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Non è un Paese per Giovani

Tornare a meravigliarsi

Tornare a meravigliarsi
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Mi sono abituato al passare del tempo, ignorando che ogni giorno è unico e non tornerà mai più.
Ci si abitua a tutto. Anche alle malattie, purtroppo. Mi sono abituato a vedere la prima luce del giorno che filtra dalle persiane e il chiarore blu cobalto del crepuscolo. Eppure sono cose bellissime. L'abitudine è il peggior nemico dell'uomo. Se ti vedo tutti i giorni sei una mia abitudine e non un mio amico importantissimo. Dovrebbe essere il contrario, no? Se una persona la vedo sempre, vuol dire che è fondamentale nella mia vita, nel bene e nel male. E non mi dovrei abituare all'importanza. E invece accade che se ti vedo tutti i giorni, finisci per essere scontato. Questo è un vero difetto dell'umanità. Dare per scontate cose che ti sembrano normali, come vedermi tutte le mattine. Mi sono abituato a tutto, alle lucertole, al sole, al forno aperto di notte, a quelle scarpe da tennis. Anche alla meraviglia dei tuoi occhi, chiusi e aperti. Sono stupido. Non ho capito che abituarsi alle cose è la morte delle cose stesse. Anzi, lo so, l'ho anche capito, ma appena lo penso, un minuto dopo me ne scordo, perché la vita è carogna, ti fa accomodare, ti riempie di certezze e poi, d'improvviso, te le fa sparire. Mi sono abituato ai quadri di Modigliani, ai film di Nolan, alle finestre aperte sul mare. Ecco mi sono abituato anche al mare. Ma com'è possibile. Io quando penso al mare penso alla cosa più bella che mi sia capitato di vedere, e poi, mi ci sono abituato. A volte, sulla spiaggia, gli do addirittura le spalle. Ma come ti permetti, idiota che non sei altro?! Dare le spalle al mare! Se fossi io, il mare, ti spazzerei via con un'onda, in un attimo. Insolente di un presuntuoso di uomo. Ora perché hai inventato la penicillina e hai dipinto la cappella Sistina ti senti superiore al mare, forse? Ti sei abituato a tutto, uomo? Sì, anche alla tua cattiveria. Uccidi, torturi, fai, disfi, butti bombe, tagli alberi, inquini, cambi l'assetto, modelli a tuo piacimento, e poi che fai alla fine di tutto? Ti ci abitui. E ti viene anche a noia. Sì, sbuffi nel traffico, ti arrabbi se perdi un aereo, invece di sgranare gli occhi in preda alla meraviglia, ogni volta che ne vedi volare uno. Io mi sono abituato anche alla morte di mio padre, di mia madre, o almeno ci convivo, come se fosse naturale che le cose e le persone abbiano un inizio e una fine. Ci siamo abituati perfino alle stragi. Gli diamo il tempo di un telegiornale e una fiaccolata e poi, via, nel secchio delle assurdità. Io sono partito in vacanza il 12 settembre del 2001 perché ormai avevo fissato, pagato la caparra, deciso. E mi sono dovuto pure divertire. Ognuno di noi si abitua con troppa facilità. Solo i pazzi, gli invasati e i bambini non sentono questa fatica. I bambini possono guardare lo stesso cartone per centinaia di volte e ridere e piangere sempre allo stesso punto. I pazzi sono sempre euforici o depressi, di fronte alla luna piena. Gli invasati pregano ogni giorno con lo stesso ardore della prima volta. Che abbiano ragione loro? Che sia così che dovremmo vivere?  Io non ci sono riuscito. Ho fatto spegnere molte fiammelle di ardore nella mia vita, e mi sono abituato all'amore, alla vita sul divano, ad andare a cavallo in Maremma e al fatto che la Juve non vinca la Champions. Ormai sono un habitué della vita. La frequento come un vecchio agé frequenta i night club. Con quella sorta di finto vissuto addosso che mi rende ridicolo, col foulard al collo per nascondere le rughe e darmi un tono che non ho. E invece mi sono solo abituato a me stesso. A vedere i miei difetti e a sapere come giustificarli. L'abitudine è l'inferno! La peggiore espressione che l'uomo manifesti in vita. E non si sa dopo, perché essendo molto più lunga l'eternità, ci sta che anche lì, l'abitudine, la faccia da padrona. Mi sono abituato al passare del tempo, ignorando che ogni giorno è unico e non tornerà mai più. E invece penso stupidamente che tornerà domani, come tutti i giorni uguali, uno dietro l'altro. No, caro mio, il 30 aprile del 2019 non tonerà mai più e io lo sto sprecando così. È banale, che dovrei fare? Nascere o uccidermi ogni giorno per renderlo unico? No, basta saperlo, pensarci, viverlo con stupore. Ok, va bene sono uno scemo,  mi sono abituato a tutto, ma non potrò mai perdonarmi quando un giorno di tanti anni fa mi sono abituato al tono della tua voce mentre ti facevi la barba e cantavi trottolino amoroso du du du da da da, e ti ho chiesto di smettere perché volevo dormire. Ero nell'altra stanza ma te l'ho urlato. Me lo ricordo come se fosse ora. E tu hai smesso e scommetto che hai sorriso. Perdonami Francesco, ora so che non mi sono mai abituato al quel sorriso, perché adesso mi manca da morire.

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