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Frivolezze ma non solo

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J .Offenbach, Ouverture da Orphée aux Enfers

Offenbach era il nome della cittadina nei pressi di Francoforte che aveva dato i natali a suo padre; in realtà Jacques, nato a Colonia nel 1819, di cognome faceva Levy (o Eberscht, a seconda delle fonti) e apparteneva alla famiglia di un noto cantore della sinagoga della sua città. Musicalmente molto dotato e di indole assai vivace, Jacques parti presto per la Francia dove compì i suoi studi e vivrà stabilmente dal 1842. Il musicista prenderà proprio Offenbach come cognome e, naturalizzato francese, sarà considerato - anche dai tedeschi – artista francese a tutti gli effetti.

Forse influenzato da quelle commedie e parodie che nell’infanzia vedeva messe in scena a Carnevale nella nativa Colonia, Offenbach nelle sue composizioni sviluppa soprattutto la vena comica (semiserio solo l’ultimo lavoro, I Racconti di Hoffmann,). E’ ancor giovane quando nel 1847 gli viene offerta la direzione dell'orchestra della Comédie-Francaise; la cosa fa scalpore ma Offenbach è “troppo spiritoso per non piacere”, e la sua attività musicale a Parigi diventa sempre più intensa. In occasione dell’Esposizione Universale del 1855 Offenbach riceve la concessione di un piccolo teatro dove si richiede che le opere rappresentate abbiano non più di un atto e quattro personaggi. Offenbach lo battezza Bouffes Parisiens, apre l’attività allestendo L'impresario teatrale di Mozart e mette in scena molte sue piacevolissime operine in miniatura, di durata anche inferiore alla mezz’ora (>>>).

Nell’abbondanza della sua produzione (quasi un centinaio di titoli teatrali), Offenbach eredita lo spirito dell’opera buffa italiana del secolo precedente e lo sviluppa secondo i gusti d’oltralpe (dialoghi e danze). dietro l’intrinseca leggerezza di questa musica è degna di nota la competenza di Offenbach, la sua padronanza del linguaggio musicale, la gran cura dell’orchestrazione e l’innegabile senso teatrale dell’articolazione narrativa. La storia del musicista alterna successi e fiaschi, celebrato autore di operette Offenbach sarà anche sospettato di spionaggio sia dai tedeschi che dai francesi, tanto che nel 1870 quasi esule politico dovrà trasferirsi in Spagna; dopo alcune tournées in America tornerà poi a Parigi nel 1873 assumendo la direzione del Théâtre de la Gaîté. A Parigi morirà nel 1880.

Con i suoi due atti e una decina di personaggi Orphée aux Enfers (1858) era stato il suo primo lavoro teatrale di un certo peso; piéce vivace, ricca di colpi di scena e di citazioni (da La donna è mobile dal Rigoletto di Verdi al dantesco Lasciate ogni speranza, dal celebre Che farò senza Euridice dall’Orfeo di Gluck a La Marseillaise) Orfeo all’inferno è significativo di un percorso sottile che partendo dalla più elementare comicità arriva alla satira sociale: Euridice è una moglie infedele che si annoia; Orfeo è un marito stufo che non vede l’ora di perdere per sempre la consorte, le divinità non hanno nulla di alto o superiore mentre il vero Deus ex machina è un singolarissimo personaggio, l’Opinione pubblica, a cui tutti - dei ed umani - devono sottostare. Dietro al mito la società frivola e salottiera della cosiddetta Belle Époque è messa in vetrina senza pietà. L’Ouverture, spesso accolta nei programmi da concerto, ha struttura composita e per niente banale, alternando atmosfere assai varie e mettendo in luce con passaggi virtuosistici singoli strumenti (tra cui il violoncello, strumento in cui Offenbach eccelleva); in finale, il funambolico Can-Can, per noi simbolo di quell’epoca frenetica e superficiale e non del tutto “belle”. Da qui al totale disimpegno ce ne corre, e parecchio.

Jacques Offenbach
Ouverture dall'operetta "Orphée aux Enfers"
 - Allegro con fuoco
 - Allegretto
 - Lento
 - Allegro vivace
 - Allegretto
- Più mosso (Valzer)
- Andante
 - Allegro (Can-can)

Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI
direttore, Ryan MacAdams

Registrato il 28 febbraio 2017 in occasione del Concerto di Carnevale all'Auditorium RAI "Arturo Toscanini" di Torino.

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