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Prima pagina

PRIMA PAGINA del 29 aprile 2019

PRIMA PAGINA del 29 aprile 2019
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con Carlo Marroni

Caro premier Conte, ora su Giulio Regeni serve una svolta


Gentile Signor Presidente Giuseppe Conte,
Il turbamento che ha espresso per la lettera con cui sabato, su questo giornale, Paola Deffendi e Claudio Regeni, i genitori di Giulio, sono tornati a chiederle, nella sua veste di Primo Ministro, un atto concreto nella ricerca della verità sui responsabili dell’omicidio di Stato del proprio figlio, è il turbamento del Paese intero. Perché – come non smettiamo di ricordare da tre anni a questa parte - "Giulio siamo noi". Giulio è un’idea dei nostri figli, del nostro futuro possibile e necessario. Aperto al mondo, tollerante, colto, libero. E dunque, quando lei dice che "non avrà pace finché non si arriverà a una verità", interpreta un sentimento comune e condiviso. E’ proprio così. Nessuno avrà pace. Né si sentirà sicuro, aggiungiamo.
E tuttavia, proprio per questo, non le sfuggirà che una cinica rassegnazione a una cinica interpretazione della “ragione di Stato” nei nostri rapporti con il Regime egiziano non solo svuota di ogni forza e significato quel turbamento, quella richiesta non negoziabile di verità, ma, quel che è peggio, li fa apparire, insieme, velleitari e ipocriti.

Sia inteso, Presidente, nessuno vive su Marte. E a nessuno sfugge l’estrema complessità delle questioni, degli interessi economici e geo-politici, che ruotano intorno ai rapporti del nostro Paese con il regime di Al Sisi. Ma la “moral suasion” e l’evocazione di una generica «pressione del Governo» per venire a capo delle responsabilità dell’omicidio di Giulio somigliano molto a un ululato alla luna. Non fosse altro perché quello stesso strumento, per due anni, è stato utilizzato dai Presidenti che l’hanno preceduta - Matteo Renzi e Paolo Gentiloni – purtroppo senza risultati apprezzabili. Insomma, il tempo delle parole è davvero finito. 
Le suggeriamo dunque un atto politico concreto, trasparente, da Primo Ministro di un Paese sovrano, come tale nella sua piena disponibilità. Che segnali non solo un cambio di passo, ma liberi un Paese turbato quanto lei dalla sgradevole sensazione che – per dirla con le parole di Luigi Manconi – nell’interlocuzione con Al Sisi si sia passati da una condizione di inerzia a una di promiscuità.

E dunque, gentile Presidente, comunichi pubblicamente e ufficialmente, in lingua italiana, inglese, araba, sul sito istituzionale del Governo, su quello della nostra ambasciata in Egitto e in ogni altro Paese, che qualunque cittadino o cittadina egiziana, al corrente di circostanze riscontrabili e decisive nell’individuazione degli assassini di Giulio, che si presenterà spontaneamente ai magistrati della Procura di Roma per riferirne, avrà la protezione giuridica, il sostegno economico, le garanzie di sicurezza che la nostra legge riconosce ai collaboratori di giustizia. Un programma di protezione e la possibilità di fare ingresso e di soggiornare legalmente in Italia con regolare "visto per motivi di giustizia".
E, nel farlo, ricordi al nostro ambasciatore al Cairo, se non vuole richiamarlo, come pure sarebbe naturale a questo punto, che il mandato con cui il precedente Governo lo inviò in Egitto dopo la sospensione delle nostre relazioni diplomatiche era quello di rendere quel fazzoletto di nostro territorio nazionale oltremare non solo uno sportello di facilitazione per investimenti, ma anche un porto sicuro per chi avesse a cuore la ricerca della verità su Giulio.

Vede, signor Presidente, ormai un anno fa, la famiglia di Giulio e il suo coraggioso legale, Alessandra Ballerini, fecero un appello pubblico al «chi sa parli». Ma, naturalmente, una famiglia che combatte da tre anni a mani nude contro l’omertà di uno dei più potenti regimi del nord Africa, non ha strumenti per garantire che un atto di coraggio – come è oggi in Egitto denunciare le responsabilità di un funzionario degli apparati di sicurezza – non costerà la vita a chi dovesse scegliere di farlo. Tanto è vero che, come lei ben sa, per molto meno, per aver semplicemente assolto con lealtà al loro mandato, i consulenti legali egiziani della famiglia Regeni hanno pagato con il carcere e accuse strumentali di terrorismo (il legale della famiglia Regeni in gennaio ha presentato su questo un esposto).

Lei, Presidente, è un avvocato. E più di chiunque altro dovrebbe sentire l’oltraggio di un Capo di Stato estero che in privato le promette impegno per la verità sull’omicidio di un italiano e contestualmente lascia che i propri apparati di sicurezza inquinino le prove e intimidiscano i testimoni che dovrebbero assicurarne alla giustizia i responsabili. E’ vero, non è in suo potere disporre della magistratura o delle strutture investigative di un altro Paese. Ma è in suo esclusivo potere mettere in condizioni la magistratura e gli inquirenti del nostro Paese di poter autonomamente – autonomamente - proseguire nell’accertamento della verità utilizzando ogni strumento legittimo consentito dalle nostre leggi, dalla nostra Costituzione. Lo faccia. Sarebbe un atto sovrano. E onorerebbe, insieme al Paese, una certa idea di “ragione di Stato”.

Carlo Bonini - la Repubblica

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