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Pastorale urbana

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S. Reich, The Desert Music
​​​​​​Iniziate, o predilette Muse, incominciate il canto pastorale...”; troviamo questi versi, ripetuti più volte come una sorta di refrain, nell’Idillio I di Teocrito – non a caso intitolato Tirsi o Il canto: densissimi i riferimenti sonori e musicali, legati a personaggi animali e luoghi. Nel 1983 il musicista americano Steve Reich affianca alcuni frammenti di quella poesia greca ai versi, anch’essi esplicitamente riferiti alla musica, di William Carlos Williams. A ispirare il compositore, poesie dello scrittore statunitense tratte da The Orchestra e da Asphodel, That Greeny Flower; mentre Reich trae il titolo del suo lavoro da una raccolta di poesie di Williams: The Desert Music.
Scritto per fiati, archi, un nutrito gruppo di percussionisti e un ensemble di voci amplificate, The Desert Music si articola in 5 parti, la terza delle quali a sua volta tripartita, secondo lo schema: A - B – C1 – C2 – C1 – B – D. Le ripetizioni esatte e speculari di musica e testo si svolgono in un’alternanza che, contrariamente ad altri lavori di Reich, ammette piccole pause di silenzio fisiologiche tra i vari movimenti.
In molti dei suoi titoli il linguaggio di Reich si svolge in lunghe durate in cui le varie sezioni scivolano per così dire l’una nell’altra - da Music for 18 Musicians a Drumming (entrambi composti durante gli anni ’70), da Electric Counterpoint, (scritto nel 1987 per Pat Metheny che lo inciderà sovrapponendo le 12 parti per chitarra della partitura) a Different ‎Trains (1988) dove Reich traduce per quartetto d’archi le suggestioni dei viaggi disperati fatti durante la guerra con la sua famiglia ebrea e vi aggiunge rumori, dal treno alle sirene, e alcuni testi desunti dai suoi ricordi di bambino.
Rendere impercettibili le mutazioni di sonorità e di articolazione, spesso anche molto diverse tra loro, è un meccanismo proprio di quel linguaggio musicale denominato minimalismo che nasce negli anni ’60 negli USA a seguito della lezione di John Cage; l’innovatore musicista aveva posto su piani paralleli composizione esecuzione e ascolto e incluso nel linguaggio musicale aleatorietà e silenzio, rovesciando molti dei criteri usualmente rispettati non solo dai compositori ma anche dal pubblico.
In autori come Reich, Philip Glass o John Adams la scrittura si parcellizza in brevissime formule ritmico-armoniche che mediante l’uso della iterazione creano un fluire continuo nel quale identificare parametri tradizionali è difficile e certamente inutile: il fulcro del pensiero non è più una melodia portante o un giro armonico di largo respiro, bensì un suono che si muove con l’ascoltatore di un ritmo ininterrotto e pulsante - simile a quel ritmo assoluto evocato da Ezra Pound a proposito della poesia di Williams.
Questa modalità di scrittura ha travalicato le scuole e gli ambiti, trasferendosi in modo massiccio anche in molti dei commenti musicali che accompagnano le nostre giornate, dalle colonne sonore agli spot alle mode new age - segno forse di una corrispondenza profonda tra questo senso di frammentarietà e la continua pulsazione del pensiero nella cultura contemporanea.
The Desert Music è una sorta di cantata moderna, il testo, “perso” nella musica e riconoscibile solo a un ascolto molto attento, guida quelle che possono essere considerate meditazioni contemporanee (“La mente ascoltascrive Williams in The Orchestra, seconda sezione del lavoro di Reich). Come nelle opere antiche l’artista si rivolge all’ascoltatore e gli fa da guida: "Dì loro: L'uomo è sopravvissuto fino ad ora perché era troppo ignorante per sapere come realizzare i suoi desideri. Ora che può realizzarli, deve o cambiarli o perire ".

Steve Reich
The Desert Music, per voci e orchestra

Orchestra Sinfonica di Milano della Rai
direttore, Luca Pfaff
soprani, Marina Morelli, Anna Rita Taliento e Barbara Vignudelli
mezzosoprani, Francesca Castelli, Danka Luknisova e Ernesta Scabini
tenori, Anthony Morton e Jorge Ansorena
bassi, Paolo Deanesi e Alberto Paciagnini

Registrato a Milano il 2 ottobre 1992

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