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Il bardo nazionale (I)

Il bardo nazionale (I)
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S. Moniuszko, Bajka – Ouverture da concerto
Stanisław Moniuszko è considerato in Polonia uno dei massimi compositori dopo Chopin e certo il più grande operista del suo tempo; nato nel 1819 nel distretto di Ubiel vicino Minsk (Bielorussia) da un proprietario terriero poi capitano nell'esercito napoleonico, madre di origine ungherese, il musicista cresce in uno crogiolo di culture che affianca polacchi, russi, lituani, ebrei, ruteni e tartari. E la sua prima scuola di musica erano stati “i canti patriottici di Niemcewicz interpretati da mia madre con una strana e piacevole voce”.

La musica in Polonia aveva ricevuto un impulso fondamentale da quella raccolta, i Canti storici del poeta Niemcewicz appunto, pubblicata nel 1816 a Varsavia e ristampata più volte. Nelle forme principali di ballate, inni, lamenti e marce militari si esprimeva col canto il carattere di un intero popolo. A lungo quei canti rappresentarono in Polonia una base culturale comune e fortissima fu la loro influenza: In particolare la generazione di Moniuszko – che è all’incirca quella di Chopin – crebbe con quei canti: raccontando alcune serate musicali parigine Liszt ricorderà con particolare entusiasmo le improvvisazioni del massimo pianista polacco su quei temi patriottici. Temi popolari e ritmi di danza vengono imparati ma anche investigati da Moniuszko che ne percepisce il fascino e sente presto su di sé la responsabilità di custodirli: "Non creo nulla di nuovo; vago per le terre polacche, assorbo lo spirito delle canzoni popolari polacche e ad esse ispiro tutti i miei lavori". Pur delicato di salute e di carattere, Moniuszko viaggia molto: all’interno di una Polonia rimasta fuori dalle spinte post rivoluzionarie provenienti dalla Francia e oppressa da un’organizzazione sociale arretrata, egli svolge così la sua lotta personale per l’indipendenza del suo Paese.

L’educazione di un popolo passa anche attraverso le vie meno ufficiali, e certo il canto è sempre stata una di queste: anche oggi la canzone è pericolosa (come giustamente dice Nicola Piovani a Radio3 >>). Così l’intera vita di Moniuszko è scandita dalla produzione di romanze per canto e pianoforte: ne scrisse circa 300, raccolte in 12 libri (gli ultimi dei quali pubblicati dopo la sua morte) dal titolo Spiewnik domowy, Canzoniere domestico. L’esordio di Moniuszko è però in lingua tedesca e all’insegna del cosmopolitismo: costretto dalla famiglia, si reca a studiare a Berlino dove resta per 3 anni e conosce Gaspare Spontini; di quel periodo il suo primo lavoro teatrale, l’operina comica in tedesco Die Schweizerhütte (Il rifugio svizzero) sorta di contaminazione tra opera comica di stampo italiano, singspiel tedesco e suggestioni popolari.

Stabilitosi a Vilnius nel 1840 (dove può finalmente sposare l’amata Aleksandra da cui avrà dieci figli), Moniuszko si guadagna da vivere come insegnante, direttore, maestro di coro e organista nella chiesa cittadina e nel contempo compone un buon numero di operette. Non facile eseguire i suoi lavori perché raramente trova musicisti di livello più che amatoriale. In questo senso Moniuszko si adopera per portare nel suo territorio i grandi repertori europei; dirige così a Vilnius lavori come il Requiem di Mozart e frammenti da La Creazione di Haydn e dal Paulus di Mendelssohn. In quegli anni il musicista prosegue il suo percorso compositivo con cantate, balletti, musica sacra e naturalmente lavori per il teatro: tra i titoli, Notte negli Appennini, Il nuovo Don Chisciotte, Lotteria. Del 1847 è Bajka, Ouverture fantastica per orchestra, eseguita a Vilnius l’anno dopo e poi trascritta dall’autore per quintetto d’archi. E’ però Halka (1847) l’opera che cambierà del tutto la sua vita; ma per farlo ci metterà dieci anni.

Stanisław Moniuszko
Bajka (Una favola. Racconto d’inverno), Ouverture-fantasia in la minore per orchestra

Orchestra Sinfonica di Milano della Rai
direttore, Piotr Wolny

Registrato a Milano  nel 1978

Tytus Maleszewski
Ritratto di Stanisław Moniuszko (1865)

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