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Pascal

148: Ho inventato il bike sharing

Ascolta l'audio
Due amici in gita a Livorno e la storia degli inventori del bike sharing

Playlist puntata:

ROSALIA - FABIO CONCATO
NEW SHOES - PAOLO NUTINI
WOW - BECK
BLIND MAN IN AMSTERDAM - GEORGE EZRA
LA BICYCLETTE - YVES MONTAND 

Prima storia: Una gita senza senso e il precursore del Bike Sharing di Nicola Bartoli

Avete presente quei pomeriggi estivi di quando eravate studenti e non eravate al mare o in montagna con i genitori o i nonni? Quei pomeriggi caldi e assolati quando si stava in strada con gli amici e ogni tanto il dolce far niente iniziava ad essere perfino noioso? Questa storia parla di quei pomeriggi, di una gita per certi versi assurda, di quello che poi sarebbe diventato un servizio presente in tutte le città e anche di altro. Mi chiamo Nicola ed ho 47 anni. All'epoca di anni ne avevo 15 o 16, quindi eravamo nel 1987 o 1988. Non sono l'unico protagonista, ma c'era anche Emanuele, Lele per tutti, che di anni ne ha uno in meno di me. Oltre ad un'amicizia che ci lega tutt'ora, ai tempi ci legava una passione sfrenata per la pallacanestro. Era molto più di una passione. Il basket ci assorbiva così tanto che non eravamo quasi per niente interessati alle ragazze e al mondo in generale. In quegli anni, ogni pomeriggio dei giorni di festa tipo Natale, S. Stefano, Pasqua, Pasquetta, li trascorrevamo al campo a giocare, tirare, saltare o semplicemente seduti sul campo col pallone in mano fantasticando di tutto. Insomma, in uno di questi pomeriggi di giugno inoltrato, quando la scuola era finita da tempo, Emanuele mi dice: "domani andiamo a Livorno?" e io: "che cavolo ci andiamo fare a Livorno?". Chiunque altro avrebbe risposto "andiamo al mare a farci un bagno" invece Lele: "andiamo a vedere l'ultimo modello della Nike" come se fosse l'unica cosa che possa giustificare 1 ora di treno per andare da Empoli, la città dove vivevamo, a Livorno. È fuor di dubbio che l'indomani mattina siamo saltati su un treno direzione Livorno. Il negozio di sport che aveva in anteprima quell'ultimo modello di scarpe da basket era proprio sul viale che parte dalla stazione. Quindi appena scesi dal treno, due passi a piedi ed eravamo lì di fronte alla vetrina. Entriamo per vedere meglio le scarpe e poterle toccare. Comprarle era fuori di discussione, non avevamo un becco d'un quattrino. Viste ben bene le scarpe, usciamo. E adesso che si fa? ci siamo detti. Mica potevamo risalire sul treno per tornarcene a Empoli dopo neppure un'ora. Non mi ricordo chi dei due abbia avuto l'idea, ma non escludo che l'abbiamo avuta entrambi all'unisono. Insomma decidiamo di andare all'ardenza.  L'ardenza è si un quartiere di Livorno, ma è soprattutto il quartiere dove si trova il palazzo dello sport dove ai tempi giocavano sia la Liberta che la Pallacanestro Livorno; le due squadre di basket che militavano in serie A1 e che davano vita a derby a dir poco incandescenti. Ci siamo incamminati, ma ben presto ci siamo resi conto che a piedi e sotto il sole non era proprio una passeggiata. Senza farsi troppi problemi siamo entrati nel cortile di un palazzo e abbiamo preso una bicicletta, ci siamo saliti sopra, Lele davanti e io dietro e via verso l'ardenza! Si, abbiamo rubato una bicicletta. Si tratta e si trattava di un furto, non ci sono dubbi. Ma allora per noi non era un furto, semplicemente avevamo preso in prestito la bici e l'avremmo riconsegnata nel posto ufficiale dove si riconsegnano le bici prese in prestito: la stazione ferroviaria. Tutto normale, niente di strano. Allora, almeno ad Empoli, ma credo in molte cittadine, funzionava così.  Se eri giovane e dovevi correre a prendere il treno, saltavi sulla prima bici che trovavi aperta (oggi non ne troveresti molte ...) e pedalavi fino alla stazione. Il meccanismo andava bene anche se la bici ti serviva per andare da altri parti: una volta fatto quel che dovevi fare o l'indomani riportavi la bici alla stazione. Ai tempi, chiunque non avesse trovato la propria bici dove l'aveva lasciata, non faceva altro che passare dalla stazione e 9 su 10 la bici era li. Insomma, era un prototipo dell'odierno bike-sharing. Torniamo a noi. Dopo aver pedalato sotto un sole cocente, eccoci davanti al palazzo dello sport. Ora, non è che stiamo parlando del Santiago Bernabeu di Madrid dove c'è un museo aperto tutti i giorni o quasi. Eravamo di fronte al palazzo dello sport di Livorno in una tarda mattinata d'estate e non ti stendevano un tappeto rosso per entrare. Forse abbiamo convinto un addetto alle pulizie e forse abbiamo scovato qualche cancello o porta rimasta aperta, non mi ricordo, ma siamo entrati. Una volta dentro abbiamo fatto un giro per le tribune e poi siamo scesi sul parquet camminando sul campo e mimando qualche gesto atletico immaginando di farlo davanti a spalti gremiti che urlano il tuo nome. Non escludo che abbiamo fatto un giro anche negli spogliatoi giusto per respirarne l'atmosfera. Poi siamo usciti, abbiamo ripreso la "nostra" bici fino alla stazione, li l'abbiamo lasciata come da procedura e via sul treno verso casa. Sono certo che su quel treno eravamo le persone più felici e soddisfatte del mondo, nonostante agli occhi di un qualunque adulto avessimo fatto un cosa senza il benché minimo senso. 
 

Seconda storia: Lo sapevate che ho inventato il bike sharing? 

Uno dei sistemi di condivisione dei trasporti più diffuso al mondo, il bike sharing, fu inventato più di mezzo secolo fa da un gruppo di anarchici, ma da allora ha fatto un sacco di strada, ma è iniziato tutto il 28 luglio 1965 ad Amsterdam, grazie a un gruppo di squinternati. La notte precedente un gruppo anarchico olandese di nome Provo aveva distribuito dei volantini che annunciavano la fine del «regno dell’asfalto della borghesia motorizzata». Il giorno dopo Roel van Duijn e Luud Schimmelpennink, due attivisti di Provo, verniciarono di bianco tre biciclette nere nella Spui, una piazza nel centro di Amsterdam. Nei giorni successivi diverse altre bici furono dipinte di bianco e lasciate libere in giro per la città; «la bici bianca è il nuovo sistema gratuito del trasporto comunale». Stiamo raccontando la storia della nascita e dello sviluppo del servizio di condivisione di biciclette nelle grandi città. L’abbiamo letta sul post in un articolo chiamato “lo sapete chi ha inventato il bike sharing?”

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