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Pascal

152: Grandi traversate

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Una partenza struggente e la storia di una donna che ha nuotato tra cuba e la florida

Playlist puntata:

ACROSS THE UNIVERSE - DAVID BOWIE
NEW LIFE - DEPECHE MODE 
HORIZON - CAT POWER
AN OCEAN BETWEEN THE WAVES - THE WAR ON DRUGS
CHANGE THE WORLD - ERIC CLAPTON                                       

Prima storia: Partenza a singhiozzo di Maria Cesato

Agli occhi  di tutti mia madre è sempre stata una donna allegra e piena di energie, senza peli sulla lingua e sempre con la battuta pronta. Sempre con qualcosa da fare, sempre di corsa, sempre sorridente, ed io, in 30 anni di vita, l'ho vista piangere solo due volte. 
Ai funerali dei nonni. Ho sempre pensato a mia madre come a una donna che semplicemente non piange e questo per anni mi ha un po' rassicurato perché anch'io non piango mai, nemmeno quando vedo tutti intorno a me farlo. Mia madre non ha fatto una piega neanche quando io e mio marito ce ne siamo usciti a tavola con un discorso insolito: "Stefano ha ricevuto una proposta di lavoro interessante a Toronto, stiamo pensando seriamente di accettarla, perché è molto allettante, questo vorrebbe dire trasferirci lì tutti e tre, temporaneamente. Prima però pensavamo di fare una vacanza per vedere come è il posto e solo dopo riservarci di decidere." Era il giugno 2018 quando questo discorso irruppe in modo un po' strano nelle nostre famiglie che si godevano felici il passare dei giorni e arrivò come un fulmine a ciel sereno su mia suocera che reagì davvero molto male alla notizia, ammutolendo senza riuscire più ad articolare nessuna parola. Mia madre invece si dimostrò da subito molto positiva, informandosi su come fosse la vita in Canada, aggiungendo di tanto in tanto che sarebbe stata una bella avventura e che se io fossi stata con Stefano, l ei sarebbe stata tranquilla e non avrebbe avuto nulla da temere per me, poi guardava mio figlio di un anno e aggiungeva con voce melodrammatica; "Me lo portate via" io a replicare: "Ma mamma, non è per sempre, e poi puoi sempre venire a trovarci e noi faremo avanti e indietro, e comunque non è ancora deciso, decideremo dopo la vacanza". 
E così partimmo, la prima settimana di luglio eravamo pronti per il nostro primo viaggio transoceanico con un bambino di 15 mesi, praticamente avevamo nel bagaglio a mano soltanto libri, snack e giochi per sopravvivere a nove ore di volo con un essere umano che ha appena imparato a camminare e non pensa ad altro. Anche in quella circostanza la mia mamma ci fece sentire tutto il suo appoggio, venne ad accompagnarci all'aero porto sorridendo e facendo battute su quanto sarebbe stato duro il volo con Joshua che non stava fermo un attimo. Prima della partenza ci diede un pacco pieno di giochini e sorpresine per lui da aprire in volo e poi partimmo.
Toronto si presentò a noi come la città perfetta: pulita, ordinata, niente fuori posto, anche i nuovi datori di lavoro di mio marito furono molto gentili dimostrandosi da subito aperti a rispondere a qualsiasi domanda o dubbio avesse lui per fare il grande salto. Persino mio figlio Joshua di un anno non sembrò patire il jet leg, fu sempre allegro per tutta la durata del viaggio e molto collaborativo con noi che invece, ogni giorno che passava non facevamo che sentirci sempre più indecisi e ansiosi sapendo che alla fine della "vacanza" avremmo dovuto prendere una decisione. Insomma, eravamo partiti sperando che andasse tutto storto, di trovare qualche difetto, di tornare dicendo a noi stessi che non aveva senso e che saremmo tornati volentieri alla nostra vecchia vita... invece stava andando tutto troppo dritto, non avevamo appigli per dire di no, se non uno: lo stipendio ci sarebbe bastato appena per vivere in una città dal costo della vita molto alto e non saremmo riusciti a mettere nulla da parte, e così una volta tornati cominciò l'estate peggiore di sempre, con mio marito che posticipava sempre di un giorno l'invio della mail, mia suocera che faceva leva sulle sue indecisioni per farlo restare e mia mamma che sosteneva che dovessimo partire. Alla fine Stefano finalmente mandò una mail a fatica in cui rinunciava al posto a causa dello stipendio al limite con il costo della vita canadese. Inaspettatamente però dall'altra parte risposero rilanciando l'offerta e alzando la posta in gioco con un offerta davvero alta.
a quel punto avevamo esaurito le scuse con noi stessi, e così tra l'eccitato e il titubante, dopo giorni di tensione, litigi e ripensamenti, Stefano accettò. Non fu facile dare la notizia ufficiale ma venne accolta con molta pacatezza da tutti, che ormai erano preparati a vederci partire. I mesi che seguirono furono molto strani e di cose da dire ce ne sarebbero tantissime. È strano organizzare una partenza per un luogo in cui sai di non dover portare dietro nulla... per ché il clima è diverso e quindi i vestiti pesanti è meglio comprarli là, perché non è per sempre e quindi è meglio viaggiare leggeri. Vuoi salutare tutti ma anche no, perché ti verrebbe un po' di malinconia e a quelli che saluti dici : "Ti aspettiamo, vieni a trovarci" ma sono tutte coppie con bambini piccoli, sai che non verranno.. Mia madre disse fino all'ultimo che lei preferiva non venire all'aeroporto per salutarmi, preferiva farlo il giorno prima come se non dovessi andare lontano, non voleva vedere l'aereo partire, voleva immaginarmi ancora a casa. Ci saremmo sentite tutti i giorni come se niente fosse, ma niente addii strappalacrime in aeroporto. E a me andava bene così, più che altro per mio figlio... non volevo che vedesse i nonni commuoversi per la partenza o cose così, preferivo che la vivesse come una cosa allegra, quindi mi sarebbe piaciuto che non venisse nessuno.
Invece venirono tutti, in totale quattro nonni e due zie. Si: quattro nonni, venne anche mia madre, sempre allegra e piena di raccomandazioni eccitate, troppo eccitate.

