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Gettoni di Filosofia

Scavare sino alle radici

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Negli anni della Seconda guerra mondiale Gershom Scholem terrà conferenze negli Stati Uniti, dove stringerà rapporti con molti intellettuali come Adorno, Marcuse, Paul Tillich e Hannah Arendt.
Quest’ultima diventerà una sua grande amica, e con lei si ritroverà sia per il lascito di Benjamin, sia per le attività del Jewish Cultural Reconstruction (di cui Scholem era vicedirettore e Arendt segretaria). Dopo la Shoah questa istituzione cercava di ricostituire il patrimonio di libri, manoscritti e archivi che i nazisti avevano saccheggiato e depredato presso le istituzioni culturali e religiose ebraiche di tutta Europa. Scholem era l’incaricato per conto dell’insediamento ebraico in Palestina e per questo suo ruolo fu coinvolto in uno scandalo. 
Accadde questo. Le forze americane di occupazione in Germania avevano raccolto gran parte di questi materiali in vari depositi a Offenbach, nei dintorni di Francoforte. Qui Scholem, con l’aiuto del cappellano ebreo-americano Herbert Friedman, aveva raccolto cinque scatoloni di materiali di particolare valore che avrebbe voluto far arrivare a Gerusalemme. Però le autorità americane, probabilmente sotto le pressioni dei leader ebrei americani che le volevano oltreoceano, ne impedirono il trasferimento. Così Scholem tornò in Palestina senza scatoloni. Ma dopo qualche mese Friedman riuscì a trafugarli, a farli arrivare ad Anversa e da lì a Gerusalemme. 
Scholem venne accusato di aver escogitato il tutto: gli americani stabilirono il valore di quei libri e manoscritti preziosi in circa 3 milioni di dollari. Scholem si difese, dicendo che il loro valore non superava i 10mila dollari, e che comunque lui non c’entrava nulla. Anche se era fermamente convinto che quei cinque scatoloni, come pure altro materiale depredato dai nazisti, appartenessero al popolo ebraico e che l’università di Gerusalemme ne fosse il custode più appropriato. A ogni modo, le polemiche scemarono, senza avere alcuna conseguenza per Scholem. 
Il quale col passar degli anni divenne sempre più un intellettuale pubblico, di riconosciuta autorità, interpellato anche su temi di attualità come una specie di oracolo su tutto ciò che riguardava l’ebraismo – in virtù della sua prospettiva al contempo sionista e laica eppure profondamente immersa nella storia ebraica. I giornalisti facevano la fila di fronte alla sua casa in via Abravanel, a Gerusalemme, e lui sempre più spesso veniva chiamato a intervenire sulle decisioni e a difendere il suo Paese di fronte all’opinione pubblica internazionale. Fino all’ultimo non gli mancò lo spirito combattivo, come anche il suo senso dell’umorismo. 
Nel 1975, a 77 anni, durante una conferenza, sempre felice di provocare i colleghi più compassati, a chi gli chiedeva quale aspetto dell’ebraistica fosse più bisognoso di indagini rispondeva senza esitazione: «la storia dei criminali ebrei». Morì a Gerusalemme il 21 febbraio 1981, a 83 anni. 
Nel cimitero Sanhedria di Gerusalemme la lapide sulla sua tomba lo ricorda come indagatore della cabala, certo, ma anche come «un uomo della Terza Aliyah», cioè della terza migrazione verso Israele. Un’indicazione di solito riservata ai pionieri che lavoravano la terra. Eppure se c’è qualcuno che più di chiunque altri ha scavato nelle terre tanto oscure quanto bistrattate del sapere ebraico, quello è stato Gershom Scholem. 
 

Ultime Puntate e Podcast

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Uno "zero di ebraismo"

22/07/2019

Il nome di Gershom Scholem brilla nel firmamento ebraico: già in vita riconosciuto e acclamato come un grande studioso, è oggi un riferimento obbligato di qualsiasi discorso sulla tradizione ebraica o sugli studi dedicata alla cabala, di cui è stato il maggiore interprete del Novecento – e forse di sempre.

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Il devoto intemperante

23/07/2019

Fin da giovanissimo Gershom Scholem, che era nato nel 1897,  rifiutava le sue radici di ebreo tedesco borghese: secondo lui gli ebrei tedeschi erano vissuti fino ad allora nella vana e illusoria glorificazione della simbiosi tedesca, e soltanto i sionisti se ne rendevano conto. Però, allo stesso tempo, criticava aspramente il sionismo in quanto incapace di esser portatore di un radicale e necessario rinnovamento dell'ebraismo. 

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L'amico geniale

24/07/2019

Nel 1915 Gershom Scholem fece un incontro che gli cambiò la vita. In un'annotazione del suo diario, scrive che se trovò la sua strada fu soltanto grazie a quell'incontro. Scrive Scholem: «la più grande esperienza della mia vita: entrare in contatto con un uomo di assoluta grandezza che ha influenzato la mia vita non con il suo insegnamento ma con il suo essere». 

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Gerusalemme, "tornare a casa"

25/07/2019

Gershom Scholem arrivò a Gerusalemme nel 1923, a 25 anni. Subito gli fu offerto un posto come responsabile della Sezione Ebraica della Biblioteca Nazionale.

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