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Piazza Verdi

"Fluire"

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"Fluire"

“Non ci sono radici ai nostri piedi, essi sono fatti per muoversi, fluire” 

(David Le Breton)

Umberto Orsini nasce a Novara e a ventidue anni debutta in teatro con la Compagnia dei Giovani per poi lavorare sotto la guida dei maggiori registi italiani, da Franco Zeffirelli a Luca Ronconi. In occasione delle date milanesi del suo ultimo spettacolo, Il costruttore Solness da Henrik Ibsen, in scena al Piccolo Teatro di Milano per la regia di Alessandro Serra incontriamo un patriarca dello spettacolo italiano. Altra occasione per un lungo ritratto di artista è la pubblicazione del suo memoir Sold out dove Umberto Orsini rimette in ordine le tessere della propria storia e decide di raccontare la propria vita, la lunga carriera, i successi, gli incontri, le difficoltà e le delusioni un libro che raccoglie ricordi, riflessioni, emozioni vissute, spesso annotate nei lunedì di riposo dagli impegni teatrali. Partiremo dalle sue stesse parole: «La prima cosa che mi viene da pensare quando sto per entrare in scena è che anche quella sera mi capiterà di dire cose importanti, profonde, a volte spiritose, a volte drammatiche, raramente banali. E questo è un privilegio enorme. Sottrarre due ore del nostro tempo all’ovvietà delle parole quotidiane per dire parole scritte da altri è una cosa impagabile. Che ladro è l’attore, e nello stesso tempo che benefattore!».

La “teoria delle stringhe” è una teoria che tenta di conciliare la meccanica quantistica con la relatività generale, quindi con l’infinitamente grande esposto da Albert Einstein, con l’obiettivo di portare a compimento uno dei grandi sogni scientifici dell’uomo, la “teoria del tutto” che, una volta delineata in ogni suo aspetto, sarebbe in grado di spiegare interamente e di riunire in un unico quadro tutti i fenomeni fisici conosciuti. Con un gioco di parole, partendo dall’espressione inglese di The String theory, in ambito musicale si può ribaltarla nella “teoria degli archi”, ossia di come si può avere una concezione compositiva della musica mediandola attraverso l’uso di un ensemble costituito esclusivamente da strumenti ad arco. Ed è proprio quanto ha voluto fare il compositore e violinista genovese Marcello Fera con questo disco, intitolato per l’appunto The String Theory, con il quale ha voluto mediare il suo amore per una certa musica dei secoli passati con la necessità di crearne una sua, espressione del suo confronto con quella attuale. Oggi incontriamo il compositore accompagnato da un ensemble ridotto grazie a Francesco Dillon (violoncello) e Federico Bagnasco (contrabbasso).

In occasione della Giornata Internazionale della Danza promossa da International Dance Council dell'UNESCO (che cade lunedì 29 aprile): quest’anno il progetto formativo e performativo, realizzato insieme alle scuole di danza con cui fin dal 2015 Piemonte dal Vivo collabora, è dedicato a Pina Bausch con The NELKEN - Line by Pina Bausch, in programma domenica 28 aprile in piazza San Carlo a Torino. Dalle ore 15 in piazza San Carlo, la danza diventerà protagonista ne parliamo con Matteo Negrin (direttore Piemonte dal Vivo) e ascolteremo Fabio Giachino al pianoforte. L’evento in piazza, promosso da Piemonte dal Vivo, rientra anche nel calendario del Torino Jazz Festival, in corso dal 26 aprile al 4 maggio dove Fabio Giachino sarà impegnato con un concerto il 1 maggio.

Luca Mosso ci porta al cinema con La caduta dell’impero americano regia di Denys Arcand.

In occasione del loro prossimo concerto "Si la noche haze oscura: Villancicos desde Cancionero del Duque de Calabria, 1556" 29 aprile, Teatro Fraschini, Pavia incontriamo Massimo Marchese, Ugo Nastrucci (vielle). Composto, o meglio, compilato, in Spagna e riproposto in numerose incisioni con la voce, due assoluti esperti come Massimo Marchese e Ugo Nastrucci ne danno una versione tanto diversa quanto ferreamente ancorata alla fi­lologia che questo tipo di esecuzioni necessita, proponendo una versione per due vihuelas, tipologia di trascrizione ampiamente presente all’epoca ed attestata dalle cronache per molti Villancicos in molti Cancioneri dell’epoca. Sia Massimo Marchese che Ugo Nastrucci danno prova di padronanza tecnica e di completo dominio dello strumento, ma si dimostrano come due assoluti punti di riferimento per l’interpretazione su strumenti antichi, in grado di rievocare e far rivivere nella contemporaneità un repertorio di rara bellezza e ascolto.

Lunedì 6 maggio 2019 alle ore 20, il Teatro alla Scala ospiterà il Monteverdi Choir e gli English Baroque Soloists per l’esecuzione straordinaria della Semele di Georg Friedrich Händel, oratorio profano in tre atti. A dirigere questa nuova produzione in forma semi-scenica sarà John Eliot Gardiner. La serata si inserisce all’interno del ciclo di iniziative per celebrare i 60 anni di attività di Opera San Francesco per i Poveri che a Milano offre assistenza gratuita e accoglienza alle persone in grave difficoltà. Siamo lieti di avere ai nostri microfoni Fra Marcello, vicepresidente di Opera San Francesco, per lanciare l’evento e parlare con lui delle tante attività benefiche poste in essere da Opera San Francesco.

In chiusura di puntata ascolteremo alcuni brani eseguiti dal vivo e tratti dal nuovo lavoro del duo composta da Andrea Bressan e Saverio Tasca (fagotto e vibrafono-marimba), intitolato Musiche migranti. Il concetto di fondo di questo album è che la musica è migrante proprio come lo sono le persone: i suoni, gli stili, gli strumenti musicali si incontrano e si mescolano grazie agli spostamenti, al confronto, allo scambio. Da qui l’idea di “incontrare” i suoni e gli stili di 4 musicisti di diversa estrazione culturale, in un percorso che diventa una specie di viaggio sonoro fra diverse culture ed espressioni sonore: Gilson Silveira percussionista brasiliano, Hannes Taljaard compositore sudafricano, Eugjen Gargjola violinista albanese, Federico Sanesi tabla e percussioni, musicista italiano “indiano” di formazione.

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