È mattino presto e facciamo colazione in aeroporto prima della partenza, che mi resta sullo stomaco. Arriva poi il momento di staccarci dal gruppo e andare a fare i controlli di sicurezza, faccio un ultimo saluto a tutto il gruppo e mia madre è lì, sempre sorridente, mi volto e mi incammino col mio trolley, Stefano mi precede con Joshua in braccio... è un attimo, mi sento afferrare da dietro. È mia madre: ha percorso non so come quindici metri in un lampo e mi dice "Non ce la faccio, non posso lasciarti andare, non ci riesco" mi tiene stretta e non mi molla. Mi dimenticavo di dire che mia mamma non abbraccia mai nessuno, non è una donna che ama il contatto fisico e il più delle volte preferisce una battuta a una parola dolce. Davanti a me Stefano ha aumentato il passo senza accorgersi di quello che sta succedendo. Io sono di sasso, riesco solo a dirle "Non farmi questo" prima di mettermi a piangere anch'io... si piango anche io. Le chiedo di non piangere, che così non posso partire, ma ormai è troppo tardi, piange lei, piango io e così siamo ferme tra due gruppi, da una parte Stefano che da lontano mi guarda e capisce che sta succedendo qualcosa e dall'altra il gruppo dei nonni, le dico che devo andare, e lei mi dice "No!". Ma io devo andare. "Perché mi fai questo?" dico. "Vai!" dice. Mi giro e vado, non mi volto indietro cerco di ricompormi, Stefano non deve vedermi piangere, Joshua non deve vedermi piangere, io non voglio vedermi piangere ma Stefano mi vede piangere e mi chiede che sta succedendo, rispondo asciutta che non succede niente e lo supero, supero una porta di vetro che mi separa dai controlli e mi sento chiamare, è mia madre, ha recuperato il suo ruolo di incoraggiatrice e mi grida sorridendo da dietro la porta di vetro che andrà tutto bene, le sorrido, mi dirigo al nastro rotante, ma ormai non mi inganna più, ha calato la maschera e anche io. Quando mi volto sto di nuovo piangendo. Penso che, se prima due anni mi sembravano poco adesso sembreranno interminabili, ma devo ricompormi. Finalmente ce la faccio, cancello tutto. Partiamo

Seconda storia: La donna che ha nuotato tra Cuba e la Florida di Diana Nyad

«Sono una donna di 60 anni e il giorno del mio 60 esimo compleanno il sogno era ancora vivo. Avevo tentato questa traversata quando avevo circa 20 anni, l'ho sognato e l'ho immaginato a lungo. Da Cuba alla Florida, 160 km a nuoto. Ma il giorno del mio 60esimo compleanno ho capito che la sfida non era più solo l'impresa atletica, non era l'ego del "voglio essere la prima". Quello c'è sempre ed è innegabile. Era più profondo. Si trattava di quanta vita mi era rimasta davanti.» Diana Nyad è una autrice, giornalista, speaker motivazionale ma soprattutto una nuotatrice americana che ha deciso di attraversare a nuoto il golfo del Messico tra Cuba e la Florida per 160 chilometri. Stiamo raccontando la sua incredibile impresa che abbiamo scoperto grazie a Ted Talk Woman, dove nel 2013 in un incontro intitolato “Never, never give up” ha raccontato la sua storia. 

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