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Non è un Paese per Giovani

Tutte le volte che vedo quella foto mi viene un sorriso

Tutte le volte che vedo quella foto mi viene un sorriso
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Finché sono vivo io non si tocca, si guarda e si racconta l'aneddoto di quando usciva dall'acqua e tutti si giravano
Tutte le volte che vedo quella foto mi viene un sorriso. Mi ricordo il giorno in cui mio padre l'attaccò e disse: accanto ci mettete la mia e così sarà davvero per sempre. In effetti è vero, se ci pensate bene: perché una cosa sia per sempre deve essere oggettiva. Ad esempio due foto appese una vicino all'altra, se nessuno le sposta, saranno per sempre. Lui cercava tutti i modi di stare per sempre vicino a mia madre. Però noi non ce l'abbiamo messo, perché ci pareva troppo avere le due faccione dei genitori in salone come due manifesti di rockstar, almeno così hanno detto. A me sembrava bello invece. E' l'unica volontà di mio padre che non è stata rispettata. Quella foto in bianco e nero di mia madre è frutto di un lavoro assiduo e costante che abbiamo fatto nel tempo per estrapolare un fotogramma da un filmino in super8 e trattarla, ingrandirla, senza che sgranasse troppo.  Addirittura chiamai De Laurentiis affinché mi raccomandasse ad uno stabilimento di sviluppo della pellicola per fare una cosa fatta bene. Insomma per quella foto appesa là, abbiamo smosso mezzo mondo del cinema che conta. Mia madre avrà sui 40 anni, in bianco e nero, una delle poche volte che s'era fatta il bagno al mare e stava uscendo dall'acqua. E a mio padre quanto piacevaaa?! Diceva: ecco questa è lei, questa è proprio la mia Luisa. La riconosceva come foto ufficiale da lasciare ai posteri. Lo vedete che è la mamma? Sì babbo, è lei. Ma voi che ne sapete di lei, eravate troppo piccoli. Si giravano tutti quando la mamma usciva dal mare. Ma dai?! Facevamo sempre finta di stupirci io e Sandro. Davvero? Sì, non ci crederete ma tutto il bagno Stella si voltava a guardarla. E io ero contento e geloso e le porgevo l'asciugamano. Un pò perché si asciugasse e un po' per coprirla. Ce l'aveva raccontata incessantemente, quella storia dell'asciugamano, in quell'anno di solitudine. Era orgoglioso di quella foto come se avesse messo la prima pietra di una futura casa. E poi, disse, questo posto che lei non amava particolarmente, invece le sta benissimo, perché la mamma era moderna. Sì, perché l'aveva voluta attaccare nel salone della casa di Roccamare, confinandola per sempre in un luogo che lei non amava troppo. Per via che è molto isolato e senza nemmeno un lampione di notte e a lei faceva paura. La sua paura più grossa è sempre stata quella che arrivasse un ladro, le desse una spinta e la buttasse in fondo al corridoio. Lì almeno il corridoio non c'era. Adesso, sono passati più di 10 anni e quella foto è ancora saldamente al comando del salotto del mare, la gente gli passa davanti senza sapere quanta fatica ha fatto per essere appesa lì, e a volte qualcuno mi dice a bruciapelo: e una foto di vostro padre? Eh, rispondo io, doveva essere appesa lì accanto, poi però non ne abbiamo trovata una degna di stare accanto a questa e stiamo ancora cercando. Non è vero, ce ne sarebbe una, ma non vogliamo mettercela. Il perché ancora non l'ho capito bene, però va bene Lo stesso. La foto in bianco e nero di mia madre nel salotto di Roccamare è, e rimarrà per sempre, il simbolo del loro amore, anche se ogni tanto qualche nipote prova a dire: perché qui non ci mettiamo le stampe dei Galli di Minguzzi? Ho capito che prima o poi, quella foto farà la fine di tutte le foto, e cioè appoggiata al muro in cantina, schiacciata dalle pinne e i materassini bucati dell'anno prima. Dico fra 30 anni eh, perché finché sono vivo io non si tocca, si guarda e si racconta l'aneddoto di quando usciva dall'acqua e tutti si giravano.

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