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PRIMA PAGINA dell'8 giugno 2019

PRIMA PAGINA dell'8 giugno 2019
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con Alessandro Campi

La moneta parallela è l’anti-euro


Mario Draghi ricorda al governo italiano che i mini-Bot sono una forma di valuta parallela, in quanto tale inammissibile per i trattati europei. Giancarlo Giorgetti replica biasimando la tendenza a rifiutare ogni soluzione alternativa all’esistente, da parte dell’Europa. Secondo la Lega, questi titoli di debito di piccolo taglio dovrebbero servire a far ripartire la crescita, dando ossigeno alle imprese che lavorano con lo Stato. Sulla carta, infatti, i mini-Bot risolverebbero uno dei più annosi problemi del nostro Paese: i debito della pubblica amministrazione con i suoi fornitori. Per ridare ossigeno a quelle imprese, la proposta è di regolare i conti con dei “pagherò”: non cioè con euro sonanti, bensì con dei certificati che verrebbero accettati da altri come mezzo di pagamento, poiché questi ultimi potrebbero a loro volta usarli per pagare le imposte. Essendo l’offerta di mini-Bot potenzialmente illimitata, il detentore non saprebbe davvero che valore avrebbero domani. Perciò tenderà a liberarsene in fretta. E’ dunque assai probabile che il deprezzamento di questi titoli di debito di piccolo taglio avvenga molto rapidamente.

Il promo problema è, ovviamente, che chi ha un credito in euro non sarebbe necessariamente felice di vederselo rimborsare in mini-Bot.
Il secondo è che questa iniziativa, non solo secondo Draghi ma per stessa ammissione dei suoi promotori (a cominciare dall’on. Borghi), equivale all’emissione di una valuta parallela, e dunque potrebbe essere interpretata dai mercati come un preludio all’uscita dall’euro, innescando una spirale di sfiducia.
Per i trattai che hanno istituito la moneta unica, nessun Paese membro può “aggiungervi” una propria moneta: che a stamparla sia la Banca centrale oppure che lo faccia, come in questo caso, il Tesoro. Ma attenzione a gridare alle solite regole europee che tarpano la creatività dei nostri governanti. Più, infatti, che la reazione della Bce bisogna temere quella dei nostri creditori. Dal ricorrere ai mini-Bot per i debiti della Pubblica Amministrazione verso le imprese ad utilizzarli per tutti i pagamenti della PA (inclusi salari e pensioni), il passo è breve. L’ovvia reazione di chi tutt’ora presta quattrini alla Repubblica italiana sarebbe richiedere un tasso di interesse più alto per farlo, dal momento che il rischio è di vedersi restituire un bel giorno un “pagherò”.

Per far fronte allo stato disastroso della finanza pubblica, i rivoluzionari francesi ebbero la bella idea di confiscare i beni del clero. Impararono in fretta che era difficile piazzarli sul mercato e perciò scelsero invece di emettere dei biglietti che rappresentassero parte del loro valore. Andò a finire che presto circolavano più “assegnati” del corrispettivo valore dei beni nazionalizzati, con un’inflazione drammatica che si sommò ai tanti problemi della Francia in guerra con mezza Europa. 
I governi in difficoltà da sempre giocano moneta. L’euro, come tutte le cose umane, è una costruzione imperfetta, ma almeno glielo ha reso più difficile. E’ per questo che alcuni politici proprio non lo sopportano.

Alberto Mingardi – La Stampa   
 

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