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Il bardo nazionale (II)

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Moniuszko, Flis Ouverture dall'opera
Se Chopin portò prepotentemente la Polonia in Europa, e ne è tuttora l’alfiere musicale in tutto il mondo, forse si può dire che l’importanza di Stanisław Moniuszko (1819-1872) sta nell’aver fatto esattamente il contrario; con i suoi viaggi fuori e dentro la Polonia, con la ricchezza dei suoi incontri (da Spontini a Liszt, Halèvy, Auber, Gounod, Cui, Smetana e Rossini) egli favorì una interazione positiva tra la tradizione radicata nel territorio e le innovazioni che in ogni genere musicale (e non) si sviluppavano allora nelle grandi capitali europee.

Negli anni precedenti il suo exploit Moniuszko si era recato in Russia per farsi conoscere e candidarsi alla direzione dell’Orchestra del Teatro di San Pietroburgo; il musicista non ha successo ma ottiene il permesso di pubblicare alcune delle sue Canzoni domestiche che in patria erano state censurate. Come già accennato, la vera svolta per Moniuszko è Halka. L’opera nasce in due atti nel 1847 ed è il frutto dell’esperienza parzialmente limitata di un artista ancor giovane; il libretto (storia di una ragazza di campagna che, sedotta e abbandonata da un nobile, finirà suicida) trova ostacoli censori e non viene nemmeno pubblicato. Allestita a Vilnius in forma di concerto con orchestra e compagnia non professioniste, l’opera rischia di rimanere uno dei buoni lavori del compositore. Il quale però continua da una parte a compenetrarsi nel folklore polacco e dall’altra sviluppare la sua conoscenza dei repertori più internazionali. Così molti anni dopo, nel 1858, invitato a rappresentare Halka a Varsavia, Moniuszko si impegna a ripensarla del tutto estendendola a quattro atti; in questa seconda versione l’opera ottiene accoglienza trionfale. Sarà proprio Halka il biglietto da visita di Moniuszko in Europa e la composizione che lo farà celebrare in patria come l’operista nazionale.

Quello stesso anno Moniuszko è nominato direttore principale dell'Opera Polacca al Grand Theatre di Varsavia, lavora come insegnante e nel contempo, continuando a viaggiare, condivide con tutti gli operisti di quegli anni la grande ambizione: conquistare i teatri parigini. A Parigi nel ’62 si farà apprezzare da Rossini senza però riuscire a conquistare il pubblico francese. Tra le opere scritte in quel periodo si ricorda soprattutto Straszny dwór (Il castello dei fantasmi), bel successo del ‘65; del 1872 è Paria, incentrato sull’amore tra due giovani di opposta appartenenza sociale e accolto tiepidamente dalla critica estera. Tre mesi dopo la prima di quest’opera Moniuszko muore, e i suoi funerali furono un evento nazionale. Quello che negli stessi anni Verdi rappresenta, da musicista e da patriota, nel nostro Paese, Moniuszko è nel suo; accanto all’immenso patrimonio chopiniano le sue melodie vocali restano la migliore testimonianza della Polonia musicale ottocentesca.

In Flis (per noi più o meno Il foderatore), del 1858, Moniuszko elabora in un atto unico una consueta storia di contrasti amorosi e ricongiungimenti familiari; ricca di momenti suggestivi, arie virtuosistiche, scene comiche cori e danze caratteristiche l’operina segue la linea cosmopolita che va da Weber a Donizetti, da Rossini a Meyerbeer pervade il panorama europeo. L’Ouverture, articolata e vivace, si segnala per il singolare attacco dei soli archi, che concentra su viole violoncelli e contrabbassi l’introduzione sonora alla rappresentazione. Qui sul podio un grande direttore: Massimo Pradella, dal 1959 al 1990 stabilmente alla guida delle Orchestre RAI.

 

Stanisław Moniuszko
Ouverture dall’opera Flis

Orchestra Sinfonica di Milano della Rai
direttore, Massimo Pradella

Registrazione del 9 luglio 1979

S. Moniuszko da una fotografia del 1898

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