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Pascal

147: Ritrovamenti

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Un fan fortunato e la mensa preferita di Philip Roth


Playlist puntata:

CAN’T FIND MY WAY HOME – BLIND FAITH
THE BOOK I READ – TALKING HEADS
CHICAGO – TOM WAITS
WORD SONG – SYD BARRETT 

Prima storia: Bambine di Luca Lazzari

Era il 2002, ero in stazione Termini a Roma per prendere il treno di ritorno a casa dopo un natale passato a casa della mia fidanzata (ora diventata mia moglie); le sei ore di treno che distano da Roma a Lecce sarebbero state seriamente noiose senza i moderni telefoni cellulari, e quindi l'unica idea che mi venne in mente fu quella di entrare in libreria per comprare qualcosa da leggere. Presi al volo un libro dallo scaffale più vicino alla porta d'ingresso che avesse caratteristiche essenziali: poche pagine e che costasse poco. Mi capitò tra le mani "Bambine" di Eraldo Baldini. Mai letto altro di questo autore per me sconosciuto. Non ero un gran lettore nel 2002, da poco finito le scuole superiori, di rivedere libri non ne avevo molta voglia e forse fino ad allora non avevo ancora mai trovato un genere di lettura che mi appassionasse. Quel libro per me fu una rivelazione però, poche pagine, che scorrevano così velocemente che ebbi paura di finirlo troppo presto, troppo prima dell'arrivo a casa. Lessi ogni parola con attenzione, ma mi accorsi che qualcosa non andava in quel libro solo verso le ultime 10 pagine. Abituato come ero alle storie dei film, ai finali conclusivi, alle vite realmente irreali, quel libro, nell'ultima pagina, mi lasciò l'amaro in bocca; dov'è il finale con i fuochi d'artificio, dove sono le feste e le promesse eterne, dove il "vissero tutti felici e contenti". Comprai altri libri dello stesso autore; comprai tutti i libri di Eraldo Baldini e in poco meno di un paio di mesi li lessi tutti (almeno quelli scritti fino a quel momento). Scoprì così il noir. Riscoprì il gusto della lettura e di conseguenza la mia passione per il genere. Passati 12 anni, la costante del noir era rimasta e la costante di Eraldo Baldini era sempre più rafforzata. Ero anche uno degli "amici" di Facebook di questo autore così lontano e così irraggiungibile. Oltre a leggere e commentare i suoi post si poteva fare ben poco, ma, per me, era più che sufficiente avere quel suo nuovo romanzo ogni anno; era più che sufficiente sapere che, mentre ero sotto l'ombrellone d'estate a leggere il suo ultimo lavoro, lui era sotto il suo di ombrellone a scrivere il prossimo lavoro. Un giorno però capita quello che è stato il punto di svolta. Eraldo pubblica, sulla sua pagina Facebook, la volontà disfarsi di alcuni libri della sua biblioteca personale per fare spazio in casa. Il mio primo messaggio fu il più distaccato possibile, per tastare il terreno, per vedere se fosse reale la sua volontà, ma soprattutto per avere una risposta. La risposta arrivò subito: ciao Luca, i libri rimasti ormai sono pochi, ma possiamo verificare quali possono interessarti; vieni quando vuoi a vederli.
Cosa hai pensato quando hai visto la risposta? Pensavi che rispondesse così rapidamente
I messaggi su Facebook con Eraldo diventano scambi di numeri di telefono, poi SMS, poi scambi di messaggi whatsapp fino ad appuntamento con un giorno preciso, un orario preciso, un posto preciso. Mesi di organizzazione per un viaggio durante le mie ferie estive, telefonate ai cugini in Romagna, ricerca di mete intorno a Ravenna, ricerca di hotel poco costosi, preparazione dei bagagli giorni prima della partenza, carico delle valige in macchina e, la cosa fondamentale, prendere "Bambine" di Eraldo Baldini dalla mensola. Preso il libro messo insieme alle valige si parte alla volta di Ravenna. Arrivo con la mia macchina nei parcheggi vicino alla piazza centrale di Ravenna, e comincio a cercare sempre più disperatamente "Bambine" che sicuramente ho messo nel