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Come un vero personaggio

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H. Berlioz, Harold en Italie

La viola ha un suono velato, ovattato, che simboleggia la voce di Aroldo, espressione della sua interiorità: aleggia sull’orchestra come il respiro dell’uomo sensibile sulla natura…”. Così Franz Liszt, presente al Conservatorio di Parigi nel 1834 con un illustre pubblico (tra cui Hugo, Lamennais, Heine, Chopin e Alexandre Dumas) alla prima di una composizione di Hector Berlioz per viola e orchestra: Harold en Italie.

L’anno precedente Niccolò Paganini, all’apice del successo, aveva chiesto a Berlioz di comporre per lui un concerto destinato non al violino ma alla viola; motivo, lo splendido strumento Stradivari appena ricevuto dal virtuoso genovese. La Fantasia drammatica su Maria Stuart iniziata da Berlioz però non venne apprezzata e il francese, per nulla scoraggiato, pare invitò il collega a scriversi da solo il suo concerto per viola. Coltivando il suo percorso compositivo destinato a viola e orchestra, Berlioz venne ispirato dalla lettura del “Childe Harold's Piligrimage” di Byron. In quattro Canti pubblicati tra il 1812 e il ’18 questo poema narrativo parzialmente autobiografico aveva percorso Spagna, Portogallo Albania Grecia (l – II), Svizzera e Centro Europa (III) e dedicato all’Italia l’intero Canto IV. L’interesse per il nostro Paese (legato, banale dirlo, alle sue bellezze artistiche e naturali) trovava in quegli anni perfetta sintesi grazie a Goethe che nel suo Viaggio in Italia, pressoché contemporaneo all’Aroldo, rese mitico anzi archetipico e pressoché obbligatorio (per gli artisti e non solo) il cosiddetto Grand Tour.

Berlioz del resto ebbe dell’Italia un’esperienza diretta grazie al Prix de Rome, da lui vinto nel 1830; l’ambito premio era stato istituito in Francia nel 1803 come meravigliosa opportunità per artisti meritevoli di essere ospiti per un anno a Villa Medici e poter quindi così studiare e vivere da vicino le italiche bellezze. Un premio conquistato da tra gli altri anche da Gounod (nel 1839), Bizet (’57), Massenet (’63), Debussy (‘84), Charpentier (’87) e, nel Novecento, Dutilleux (1938).

L’Aroldo in Italia di Berlioz si struttura come un concerto-sinfonia; più esattamente si tratta di una Sinfonia concertante per viola e orchestra che l’autore definì “una serie di scene nelle quali la viola solista si trovava mescolata come un personaggio più o meno attivo, conservando sempre un suo carattere”. Peregrinazioni e tormenti amorosi del protagonista si esplicano in questi quattro quadri con accenti diversificati, dalla ridondanza sperimentata nella Sinfonia fantastica (e in altri brani brillanti come il ceberrimo Carnevale >>) alle suggestioni coloristiche della Serenata abruzzese del terzo movimento; il tutto fino all’orgia conclusiva, che si accompagna al ricordo in un duplice meccanismo, sonoro ed emotivo, molto amato da Berlioz.

Hector Berlioz
Harold en Italie, sinfonia in quattro parti per viola e orchestra op. 16 (da Byron)
 - Harold aux montagnes. Scènes de mélancolie, de bonheur, et de joie (Adagio, più Allegro)
 - Marche des pèlerins chantant la prière du soir (Allegretto)
 - Sérénade d’un montagnard des Abruzzes à sa maîtresse (Allegro assai. Allegretto)
 - Orgie de brigands. Souvenirs des scènes précédentes (Allegro frenetico).

Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
direttore, James Conlon
viola, Ula Ulijona

Registrato il 18 maggio 2017 all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino

Hector Berlioz nel 1863

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