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Gettoni di Filosofia

Una vita appartata

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Un eccentrico di talento. Nicolas Gomez Davila sfugge a qualsiasi definizione, è un inclassificabile per statuto sia per ciò che ha scritto, sia per come lo ha scritto. La sua vita potrebbe apparire noiosa e priva di qualsiasi interesse.
Eppure ha qualcosa di straordinario poiché Gómez Dávila fa parte di quella esigua schiera di personaggi che, quasi indolenti, in disparte da tutto e da tutti, solitari, all’improvviso spuntano dal nulla ed eccoli, con nonchalance, solcare le lande di quell’Olimpo dove regnano, sovrani, pochi grandi filosofi. 
Gómez Dávila nasce in Colombia, nei pressi della capitale Bogotá, il 18 maggio 1913. La sua è una famiglia molto agiata: il padre è proprietario terriero, banchiere e commerciante; fa parte di quell’alta borghesia colombiana che permette al giovane Nicolás, primo di tre fratelli, un’educazione ampia e molto solida. A sei anni si trasferisce con la famiglia a Parigi, e qui gli viene impartita un’istruzione di impronta umanistica dedicata soprattutto agli studi classici. È in questo periodo che inizia ad apprendere diverse lingue europee: oltre allo spagnolo e il francese studia anche l’inglese, con frequenti soggiorni estivi in Gran Bretagna, e poi l’italiano, il portoghese, il tedesco…
A ventitré anni torna in Colombia, portando con sé un bagaglio culturale molto europeo e in particolare francese. Appena rientrato si sposa quasi subito, nel 1937, con Maria Emilia Nieto, da cui avrà tre figli. E la condizione economica gli permetterà di non fare niente: grazie alle rendite delle attività paterne Gómez Dávila può permettersi di dedicarsi esclusivamente a ciò che gli interessa: lo studio e la scrittura. Come se decidesse di ritirarsi dal mondo – che in buona parte è ciò che farà davvero, considerando che a parte un viaggio nel 1949, sei mesi in automobile per girare l’Europa insieme alla moglie, non lascerà mai più la Colombia. 
E nemmeno si laurea perché non gli interessano i titoli, e perché – come scrive lui stesso – «un diploma di dentista è degno di rispetto, uno di filosofo è grottesco». A questo si aggiunga la pessima considerazione che Gómez Dávila ha dell’università: sostiene che non è un luogo di produzione culturale, e i professori che la affollano sono inadeguati e marginali. Sceglie perciò un’esistenza schiva, riparata. È lui stesso ad affermare, qualche anno dopo, il proposito esistenziale a cui mira: «Vivere con lucidità una vita semplice, silenziosa, discreta, tra libri intelligenti, amando poche persone». 
Ecco dunque la vita di Gómez Dávila: un borghese che non lascia quasi mai la propria casa di Bogotà – e se lo fa, lo fa malvolentieri – dove legge, approfondisce, studia fino a notte fonda. E scrive. Ma scrive come un poeta, non come un filosofo: da questo angolo solitario di mondo produce un’opera irregolare e inimitabile: cinque volumi che recano nel titolo la parola Escolios, ovvero scolii, glosse, annotazioni brevi e frammentarie. Testi quasi clandestini, pubblicati a Bogotá nell’arco di un quindicennio. Che contengono però pensieri folgoranti, sia per la loro abbagliante profondità, sia per lo stile raffinatissimo. Per decenni Gómez Dávila ha scolpito parole e concetti, animato dal demone della concisione. 
 

Ultime Puntate e Podcast

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22/07/2019

Il nome di Gershom Scholem brilla nel firmamento ebraico: già in vita riconosciuto e acclamato come un grande studioso, è oggi un riferimento obbligato di qualsiasi discorso sulla tradizione ebraica o sugli studi dedicata alla cabala, di cui è stato il maggiore interprete del Novecento – e forse di sempre.

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Il devoto intemperante

23/07/2019

Fin da giovanissimo Gershom Scholem, che era nato nel 1897,  rifiutava le sue radici di ebreo tedesco borghese: secondo lui gli ebrei tedeschi erano vissuti fino ad allora nella vana e illusoria glorificazione della simbiosi tedesca, e soltanto i sionisti se ne rendevano conto. Però, allo stesso tempo, criticava aspramente il sionismo in quanto incapace di esser portatore di un radicale e necessario rinnovamento dell'ebraismo. 

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L'amico geniale

24/07/2019

Nel 1915 Gershom Scholem fece un incontro che gli cambiò la vita. In un'annotazione del suo diario, scrive che se trovò la sua strada fu soltanto grazie a quell'incontro. Scrive Scholem: «la più grande esperienza della mia vita: entrare in contatto con un uomo di assoluta grandezza che ha influenzato la mia vita non con il suo insegnamento ma con il suo essere». 

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Gerusalemme, "tornare a casa"

25/07/2019

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