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Pascal

158: L'esperienza insegna

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Una ragazza alla pari a New York e una coppia che prima di sposarsi fa davvero una scelta non comune

Playlist puntata:

ARE YOU EXPERIENCED - JIMI HENDRIX
SUBURBAN WAR - ARCADE FIRE
SPANISH SAHARA - FOALS
HAVE YOU EVER LOVED SOMEONE? - THE VOCALEERS
PLEASE, PLEASE, PLEASE LET ME GET WHAT I WANT - THE SMITHS  

Prima storia: Grand Central Station di Claudia Zanetti

Una gelida mattina di novembre. L'unica cosa che mi dà la forza di uscire dal piumone è il pensiero che da domani potrò prendermi una pausa da questo tour de force. Melissa mi ha ripreso, e in effetti ha ragione: negli ultimi giorni il nostro rituale mattutino si è consumato in tempi un po' stretti, costringendo le bambine a fare colazione di corsa e rischiando di arrivare tardi a scuola. È che ultimamente gli incidenti di percorso si sono moltiplicati; ieri mattina ad esempio: con quel cielo da neve Harriet pretendeva di uscire in maniche corte e c'è voluto un quarto d'ora per convincerla a portarsi una giacca. Sarà che io fino alla quinta elementare mi vestivo come decideva mia madre, e infatti sfoggiavo dei colletti con il pizzo da fare invidia al piccolo lord Fauntleroy. Ma questi bambini americani sono organismi più complessi, versioni in miniatura dei loro genitori, nevrosi comprese: e così, mentre l'istinto mi urlava di infilare la testa e le braccia di Harriet dentro un maglione senza troppe giustificazioni, lo sguardo della mamma appoggiata allo stipite della porta mi obbligava a fingere una diplomazia che si rivelava sempre più infruttuosa. "Tu non puoi dirmi cosa fare!" ha urlato Harriet dal basso dei suoi cinque anni, con un'aria di sfida che io non ho sfoggiato nemmeno negli anni della contestazione adolescenziale. L'aria è elettrica: stasera arriva Steve, il papà di Lyla e Harriet. Pare che nel 2001 sia tornato in Inghilterra a mettere su una nuova famiglia, subito dopo il crollo delle torri gemelle, la morte della madre di Melissa e la nascita della loro secondogenita. Una tempistica perfetta. Di lui conosco solo la voce dal forte accento di Manchester che ogni giovedì telefona per salutare, ma so che un paio di volte l'anno prende l'aereo per portare le figlie in vacanza, proprio come questa settimana. Sono io a preparare la valigia per le bambine: Melissa è troppo nervosa anche per darmi indicazioni. Sono genitori part-time, questi WASP che hanno studiato e lavorano a New York, ma che si sono trasferiti dal monolocale alla villetta nei sobborghi per offrire un ambiente accogliente proprio a quei figli che non hanno tempo di svegliare o di mettere a letto, impegnati come sono a guadagnare soldi per pagare l'au-pair da sfoggiare alla cena di Thanksgiving. Solo ora che la vedo così assorbita dal pensiero di Steve che viene a portarsi via le sue bambine comincio a intuire la portata del risentimento che prova nei suoi confronti e capisco perché non lo voglia vedere, nemmeno di sfuggita. Per questo ha chiesto a me di accompagnarle in città: se incontrasse l'ex marito le sarebbe difficile mascherare, davanti a Lyla e Harriet, la rabbia dell'abbandono e il dolore del distacco. Per paura che loro se ne accorgano comunque, ci carica in macchina e dopo un saluto frettoloso ci lascia in stazione, senza nemmeno aspettare che arrivi il treno. In viaggio verso Manhattan, Lyla mi racconta euforica delle ultime vacanze trascorse con il padre e fantastica su quelle imminenti, mentre Harriet la ascolta in silenzio, senza condividerne l'entusiasmo. Arriviamo a Gran Central Station all'ora di punta: chiedo alle bambine di darmi la mano e attraversiamo il grande atrio affollato aggrappate al trolley come a una zattera nel mare in tempesta. Lancio uno sguardo al soffitto: dalle stelle dipinte la nostra carovana deve sembrare solo un puntino colorato che fatica a tenere la rotta. Penso a Melissa e sento lo stomaco chiudersi. Ma cosa le è saltato in mente? Anche si tratta solo di fermare un taxi, caricare bagagli e passeggeri e indicare l'indirizzo corretto al tassista, la prudenza non è mai troppa quando ci sono di mezzo dei bambini; me lo ricorda ogni giorno. Un brivido mi attraversa la schiena. Per rassicurarmi, dal taxi telefono a Steve, e quando raggiungiamo l'albergo lui è già sulla soglia ad aspettarci.
Le bambine gli saltano al collo mentre io scarico la valigia, poi mi ringrazia e ci diamo appuntamento per la domenica. Mi incammino verso la metropolitana e mi sento improvvisamente leggera: sarà che sono ufficialmente in vacanza per un'intera settimana? No, non è questo: è una leggerezza strana, che non mi fa rilassare, come quando hai la sensazione di aver dimenticato qualcosa. Ecco: sono alleggerita perché ho un grande vuoto dentro. Ho lasciato Lyla e Harriet da cinque minuti, e già mi mancano.
La botta di adrenalina scende, e capisco di avere compiuto un'impresa, qualcosa al di sopra delle mie possibilità: mi sono trovata nella pancia di una città sconosciuta, unica responsabile di due bambine di 5 e 9 anni. E non si trattava di consegnare due pacchi, ma di essere sicura che il distacco non fosse troppo traumatico, o la sorpresa troppo forte. Si trattava di essere lì per loro. E io c'ero. Le cose, dopo quel viaggio in treno, non sarebbero mai più state le stesse: partivo figlia, sorella maggiore, e tornavo madre, sentendo l'assenza di quelle due bambine di cui da poche settimane mi stavo prendendo cura. Non mi è mai più successo di crescere così tanto in un pomeriggio solo

Seconda storia: Nuove esperienze prima del matrimonio di Kurt Braunohler

«Era un giorno di ottobre ed eravamo seduti nel salotto di casa nostra e io guardai la mia fidanzata e le dissi "senti dobbiamo parlare. Perché secondo te non abbiamo mai trattato l'argomento matrimonio?" e lei mi rispose "hai ragione, dobbiamo parlarne, quello che penso è che prima di sposarci dovremmo provare ad andare a letto con altre persone”». 
Kurt e la sua ragazza sono fidanzati da 13 anni, ma prima di sposarsi decidono di prendersi una pausa. Noi abbiamo scoperto la storia di Kurt in un episodio del programma radiofonico “This American Life” intitolato “Valentine’s day”.

 

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