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Magical Mystery Tour

Aerosmith e John Lennon

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Aerosmith

 “Abbiamo mosso i nostri primi passi suonando nei club di Boston”. A parlare sono gli Aerosmith, che hanno aggiunto: “Nella seconda metà degli anni 60 avevamo già un nostro seguito di fan, ma la stampa locale ci ignorava. Abbiamo avuto successo prima a Detroit che nella nostra città”.

“Sex, drugs, rock & roll hanno segnato alcuni momenti della nostra carriera. – hanno detto - Negli anni ’70 abbiamo annullato molti concerti a causa dei nostri eccessi. Non eravamo più in grado di suonare come un tempo. Negli anni ’80, finalmente, dopo un periodo di disintossicazione, abbiamo fatto il nostro rientro ufficiale sulla scena musicale mondiale”

Gli Aerosmtih, riguardo alla loro formazione musicale, hanno detto: “Siamo cresciuti ascoltando Beatles, Rolling Stones, Yardbirds The Who, Ten Years After, Cream e Jimi Hendrix. Agli inizi dal vivo imitavamo i nostri idoli”

Chi sono gli Aerosmith? Hanno risposto: “Siamo come una famiglia, dove ci si diverte, si lavora, ci si confronta, ma dove altre volte si litiga. E’ capitato che non ci parlassimo per settimane, anche mesi. Ma alla fine ci ricordiamo che siamo una band, e il rock rimette a posto tutto”.

John Lennon 

John Lennon ha detto: “Nel 1963 ho parlato dei politici come dei buffoni. Oggi non sono così categorico, anche perché da allora ho approfondito la materia. Comunque, non credo che la politica sia l’unica risposta ai problemi della società. E’ impensabile che i nostri rappresentanti facciano dei miracoli. John Fitzgerald Kennedy, per esempio, ha rappresentato per molti americani e non solo il “grande sogno”. Ma non dobbiamo illuderci che i politici, le rockstar, stelle del cinema, campioni sportivi abbiano dei poteri soprannaturali. E’ il popolo che possiede il vero potere di cambiare le cose, il mondo in cui viviamo”.

“Io mi rivolgo ai giovani che ascoltano musica. Sono un artista degli anni ’60. Sono sopravvissuto alla guerra, alle droghe, alla violenza nelle strade, alla politica. E adesso desidero mandare dei messaggi positivi alla gente”.

“Il contratto discografico dei Beatles prevedeva la realizzazione di due album all’anno e un singolo ogni tre mesi. Eravamo sempre in tour, non avevamo molto tempo per provare le nuove canzoni, lo facevamo durante i concerti anche per vedere la reazione dei fan. Ho capito che era giunto il momento di scioglierci quando siamo diventati un prodotto standardizzato. Avevo iniziato perché amavo il rock & roll, ma stavo perdendo il piacere di fare musica. Avevo bisogno di nuovi stimoli”.

“Ci sono solo due artisti con i quali ho collaborato per più di una sera: Paul McCartney e Yoko Ono. Paul mi ha visto suonare per la prima volta con i Quarrymen. Ricordo che dopo il concerto abbiamo parlato di musica, scambiandoci delle idee. Mi ha fatto sentire “Twenty flight rock” di Eddie Cochran, accompagnandosi con la chitarra. Ho capito subito che aveva del talento. E’ stato Paul a farmi conoscere George. Harrison ha portato Ringo”.

“Paul ed io abbiamo composto tante canzoni. Un tempo era tutto più facile, eravamo all’inizio del nostro rapporto artistico, umano, e della carriera. In seguito è diventato un “lavoro”. In quel momento mi sono sentito letteralmente perduto. Avevo cominciato a suonare rock & roll perché lo amavo”.

“Yoko ed io ci siamo conosciuti nel 1966, alla Indica Gallery di Londra. John Dunbar, il proprietario, era sposato con Marianne Faithfull. Il posto era tutto bianco e silenzioso, pieno di opere strane. Per esempio, c’era una mela su un piedistallo che si vendeva a 200 dollari, dei martelli e una scala con un quadro bianco appeso al soffitto da cui pendeva un telescopio. Ci siamo presentati. Lei ignorava chi fossi. Viveva in un ambiente completamente diverso dal mio. Eravamo entrambi molto timidi. Io avevo frequentato solo groupies. Ero terrorizzato da una vera relazione. Per 18 mesi non abbiamo avuto rapporti sessuali”.

“La musica serve a comunicare, non deve essere necessariamente politica. All’epoca, la musica era nell’aria, impossibile da evitare”.

“Quando ero nei Beatles, avevo cercato di rimanere me stesso, ma non sempre ci sono riuscito. A volte bisognava sorridere ai fan e alla stampa senza averne voglia. Non voglio più vendere l’anima per ottenere un disco nella Hit Parade. Ho scoperto che posso farne a meno. Non intendo alimentare un personaggio che non mi assomiglia”.
 

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