Guantanamo con la fascia grigia a coprire gli occhi, le braccia dietro la schiena, i polsi stretti dalle manette. Quando viene mostrata al comandante generale Giovanni Nistri dell’Arma, la reazione è immediata: «Si tratta di un episodio inaccettabile e come tale deve essere trattato». Per questo dispone l’immediata inchiesta interna per denunciare i responsabili alla magistratura e sottoporli a procedimento disciplinare. Due ore dopo il nome del militare viene consegnato ai pubblici ministeri. Adesso rischia l’accusa di violenza privata e maltrattamenti, ma anche la sospensione dal servizio. L’indagine continua per individuare chi ha fatto la scatto e ha poi deciso di diffonderlo. Anche perché era nella stessa stanza e per lui — così come per gli altri — potrebbe anche scattare l’omessa denuncia.

«Il carabiniere che ha bendato il fermato — chiarisce il comandante provinciale Francesco Gargaro — dice di averlo fatto per evitare che potesse vedere la documentazione che si trovava negli uffici e sui monitor». La giustificazione appare risibile perché poteva essere tenuto in un ufficio dove non ci sono dossier riservati o computer. Ma soprattutto perché avvalora l’ipotesi che anche in altri casi si sia deciso di riservare alle persone prese in custodia lo stesso trattamento. Un’eventualità che il generale invece esclude: «Mai era accaduta una cosa simile. Questo è un caso del tutto particolare». La foto del ragazzo americano seduto a testa china in mezzo ai carabinieri comincia a circolare venerdì pomeriggio sulle chat interne ai carabinieri. Il giovane ha appena ammesso di essere stato sulla scena del delitto, ma ha detto di non sapere che il suo amico avesse il coltello. Qualcuno veicola l’immagine anche su altri canali. Quando al Comando provinciale arriva la notizia, Nistri dispone l’accertamento immediato: «Dobbiamo censurare quanto accaduto, impedire che possa ripetersi o che possa essere ritenuto giustificato un comportamento gravissimo». Al Comando provinciale scatta la verifica su chi si era occupato del giovane dopo il fermo, chi era presente nella stanza, chi era il responsabile delle procedure. La morte del vicebrigadiere Cierciello Rega ha provocato emozione e sgomento tra i suoi colleghi, ma anche rabbia. Sentimenti forti che però — come ha sottolineato il comandante — «non possono in alcun modo sfociare in una vicenda del genere. Conosciamo perfettamente lo stato d’animo dei carabinieri, perché è anche il nostro. Ma adesso dobbiamo individuare tutti i responsabili». È possibile che già domani il militare che ha bendato Natale Hjorth venga interrogato in Procura. E i magistrati sono consapevoli che una simile procedura potrebbe essere utilizzata dalla difesa anche per invalidare gli atti del processo.

Fiorenza Sarzanini - Corriere della Sera

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