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Gettoni di Filosofia

Gerusalemme, "tornare a casa"

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Gershom Scholem arrivò a Gerusalemme nel 1923, a 25 anni. Subito gli fu offerto un posto come responsabile della Sezione Ebraica della Biblioteca Nazionale.
E due anni dopo, quando fu inaugurata l’università ebraica, gli fu affidata una cattedra. Seppur sionista, Scholem era critico con il progetto dell’insediamento ebraico: al momento del suo arrivo Gerusalemme era un luogo “sperduto nella polvere”, una città senza rete elettrica né sistema fognario (gli scarichi erano lungo le strade), e le autorità britanniche che avevano ricevuto il mandato sulla Palestina non avevano ancora iniziato a modernizzare il territorio. Inoltre Scholem era “uno studioso germanico in giacca e cravatta” e non si sentiva a suo agio: l’integrazione era difficile, lamentava l’assurda “accozzaglia di gente” in cui si imbatteva, ed era disilluso dal clima politico e culturale dell’insediamento.
Col passare degli anni sarebbe diventato il professore più influente e famoso dell’università di Gerusalemme e questo farà sì che sarà spesso coinvolto in questioni politiche. Come nel 1929, dopo gli scontri fra arabi ed ebrei, quando Scholem fu accusato di non mettere a disposizione le sue competenze scientifiche per indicare i testi cabalistici nei quali era attestato il legame tra ebrei e Muro. Infatti secondo i sionisti gli ebrei dovevano possedere non soltanto il Muro occidentale ma l’intero Monte del Tempio, noto anche come Spianata delle Moschee. Lui rispose che avrebbero potuto prendere tutti i testi al mondo, invano: come a dire: se volete scritture che non esistono, cercatevele da soli. 
Politicamente era progressista: era a favore di un parlamento binazionale in cui i diritti di entrambe le comunità fossero formulati in anticipo (una posizione che mutò con gli anni e con la creazione dello Stato di Israele).
In questo senso è fondamentale la lettera che spedirà a Benjamin il 1 agosto 1933, dove si comprende che per lui i veri obiettivi del sionismo non sono i confini o gli slogan nazionalisti: «gli sviluppi degli ultimi due anni avevano già evidenziato la radicale spaccatura tra il mio modo di intendere il sionismo – che, mirando a un rinnovamento dell’ebraismo, sento caratterizzare come un modo mistico-religioso – e il sionismo empirico, che si ispira all’impossibile e provocatoria caricatura di una pretesa “soluzione della questione ebraica” su basi politiche. (…) Tra Londra e Mosca, sulla via di Sion, ci siamo smarriti nel deserto arabico, ed è stata la nostra hybris a sbarrarci la strada che conduce al popolo». 
Ciononostante Scholem rimase sempre a Gerusalemme, nella sua casa dove i libri occupavano tutte le stanze e tutte le pareti – lasciando un solo spazio vuoto dov’era posto un quadro, l’Angelus Novus di Paul Klee, il dipinto che ispirò le tesi sulla storia di Benjamin. A questo proposito nel 1937 Scholem pubblicò un piccolo libretto, con intenzioni ironiche, dal titolo Libri cabalistici mancanti nella biblioteca di Gershom Scholem: peccato che, con suo grandissimo stupore e soprattutto dispiacere (la sua taccagneria pare fosse ben nota), l’uscita del libro ebbe come effetto immediato quello di far innalzare i prezzi dei volumi mancanti sul mercato degli antiquari.

 

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Il nome di Gershom Scholem brilla nel firmamento ebraico: già in vita riconosciuto e acclamato come un grande studioso, è oggi un riferimento obbligato di qualsiasi discorso sulla tradizione ebraica o sugli studi dedicata alla cabala, di cui è stato il maggiore interprete del Novecento – e forse di sempre.

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Fin da giovanissimo Gershom Scholem, che era nato nel 1897,  rifiutava le sue radici di ebreo tedesco borghese: secondo lui gli ebrei tedeschi erano vissuti fino ad allora nella vana e illusoria glorificazione della simbiosi tedesca, e soltanto i sionisti se ne rendevano conto. Però, allo stesso tempo, criticava aspramente il sionismo in quanto incapace di esser portatore di un radicale e necessario rinnovamento dell'ebraismo. 

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24/07/2019

Nel 1915 Gershom Scholem fece un incontro che gli cambiò la vita. In un'annotazione del suo diario, scrive che se trovò la sua strada fu soltanto grazie a quell'incontro. Scrive Scholem: «la più grande esperienza della mia vita: entrare in contatto con un uomo di assoluta grandezza che ha influenzato la mia vita non con il suo insegnamento ma con il suo essere». 

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Gerusalemme, "tornare a casa"

25/07/2019

Gershom Scholem arrivò a Gerusalemme nel 1923, a 25 anni. Subito gli fu offerto un posto come responsabile della Sezione Ebraica della Biblioteca Nazionale.

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