portabagagli, sicuramente non ho tolto dalla macchina per portarlo in hotel, sicuramente non ho messo in valigia, sicuramente non può stare da nessuna altra parte che qui ... ma non c'è. Sono in anticipo di qualche ora all'appuntamento, non fa niente che non sia il mio "Bambine" ad essere autografato questa volta, sarà un'altra copia. Cerco la libreria più vicina; la trovo; è chiusa. È domenica, sono tutte chiuse. È un pomeriggio di una domenica caldissima di agosto; non troverò mai una libreria aperta in tutta Ravenna. Rassegnato, faccio un giro turistico per la città, fino ad imbattermi in uno di quei marcatini dove tutto viene venduto, ma nessuno compra mai niente. Mobili vecchi, le collezioni trovate in soffitta, le medaglie di guerra del nonno, i vestiti passati di moda, i vinili mai ascoltati o ascoltati troppo, e chissà anche i libri? Cerco e trovo quell'unica bancarella con il cartello "LIBRI 5€", ma non trovo il proprietario; sono le 3 di pomeriggio, solo pochi venditori sono ancora lì in giro a vendere. Provo a cercare a casaccio nelle cataste di libri ingialliti, spaginati e anonimi con nessuna seria buona aspettativa. Sento un venditore di mobili che mi si avvicina e mi chiede: hai bisogno di aiuto? Il proprietario è andato a  pranzo e non è ancora tornato, ma se posso aiutarti, mi ha chiesto di sostituirlo. Le mie speranze di trovare da un rigattiere un buon libro di Eraldo Baldini sono così poche che stavo per dirgli di no; ma la prova la faccio comunque: sto cercando un libro qualunque di Eraldo Baldini (Bambine? Figurati ... andrebbe bene uno qualunque ormai). E come se lui sapesse perfettamente dove mettere le mani meglio del proprietario della catasta di libri, poggia la mano su una copertina del tutto anonima e sconosciuta, la guarda, mi dice: questo va bene? Bambine la prima edizione del 1995, in buono stato. Il cuore mi si ferma per un istante, il sorriso perso ormai da ore mi si stampa in faccia. E poi il resto, è tutto il resto. L'aperitivo al bar con Eraldo, due bicchieri di vino bianco insieme al mio scrittore preferito, la passeggiata per Ravenna con lui che mi faceva da cicerone nelle chiese più sconosciute di quella meravigliosa città, lui che mi racconta la storia del mio/suo libro più importante, io che gli racconto la mia piccola odissea con il suo/mio libro più importante, la mia paura di chiedergli di autografarmelo, i saluti, le promesse di rivederci e di andare a mangiare i cappelletti in brodo la prossima volta; il rientro a Lecce, il riportare le valige in casa, litigare con l'ultima che si è incastrata al coperchio del vano per la ruota di scorta e, disincastrandola, ritrovare quel mio "Bambine" che per 5 giorni aveva fatto compagnia alla gomma, e rimetterlo al suo posto nella mia libreria, adesso, con affianco l'edizione introvabile del 1995 con firma e dedica dell'autore.


Seconda storia:  Sugo o salsa?

"Scritte a macchina su quel foglio, sotto forma di un unico paragrafo a interlinea singola senza rientri, c'erano diciannove frasi che prese tutte assieme non avevano alcun senso". Philip Roth trovò questo enigmatico pezzo di carta in una trattoria alla buona di Chicago dove una volta alla settimana si concedeva una cena speciale: una spessa fetta rosata di rosbif, la specialità della casa. Allora Roth aveva 23 anni ed era tornato dal servizio militare, durante il quale aveva scritto e pubblicato due racconti. Viveva in un monolocale e dedicava tutte le sue energie alla scrittura, perchè "volevo sfolgorare in un modo che fosse solo mio". Il giovane Philip Roth  ancora non poteva sapere che il ritrovamento di quel pezzo di carta, mentre il cammeriere siciliano chiedeva come un mantra ai clienti "Sugo o salsa?" avrebbe cambiato per sempre la sua vita. 
Questa storia è raccolta nell'antologia di articoli e saggi "Perché scrivere?", uscita postuma nel 2018. Leggetela anche voi!

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