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Non è un Paese per Giovani

A ogni uomo il suo destino

A ogni uomo il suo destino
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La vita a volte ti fa dei regali, a volte no.
Credo di essere stato fortunato ad arrivare fino a qui senza conseguenze pesantissime. Ho dribblato la droga, l'alcool, non mi sono montato la testa, sono lucido, mi diverto ancora, ho qualche amico, e al mattino, quando mi sveglio, ancora non ci credo che faccio il cinema. Di mestiere eh?! Da piccolo sognavo nella mia cameretta come tutti i bambini del mondo e volevo diventare uno sciatore famoso, come Gustavo Thoeni e mai avrei immaginato di diventare un regista. La vita a volte ti fa dei regali, non so perché a me ha fatto questo. Non credo davvero di essere migliore di altri, credo piuttosto di aver sfruttato a pieno l'opportunità che mi è stata data. E' passato il famoso treno e io ci sono salito sopra. E ancora devo scendere. Ma lo so che la vita è anche un’altra. So benissimo che la gente vive con sacrifici assurdi e che alcuni di loro sono addirittura martiri del proprio destino. L'altra sera sono andato a prendere un premio in Toscana e una signora che ascolta la radio si è avvicinata timidamente e mi ha detto: lei Veronesi deve essere stato un buon figlio per i suoi genitori. Io invece ne ho uno stupido, si droga. E si è messa a piangere. Sembrava che non aspettasse altro che me per dirmelo. L'ho portata a cena con noi e mi ha raccontato una storia allucinante della sua famiglia. Mi ha detto che sua madre faceva la prostituta in appartamento e che lei è cresciuta con l'incubo dei clienti. Ogni volta che suonavano alla porta si nascondeva nell'altra stanza e aspettava che se ne andassero. Sbirciava dalla porta e cercava di capire quale poteva essere suo padre. La madre la portava in chiesa tutte le domeniche e tutte le sere la obbligava a dire l'Ave Maria prima di addormentarsi. Nonostante quella vita, ha amato sua madre più di ogni altra persona al mondo e adesso che non c'è più, la rimpiange ogni giorno, anche se a volte l'aveva maledetta. Non credevo alle mie orecchie, raccontava questa cosa con una naturalezza che mi faceva rabbrividire. Mi disse che una sera, la madre non tornò a casa e lei stette tutta la notte sul balcone ad aspettarla, di novembre, con un freddo impossibile. E aveva solo 9 anni. A scuola, con gli altri bambini, si era inventata un padre pilota e ogni tanto quando passava un aereo diceva che era lui. Lo diceva così convinta che ci credeva anche lei. Uno dei clienti della madre, per altro, era davvero un pilota di aerei di linea e a lei piaceva più degli altri, perché portava sempre un pensierino anche per la bimba. Il primo amore che ha avuto è stato un ragazzotto squattrinato del quartiere che la illuse e la lasciò dopo 6 mesi per un’altra, una ragazza formosa, con molte tette. E glielo disse anche in faccia. Tu non hai tette,  che pensavi che sarei stato con te tutta la vita? Aveva 17 anni poi, quando conobbe Salvo. Era diverso, più gentile e capace di ascoltarla. Andarono a vivere insieme e lei rimase incinta quasi subito, ma per un trauma  perse il bambino dopo 5 mesi di gravidanza.  Salvo era stato aggredito sotto i suoi occhi, fuori da un locale e pestato a sangue per uno stereo da macchina. Erano tutti ragazzi che lei conosceva, ma ovvio che nessuno denunciò il fatto. Salvo volle cambiare città e andarono a vivere a Livorno. Poco dopo rimase incinta un’altra volta. Era uno dei capisaldi della sua vita volere un figlio, e se fosse stato maschio lo avrebbe chiamato come quel pilota, che per lei, in fondo, era davvero suo padre. "Francesco". Non ho saputo insegnargli nulla, continuò con gli occhi lucidi, mio marito si ammalò gravemente, dicevano che era leucemia, ma poi hanno scoperto che era solo un'infezione presa in sala operatoria per la cistifellea che s'era fatto qualche mese prima. Durante la degenza si fidanzò con un’infermiera dell'ospedale, una certa Tina, anche lei con le tette più grosse delle mie. Se tornassi indietro mi rifarei una 4, guardi. 
E' stata l'unica risata della cena. Poi continuò: io non mi sono più ripresa, non credevo possibile che gli amori così forti potessero finire. Francesco è cresciuto senza padre, o quasi, e alla fine dei giochi, s'è drogato. Pesante, eh? Lo cercavo dappertutto e poi mi venivano a dire che era sdraiato sotto un ponte con la bava alla bocca. Ho cercato di fare tutto, ma io sono più debole ancora e alla fine vinceva sempre lui. Ora è in prigione per spaccio, ci deve stare due anni. Meno male signor Veronesi, meno male, almeno respiriamo, sia io che lui. 
Quella donna, che ringraziava iddio per avere il figlio in galera, è stata una svolta nella mia serata. Mi ha dato un colpo forte, molto più del premio, una botta in testa, come se qualcuno mi avesse tramortito con un manganello. Quello è stato il vero premio. Quel racconto, in diretta, con gli occhi pieni di lacrime, ha dato ancora una volta senso alla mia vita. Esistono persone sfortunate che sono costrette a vivere con un macigno sulle spalle e non conoscono mai la leggerezza, la serenità. Ho finito la cena in silenzio, lei se n'era già andata. Gli altri non osavano dire nulla. Tutto era pesante, l'aria, il prosciutto, la forchetta...E io pensavo: che diavolo di destino è mai questo? Perché tutte queste differenze tra me e lei? Avevamo circa la stessa età, visto le stesse cose, gli stessi programmi tv, ascoltato la stessa musica. Il mio professore di filosofia diceva sempre: dietro ad ogni angolo esiste un destino diverso per ogni uomo. Detta così sembra bella, ma io non ho scelto nessun angolo, professore, io volevo diventare Gustavo Thoeni, e allora com'è sto fatto?
 

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