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Non è un Paese per Giovani

Fiammetta Borsellino

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«Se mio padre mi ha mai deluso? Solo per i Duran Duran»

Oggi, mercoledì 12 giugno, dalle 12 alle 13.30, Fiammetta Borsellino è stata ospite di Giovanni Veronesi e Max Cervelli a ‘Non è un paese per giovani’. E proprio di giovani si è parlato durante l’esclusiva intervista ai microfoni di Rai Radio2: “da quando nel 2017 ho deciso di rompere il silenzio, un silenzio dovuto al rispetto degli insegnamenti di mio padre che ci ha sempre chiesto di parlare solo con cognizione di causa, mi sono confrontata con platee di giovani sempre molto preparate, e tutto grazie ad un vero e proprio esercito di eroi, che sono i nostri docenti”. Fiammetta Borsellino vorrebbe che questi giovani che vanno via dal nostro paese, credessero ancora nello stato come ci crede lei: “non avere fiducia nelle istituzioni significherebbe disattendere la vera eredità morale che ci ha lasciato mio padre, che è proprio quel senso di fedeltà fino all’estremo sacrificio, quella fedeltà intesa nella sua forma più alta, come salvaguardia dei diritti, della libertà e della dignità di ogni essere umano. Nonostante avesse capito che il marcio era dentro, Paolo Borsellino ha fino alla fine difeso l’immagine di una magistratura di istituzioni oneste”.

 

Ma è un ritratto di un Paolo Borsellino ironico quello che viene fuori dall’intervista a Fiammetta Borsellino ai microfoni di Rai Radio2: “quando accadde il fatto io ero in viaggio in Indonesia, ma io volevo andare in Africa. Trovammo un compromesso quando mi disse “in Africa non ci puoi andare perché se mi ammazzano come ti chiamo?”.

 

I temi toccati durante tutta la puntata di ’Non è un paese per giovani’ sono stati dalla “vacanza forzata” all’Asinara, fino al rapporto tra Falcone e Borsellino “un legame che va ridimensionato perché enormemente connesso all’attività lavorativa”, ha detto Fiammetta; dal sostegno di Borsellino nei confronti del collega Falcone quando fu trasferito a Roma all’epoca del Ministro di giustizia Martelli – “mio padre e Giovanni furono bersagliati da una campagna di fango che ha determinato momenti drammatici della loro vita, ma non ci sono mai stati dubbi tra loro”, fino all’attualità: “abbiamo una sentenza drammatica, quella che nel 2017 conclude il Borsellino quater, uno dei più gravi depistaggi ed errori della storia giudiziaria di questo paese, un fallimento su tutti i fronti, agevolati in quest’opera da uomini delle istituzioni”.

 

“Ai giovani dico quello che mi diceva mio padre: da giovani bisogna studiare e creare le basi per un lavoro, per una famiglia, per quella lucidità che oggi mi permette di parlare con cognizione di causa. Il mio non parlare fino ai 25 anni dalla strage, ai microfoni di Fabio Fazio, era una rispettosa attesa nonché un impegno in altri fronti. Probabilmente altri avrebbero preferito che avessimo recitato la parte dei figli addolorati che si battevano il petto esponendo un dolore incomprensibile anche a loro stessi. Chi ci conosce sa quanto casa nostra per 20 anni fosse stata aperta. La cosa drammatica è che non solo ci sono stati uomini delle istituzioni che hanno determinato questo procedimento deviato, ma a nessuno delle tantissime persone che hanno popolato casa nostra, è mai venuto in mente di metterci in guardia su determinati pericoli. Di sicuro se avessimo compreso saremmo stati i primi a denunciare e ad alzare la voce”.

 

Anche Fiammetta Borsellino è dell’idea che si tratti del periodo peggiore che passa l’Italia dopo la guerra: “Parlano i fatti. E’ da un anno che denuncio il consiglio superiore della magistratura che non assolve alle proprie funzioni, invece di occuparsi dei depistaggi e degli accertamenti disciplinari su chi si è macchiato di cose gravissime. Oggi non abbiamo restituzione di nulla, questo è dannoso per la magistratura, per l’immagine che il paese ha nella giustizia, perché le inadempienze di pochi finiscono per offuscare e mettere in secondo piano pure le esperienze più meritevoli”.

 

A poche settimane dall’uscita de Il Traditore di Bellocchio, è interessante ricordare l’importanza della lingua e del metodo che i due magistrati utilizzarono per gli interrogatori: “mio padre e Falcone non svolsero il loro compito con aridità e freddezza burocratica, anzi ebbero quello sguardo all’uomo che gli permise di passare da un’allusione ad una confessione – e continua ricordando quello che disse Giovanni Falcone di Buscetta: “fu per noi come un professore di lingua straniera che ci insegno a parlare ai turchi passando dai gesti alle parole. Bisognava essere anche un po’ mafiosi per combattere la mafia”.

 

Quando alla strumentalizzazione dell’immagine molto diffusa della coppia di magistrati, la Borsellino attacca il sindaco di Mezzojuso che, in una trasmissione tv, ha “appizzato” la famosa foto quando invece qualche tempo prima non c’era, “nessuno si deve permettere di utilizzare indebitamente per altri fini queste immagini, e questo è stato un chiaro esempio”.

 

“Quando mio padre mi ha deluso? solo una volta, negli anni 80, quando non mi mandò al concerto dei Duran Duran alla Favorita di Palermo. Non parlammo per settimane”.

Ascolta anche il Monologo di apertura della puntata di Giovanni Veronesi > Paolo Borsellino, voglio solo piangere ancora una volta sulla polvere di quelle esplosioni

 

 

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