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Gettoni di Filosofia

L'amico geniale

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Nel 1915 Gershom Scholem fece un incontro che gli cambiò la vita. In un'annotazione del suo diario, scrive che se trovò la sua strada fu soltanto grazie a quell'incontro. Scrive Scholem: «la più grande esperienza della mia vita: entrare in contatto con un uomo di assoluta grandezza che ha influenzato la mia vita non con il suo insegnamento ma con il suo essere».
Quell’uomo era Walter Benjamin. Scholem era incantato dall’amico: lo considerava un vero e proprio genio, anche se ammetteva che spesso le sue idee gli apparivano oscure. Con lui non era mai altezzoso, e i suoi scatti d’ira tanto temuti da amici e parenti,  di fronte a Benjamin non trovavano mai ragione d’essere. 
L’amicizia con Benjamin fu fondamentale per Scholem, il quale dopo che l’amico si suicidò, nel 1940, sul confine franco-spagnolo, per paura di cadere in mani naziste, si adoperò negli anni successivi per la pubblicazione e la diffusione delle sue opere. 
Negli anni fra il 1919 e il 1923, da brillante ed eclettico autodidatta, Scholem si trasformò in uno studioso rigoroso di cabala. Trasferitosi a Monaco, dove poi si prese il dottorato, in un arco di tempo incredibilmente breve si impadronì di un numero impressionante di fonti e di lingue. Non gli interessava soltanto occuparsi della storia di questo soggetto esoterico che è la cabala: lo trattava come un problema filosofico, cercando di identificare lo statuto del mito e del panteismo nella più antica religione monoteistica del mondo – contro tutto, si potrebbe dire, visto che i più importanti filosofi ebrei ne avevano negato ogni ruolo. 
Gli storici infatti avevano sempre disprezzato ogni lettura che non sottolineasse l’ebraismo come religione razionale; al contrario Scholem recupera le fonti messianiche e mistiche, e sottolinea la dimensione mitica dell’ebraismo che è fatta anche di paradossi e contraddizioni, di razionale e irrazionale. 
In poche parole Scholem strappa all’ebraismo la sua essenza dogmatica e dichiara fondamentali per la sua comprensione elementi ritenuti eretici. Ecco allora che secondo lui l’eresia non sta fuori dall’ebraismo, ma vi rientra. Il repertorio a sostegno di queste tesi sono manoscritti, libri oscuri, testi magici un po’ bizzarri che per la prima volta iniziano a essere considerati come oggetti di studio per l’ebraismo. 
Così, fra libri cabalistici che erano sempre stati considerati una «coltre nebbiosa della storia» alla base della montagna della verità – e che rischia di far impazzire colui che vi entra per salire verso la cima – Scholem si districa, trovando una via per passare indenne. E lo fa studiando filosofia, psicologia, arabo, ebraico, siriano, greco antico, paleografia medievale, filologia… 
Nel marzo del ’22, quando prende il dottorato a Monaco, è già considerato uno studioso di rango. I suoi scritti vengono discussi  in tutto il mondo. Ma anche i molti che lo criticano gli riconoscono di essere un pioniere degli studi sul misticismo e sul messianismo ebraici. Così gli viene proposta così una cattedra in Germania, ma lui rifiuta: aveva già deciso di emigrare in Palestina.
 

Ultime Puntate e Podcast

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Uno "zero di ebraismo"

22/07/2019

Il nome di Gershom Scholem brilla nel firmamento ebraico: già in vita riconosciuto e acclamato come un grande studioso, è oggi un riferimento obbligato di qualsiasi discorso sulla tradizione ebraica o sugli studi dedicata alla cabala, di cui è stato il maggiore interprete del Novecento – e forse di sempre.

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Il devoto intemperante

23/07/2019

Fin da giovanissimo Gershom Scholem, che era nato nel 1897,  rifiutava le sue radici di ebreo tedesco borghese: secondo lui gli ebrei tedeschi erano vissuti fino ad allora nella vana e illusoria glorificazione della simbiosi tedesca, e soltanto i sionisti se ne rendevano conto. Però, allo stesso tempo, criticava aspramente il sionismo in quanto incapace di esser portatore di un radicale e necessario rinnovamento dell'ebraismo. 

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L'amico geniale

24/07/2019

Nel 1915 Gershom Scholem fece un incontro che gli cambiò la vita. In un'annotazione del suo diario, scrive che se trovò la sua strada fu soltanto grazie a quell'incontro. Scrive Scholem: «la più grande esperienza della mia vita: entrare in contatto con un uomo di assoluta grandezza che ha influenzato la mia vita non con il suo insegnamento ma con il suo essere». 

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Ascolta Gerusalemme, "tornare a casa"

Gerusalemme, "tornare a casa"

25/07/2019

Gershom Scholem arrivò a Gerusalemme nel 1923, a 25 anni. Subito gli fu offerto un posto come responsabile della Sezione Ebraica della Biblioteca Nazionale.

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