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PRIMA PAGINA del 31 maggio 2019

PRIMA PAGINA del 31 maggio 2019
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con Stefano Folli

Sospensione del codice appalti fino al 31 dicembre 2020


Sospensione chirurgica del codice appalti fino al 31 dicembre 2020 nel segno della totale deregulation. Forte della vittoria alle elezioni europee, la Lega comincia a fare la voce grossa con il MoVimento 5 Stelle e il primo terreno di confronto sembra essere il decreto legge sblocca cantieri. Con un emendamento presentato ieri in aula al senato il partito di Matteo Salvini ha spiazzato l'alleato di governo proponendo un congelamento di molte norme del Codice appalti (dlgs 50/2016) volto a «rilanciare gli investimenti pubblici e facilitare l'apertura dei cantieri per la realizzazione delle opere». Per il leader della Lega si tratta di un intervento necessario «che tutte le imprese italiane chiedono da anni» e che, dice, «hanno già fatto Germania e Gran Bretagna». «Il codice degli appalti è vecchio e sta ingessando il Paese», ha proseguito il vicepremier. Ma le opposizioni insorgono parlando apertamente di «un aiuto all'illegalità, alla corruzione e alla criminalità organizzata» (è il commento di Franco Mirabelli, vicepresidente dei senatori del Pd).

Ma quali deroghe prevede in concreto l'emendamento della Lega?
Innanzitutto si liberalizza fino al 100% la possibilità di subappalti. Viene infatti sospeso fino al 31 dicembre 2020 il divieto di superare la soglia del 30% dell'importo complessivo di lavori, servizi e forniture. Cade anche (sempre fino a tutto il 2020) l'obbligo di scegliere i commissari di gara tra gli esperti iscritti nell'albo dell'Anac. L'unico obbligo per le stazioni appaltanti sarà quello di scegliere i commissari secondo principi di competenza e trasparenza. E ancora, viene sospeso l'obbligo di indicare la terna dei subappaltatori in sede di offerta per importi superiori alle soglie comunitarie. Per gli appalti di importo superiore alle soglie comunitarie si stabilisce che il valore economico possa contare fino al 49% (oggi la soglia era del 30%). Sempre fino a tutto il 2020 viene eliminato il divieto di fare riserva, da parte delle imprese, su progetti esecutivi oggetto di validazione. Potranno così essere oggetto di riserva anche gli aspetti progettuali che sono stati oggetto di verifica.
Un'altra importante novità riguarda le soglie di affidamento per i contratti di valore inferiore alle soglie comunitarie, già modificate rispetto al testo originario del decreto legge durante l'esame in commissione. Resta l'affidamento diretto fino a 40.000 euro, ma da 40.000 a 150.000 euro la procedura negoziata con invito di tre operatori viene sostituita dall'affidamento diretto previa valutazione di tre preventivi. Una differenza non da poco, destinata a velocizzare gli affidamenti. Da 150.000 a 350.000 euro resta la procedura negoziata previa consultazione di dieci operatori, mentre da 350.000 a un milione di euro viene confermata la procedura negoziata con consultazione di almeno 15 operatori. L'obbligo della gara scatterà sopra il milione di euro.
Sì alle gare anche senza fondiUna norma sicuramente controversa inserita nell'emendamento presentato dalla senatrice leghista Simona Pergreffi riguarda la possibilità per le pubbliche amministrazioni di avviare le procedure di affidamento anche senza risorse. Fino a tutto il 2020 sarà possibile fare le gare anche se la disponibilità di finanziamenti sia limitata alle sole attività di progettazione. Le opere, di cui è stata avviata la progettazione, saranno considerate prioritarie ai fini dell'assegnazione dei fondi.

Tutte le misure, come detto, saranno a tempo, in modo da sperimentarne l'efficacia nel rivitalizzare il settore dei lavori pubblici. Entro il 30 novembre 2020 il governo presenterà una relazione al parlamento sugli effetti della sospensione al fine di valutare l'opportunità di mantenere o meno le misure. Che dunque potrebbero cessare al 31 dicembre 2020, ma anche essere prorogate o diventare strutturali.
Ma per vedere la luce, la deregulation immaginata da Salvini dovrà prima superare la resistenza del MoVimento 5 Stelle che non sembra intenzionato a cedere su un tema, quale quello della trasparenza e della lotta alla corruzione negli appalti, considerato irrinunciabile. Ai Pentastellati ma anche al Pd non piacciono la liberalizzazione fino al 100% della possibilità di subappalti, il massimo ribasso fino a 5 milioni di euro e la previsione che, nelle offerte più vantaggiose economicamente, il valore economico possa contare fino al 49%. Tutte misure, hanno osservato i dem, che delineano «un quadro pericoloso e inquietante».

Per questo la ripresa dei lavori dell'aula del senato sul decreto, attesa per martedì, potrebbe tradursi in una vera e propria resa dei conti all'interno della maggioranza la cui tenuta potrebbe essere messa a dura prova qualora l'emendamento Pergreffi dovesse essere respinto.

Francesco Cerisano -  Italia Oggi
 

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