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PRIMA PAGINA del 21 aprile 2019

PRIMA PAGINA del 21 aprile 2019
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con Paolo Lambruschi

Negozi, riparte lo scontro sulle chiusure nei festivi


L’outlet di Serravalle Scrivia, uno dei più grandi d’Europa, oggi resterà chiuso. Al contrario degli anni passati niente shopping pasquale: serrande giù e lavoratori a casa a festeggiare in famiglia. Dopo gli scioperi e le polemiche degli anni scorsi uno dei simboli dello «shopping tourism» nazionale si adegua insomma alle richieste dei sindacati del commercio anticipando nei fatti la legge su cui i 5 Stelle da mesi stanno dando battaglia in Parlamento. Col dietrofront di Serravalle quest’anno saranno appena 3 gli outlet aperti a Pasqua a fronte di 21 grandi centri che fanno capo ai big del settore. Oggi, infatti, solo Torino Outlet Village, il Fidenza Village in provincia di Parma e Mondovicino Outlet in provincia di Cuneo non si fermeranno. Chi resta chiuso oggi, però, prepara per domani la sua riscossa puntando a intercettare chi per Pasquetta pianifica la classica gita fuori porta e programmando a tutto spiano attrazioni acchiappa-clienti.

Aperture a scacchiera
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Nei centri commerciali la situazione invece è a macchia di leopardo: alcuni come «Porta di Roma» si fermeranno per un giorno, tanti altri resteranno aperti. Magari anche solo con cinema e ristoranti come accade dall’altro capo della Città eterna a «Roma Est». «Tutti i nostri associati sono apertissimi» spiega Mario Resca, presidente di Confimprese, associazione che raggruppa le imprese del commercio moderno presenti in tutti i più importanti centri commerciali del Paese. «Per noi - spiega - una giornata festiva vale il 20% del fatturato settimanale e, visti i tempi, ed il forte calo dei consumi in atto da mesi, finché non cambiano le regole sulle aperture conviene a tutti restare aperti: non si fanno margini ma almeno il fatturato è salvo».
Ovviamente Confimprese contesta il giro di vite sulle aperture festive perché produrrebbe più danni che altro,manderebbe in fumo miliardi di euro di fatturato mettendo a rischio il 15% dei posti di lavoro nel settore. Anche in questo campo però sono molte le grandi catene come Ikea, Leroy Merlin o Decathlon che rispettano la Pasqua e oggi si fermano.
I principali gruppi della grande distribuzione come Coop, Auchan, Carrefour, Pam, Lidl ed Esselunga in molti casi invece si muovono a scacchiera: oggi tanti punti vendita saranno chiusi, ma molti altri resteranno aperti (magari anche solo mezza giornata) per garantire un minimo di servizio facendo leva sulle disponibilità dei dipendenti. Nel corso dei due giorni di festa spesso si alterneranno aperture e chiusure, a seconda delle zone e delle funzioni assegnate ai vari market. In casa Coop tutto chiuso sia in Emilia che in Toscana, mentre a Torino nei due giorni ci sarà una specie di staffetta tra diversi punti vendita.

Sindacati in trincea
Di certo in molte situazioni la pressione sui lavoratori rischia di essere forte. Per questo i sindacati, con la Filcams Cgil in prima fila, tengono il punto e puntuali (anche quest’anno) fanno scattare scioperi e proteste. Da Nord a Sud riparte così l’onda delle contestazioni al grido «La festa non si vende». In Lombardia i sindacati invitano i lavoratori «a rifiutare la richiesta di lavoro durante i giorni festivi», ricordando «che il contratto collettivo di lavoro non prevede alcun obbligo» ed invitando lavoratori a contattarli «in caso di pressioni o forzature da parte delle aziende».
In Toscana Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno invece proclamato scioperi e astensioni dal lavoro per l’intera giornata del 21 e 22 aprile, chiedendo esplicitamente al governo di «mantenere le promesse, individuando le festività con l’obbligo di chiusure per tutti e deroghe alle chiusure domenicali da concordare con le parti sociali sul territorio», dicendo «Basta promesse elettorali» e «No al sempre aperto». A Roma e nel Lazio, ma anche in Puglia, i sindacati sono andati oltre proclamando l’astensione dal lavoro per oggi e domani, ma anche per il 25 aprile ed il Primo maggio. In Sicilia, addirittura da settimane, è già stato stabilito che tutto il commercio si fermerà anche in occasione della festa del 2 giugno.

Paolo Baroni - La Stampa

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