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Dramma storico ed eclettico

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G. Meyerbeer, Les Huguenots: O beau pays

Nel 1877 erano state già due le delibere comunali in merito alla costruzione di un nuovo teatro nella città di Bari (in aggiunta al Piccinni, di non grandi dimensioni). Il progetto - presentato da due fratelli di origine triestina e di cognome Petruzzelli - fu approvato, poi rivisto e infine, con tempi che a noi non stupiscono, nel 1898 la costruzione iniziò. Ci volle ancora del tempo per l’inaugurazione, che avvenne solo nel 1903. Il 14 febbraio di quell’anno per aprire la prima Stagione Lirica del Teatro Petruzzelli di Bari fu scelto uno spettacolo imponente, Les Huguenots di Giacomo Meyerbeer (1791-1864). Già Jakob Meyer Beer, il musicista deriva il cognome, poi unificato, da quelli di entrambi i genitori, mentre il nome diventerà italiano nel lungo periodo trascorso nella Penisola; pianista allievo del nostro Muzio Clementi, Meyerbeer fu dapprima acclamato concertista, tentando una propria strada nella composizione. Convinto poi da Antonio Salieri, si spostò in Italia dove conobbe a Venezia le opere di Rossini, che lo conquistarono e lo distolsero da un percorso operistico nazionale tedesco - o almeno di ciò lo rimproverò Carl Maria von Weber.

Se il Guillaume Tell >>(1829) era stata l’opera più grande del grande Rossini, in quegli anni ’30 si andò definendo ed affermando il genere detto del Grand-Opéra, che assecondava il gusto operistico tutto francese per una generale grandiosità spettacolare. Il primo grande successo in questo particolare genere Meyerbeer lo aveva avuto nel 1831 con Robert le diable, vera miniera tematica per molte opere seguenti; anche Gli Ugonotti del 1836, Le Prophète (1849) e L’Africaine (rappresentata postuma nel 1865) si ascrivono al genere del Grand-Opéra.

Un preciso momento storico è il punto di partenza da cui si muove la storia degli Ugonotti, ossia il contrasto tra cattolici e protestanti in Francia culminato nel massacro della cosiddetta notte di San Bartolomeo (23 agosto 1572); nonostante come inevitabile siano gli intrecci amorosi a creare il fulcro della narrazione, pure la collocazione storico-sociale assume in quest’opera un grande rilievo, che contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare venne definita addirittura “dramma d’idee” in cui “la Storia è il tema stesso, e non un mero accessorio, dell’azione” (Döhring).

Caratterizzata certamente da una buona dose di eclettismo, la musica di Meyerbeer suscitò un controverso giudizio nei contemporanei: entusiastico quello di Berlioz, nettamente negativi Schumann e Wagner, che definì Gli Ugonotti addirittura “un effetto senza causa”. Accanto alla magniloquente abbondanza di mezzi e strategie che mette in campo la gran massa orchestrale, scene d’insieme cori e balletti, in Les Huguenots va sottolineata la cura di Meyerbeer per l’orchestrazione che si esprime spesso in passaggi arditi e quasi sperimentali: in più luoghi dell’opera il suono di strumenti particolari e raffinati viene posto in evidenza, come la viola d’amore nel I atto o come il flauto e l’arpa nell’Aria di Marguerite (Margherita di Valois, Regina di Navarra) che qui proponiamo.

Giacomo Meyerbeer
da Les Huguenots (Gli Ugonotti):
 - O beau pays de la Touraine (Intermezzo e Aria della Regina, atto II)

Orch Sinfonica di Roma della Rai
direttore, Elio Boncompagni 
soprano, Gianna D'Angelo

Registrato a Roma il 6 febbraio 1967

Marguerite de Valois

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