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Fahrenheit archivio 2019

Perifrasi del concetto di fame

Perifrasi del concetto di fame
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Alle 15.00 A New York una maratona di lettura su Primo Levi, ne parliamo con Giorgio Van Staten, direttore del’istituto italiano di cultura
Alle 15.25 GETTONI di LETTERATURA di Florinda Fiamma: Giorgio Scerbanenco
Alle 15.35 Il 17 settembre del 1915 Leo Spitzer prende servizio a Vienna presso l’Ufficio centrale della censura postale dell’esercito imperialregio, preposto al vaglio della corrispondenza dei prigionieri italiani. Dire ‘ho fame’ era proibito: era una minaccia per il prestigio dell’impero asburgico, che rischiava di essere accusato di violare le convenzioni internazionali sul trattamento dei prigionieri. Il censore Spitzer deve dunque intercettare e cassare nella corrispondenza ogni riferimento alla fame patita dai prigionieri, ma il linguista Spitzer non può lasciare che quel patrimonio di testimonianze vada perduto. Si ferma allora in ufficio oltre l’orario e copia centinaia di brani dalle lettere, devianze dall’ortografia comprese, prima di coprire con l’inchiostro i passi incriminati. A guerra conclusa – è il 1920 – Spitzer pubblica Perifrasi del concetto di fame: una raccolta e uno studio delle varianti, spesso geniali, inventate dagli italiani per non dire ‘ho fame’ e far comunque sapere ai propri cari che ne soffrono, chiedendo loro l’invio di pacchi alimentari. Le
lettere sono popolate da personaggi quali lo Zio Magno, Ugolino, la Signorina Uchefem, la Signora Bruttavecchia, i tenenti Spazzola, Magrini e Stecchetti. Quelle che Spitzer raccoglie sono soprattutto voci di persone semplici, poco abituate alla scrittura, non di fini intellettuali; eppure le soluzioni, le espressioni in codice e i giochi linguistici escogitati dai prigionieri per descrivere la propria condizione sono degni di professionisti della parola. Il talento espressivo, che rasenta a volte l’estro poetico, giunge quasi a mettere in ombra la reale sofferenza. Di:  Perifrasi del concetto di fame. La lingua segreta dei prigionieri italiani nella Grande guerra, il Saggiatore, parliamo con Alessandro Zaccuri e con la curatrice Claudia Caffi. 
Alle 16.01 Incontro con: Franco Buffoni, Due pub, tre poeti e un desiderio, Marcos y Marcos 
Alle 16.32 Fahre scuola: Francesca Fava, Il teatro come metodo educativo. Una guida per educatori e professionisti sociosanitari, Carocci 

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Quando sa della morte del padre, Giulio non lo vede da trent'anni, da quell'estate del 1977 in cui sua madre ha dovuto lasciarlo all'ex marito.

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27/12/2019

Il protagonista di questo libro è un bambino che a quattro anni, in occasione della nascita della sorella, perde l'uso del linguaggio. Da quel momento il suo destino cambia: le parole si fanno nemiche, anche se poi, con il passare degli anni, diventeranno i mattoni con cui costruirà la propria identità.

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26/12/2019

Un diario intimo, tanto più personale quanto condiviso e universale. Un memoriale nel quale lo scrittore lucano mette a nudo, senza veli, i suoi drammi e le sue gioie.

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