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Gettoni di Filosofia

Il devoto intemperante

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Fin da giovanissimo Gershom Scholem, che era nato nel 1897, rifiutava le sue radici di ebreo tedesco borghese: secondo lui gli ebrei tedeschi erano vissuti fino ad allora nella vana e illusoria glorificazione della simbiosi tedesca, e soltanto i sionisti se ne rendevano conto. Però, allo stesso tempo, criticava aspramente il sionismo in quanto incapace di esser portatore di un radicale e necessario rinnovamento dell'ebraismo.
Fin da giovanissimo Gershom Scholem, che era nato nel 1897,  rifiutava le sue radici di ebreo tedesco borghese: secondo lui gli ebrei tedeschi erano vissuti fino ad allora nella vana e illusoria glorificazione della simbiosi tedesca, e soltanto i sionisti se ne rendevano conto. Però, allo stesso tempo, criticava aspramente il sionismo in quanto incapace di esser portatore di un radicale e necessario rinnovamento dell’ebraismo. 
Insomma, sembrava che non gli andasse bene nulla. Eppure l’intelligenza con la quale discuteva di questi temi lo porterà a esser riconosciuto come interlocutore da alcuni fra i personaggi di maggiore spicco del mondo intellettuale ebraico tedesco. Come il filosofo e teologo Martin Buber, verso il quale Scholem aveva una fortissima devozione poiché, secondo lui, aveva indicato la giusta via all’ebraismo - il messianesimo e il socialismo - senza ridurli per forza all’ortodossia e al marxismo. 
Eppure, come da copione con Scholem, la sua devozione andava di pari passo con la critica feroce e anche cinica. Quando Buber si era schierato a favore della prima guerra mondiale Scholem pubblicò un articolo nel quale ne faceva pesantemente la caricatura. Buber, anziché infuriarsi (e ne avrebbe avuto tutte le ragioni), reagì in maniera sorprendente: invitò il giovane a casa sua. Scholem accettò. Aveva soltanto diciotto anni, eppure era così esplicito da risultare scortese: parlava ininterrottamente, interrompeva spesso l’interlocutore, non sopportava il disaccordo. L’incontro è stato raccontato dal figlio di Buber, Raphael, il quale vedendo questo giovane alto e allampanato che nello studio del padre urlava a squarciagola fece per intervenire (anzi, voleva proprio malmenarlo). Ma il padre lo fermò, e quando il turbolento visitatore se ne andò disse al figlio: «Quell’uomo si chiama Gershom Scholem ed è destinato a diventare un grande studioso». Buber aveva ragione. 
Le intemperanze del carattere di Scholem divennero leggendarie e arrivarono persino alle orecchie di Kafka. Nel 1916 infatti, durante un dibattito pubblico, Scholem attaccò violentemente il relatore il quale, secondo lui, propugnava un’interpretazione del hassidismo (cioè del movimento di rinnovamento spirituale dell’ebraismo ortodosso) come una forma di “estasi estatica” per renderlo più accettabile alla borghesia tedesca. La cosa curiosa è che a quel dibattito assisteva Felice Bauer, la fidanzata di Kafka, che in una lettera descrisse al suo amato gli argomenti di Scholem. Nella sua risposta Kafka mostrò di approvare le posizioni di Scholem, seppur nel suo modo tipicamente paradossale: scriveva infatti di essere d’accordo con Scholem perché Scholem era di quelli che pretendono troppo e, dunque, non concludono niente. 
 

Ultime Puntate e Podcast

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Uno "zero di ebraismo"

22/07/2019

Il nome di Gershom Scholem brilla nel firmamento ebraico: già in vita riconosciuto e acclamato come un grande studioso, è oggi un riferimento obbligato di qualsiasi discorso sulla tradizione ebraica o sugli studi dedicata alla cabala, di cui è stato il maggiore interprete del Novecento – e forse di sempre.

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Il devoto intemperante

23/07/2019

Fin da giovanissimo Gershom Scholem, che era nato nel 1897,  rifiutava le sue radici di ebreo tedesco borghese: secondo lui gli ebrei tedeschi erano vissuti fino ad allora nella vana e illusoria glorificazione della simbiosi tedesca, e soltanto i sionisti se ne rendevano conto. Però, allo stesso tempo, criticava aspramente il sionismo in quanto incapace di esser portatore di un radicale e necessario rinnovamento dell'ebraismo. 

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L'amico geniale

24/07/2019

Nel 1915 Gershom Scholem fece un incontro che gli cambiò la vita. In un'annotazione del suo diario, scrive che se trovò la sua strada fu soltanto grazie a quell'incontro. Scrive Scholem: «la più grande esperienza della mia vita: entrare in contatto con un uomo di assoluta grandezza che ha influenzato la mia vita non con il suo insegnamento ma con il suo essere». 

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Gerusalemme, "tornare a casa"

25/07/2019

Gershom Scholem arrivò a Gerusalemme nel 1923, a 25 anni. Subito gli fu offerto un posto come responsabile della Sezione Ebraica della Biblioteca Nazionale.

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