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Me Anziano You TuberS

#MeAnzianoYouTuberS I Cimiteri

#MeAnzianoYouTuberS I Cimiteri
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I cimiteri sono luoghi infinitamente potenti...

Per il 92esimo compleanno di Nonna Lea e oggi sono andato a trovarla al cimitero.

Cerco di descrivere quello che ho provato perché ha sorpreso anche me.

La pace era infinita. Non era però solo una pace della morte, del riposo, io non credo nel riposo o nella dannazione dopo la morte. Era la pace di vedere una strada certa. Non siamo noi i vivi e loro i morti, il ruolo è solo una questione di tempo, di logistica, e il passaggio, forse, è l’unica cosa dolorosa. La pace dunque era una risposta alla domanda che ogni giorno mi opprime e so che opprime quasi chiunque. La domanda in questione, è la morte. Direte voi, non è propriamente una domanda, non è propriamente un costrutto logico e sintattico che porta ad un punto di domanda finale. Ma in realtà ne porta mille, e ancora di più.

E mia nonna, che era lì con mio nonno, faceva parte di questa splendida e terribile risposta. Pensavo questo mentre mio padre si allontava a prendere la scala per il cambio di fiori, e il suono di quella scala che smuoveva tutto; e le facce, infinite e sorridenti, tutte quante, di risposte, tutte lì, con numeri, nomi.

E iniziavo a fare i calcoli: qui lui è morto a 97 anni, forse troppo? Che ci arrivi a fare? Allora lei a 62? Troppo poco? È l’età di mio padre, e quindi no, non va bene. Poi 23 anni, 17, 84. 84 è un numero accettabile di vita? È un bicchiere abbastanza pieno da dissetarti e poi non hai più sete?

La sacralità la sentivo anche non credendo in nulla di divino o soprannaturale ed è la forza umana che è meravigliosa.

I fiori, alcuni nuovissimi, altri vecchi e rinsecchiti, erano l’unico modo per accertarsi del tempo che passava, e questo è un altro punto a sfavore di chi al momento copre il ruolo del vivo: non ci piace proprio l’idea dell’eternita. Ci attira come ogni cosa più grande di noi ma la consideriamo come un perpetuare del battito del tempo, la sua presenza, più che per quello che è davvero e cioè assenza di tempo, assenza di fallibilità umana.

Ho pensato tutto questo mentre ascoltavo Gabriella Ferri e Paul Simon in macchina con mio padre dopo che siamo andati via e dopo che, in pieno stile della mia famiglia, dopo essere passati alla tomba della mia bisnonna, mi accorgo che si chiamasse Annunziata e non Concetta, come l’hanno sempre chiamata tutti.

Fa ridere.

CLAUDIO DI BIAGIO

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