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Pascal

129: Impresso sulla carta

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Una foto su pellicola e un libro che nasconde un omicidio

PLAYLIST: 

PAPER PLANES - M.I.A.
SOVAY - ANDY BIRD
OH MY LOVE - RIZ ORTOLANI KATYNA RANIERI
HIGGS BOSOM BLUES - NICK CAVE


Prima storia: Ritrovarla in una fotografia di Bartolomeo Rossi

Sono un fotografo di 25 anni, e da qualche anno mi dedico con sempre più passione alla fotografia analogica. Non solo uso materiali analogici per i miei lavori (una vecchia macchina lasciata da mio nonno materno) ma lavoro anche sull'archivio della mia famiglia, formato da un gran numero di ricordi scattati da mio nonno appunto, da mio papà e dai miei zii. Qualche mese fa proprio mio papà mi ha consegnato un pacco di rullini scattati da lui e suo fratello quando avevano più o meno la mia età, con il compito che li digitalizzassi e ripulissi dalla polvere. Mentre ci lavoravo su, una foto mi colpisce: un volto femminile con gli occhi chiusi. Decido che quella non l'avrei resa digitale, ma l'avrei stampata in camera oscura. Avevo intuito di chi si trattasse e proprio per questo volevo riportarla in vita.
La camera oscura è un luogo magico, fatto di poca luce (rossa), di odori chimici e di silenzio. È un rifugio per chi cerca tranquillità, è un posto per ripararsi dalle preoccupazioni giornaliere. Mi chiudo dentro, preparo i chimici nelle loro vasche, preparo la carta e posiziono il negativo all'interno della macchina. Accendo la luce del proiettore e il volto appare sulla superficie bianca del tavolo. L'emozione è tanta. Sfioro con la mano il suo volto in una delicata carezza, l'espressione è rilassata, serena. Probabilmente stava prendendo il sole in una giornata estiva. Decido i tempi, aumento il contrasto e stampo. Quarantacinque secondi ci vogliono per imprimere quel volto sulla carta. Mi sposto verso i chimici, metto il foglio nello sviluppo, poi nell'arresto, nel fissaggio ed infine in una grossa bacinella piena di acqua, dove la foto deve stare per almeno mezz'ora sotto l'acqua corrente. Un colpo al cuore. Il volto galleggia, si muove insieme alle piccole onde create dal rubinetto. Sinistra, destra, in un delicato ondeggiare che mi commuove. Ora capisco bene il potere della fotografia. Me la ricordavo proprio così, mia nonna. Una donna bellissima, forte, che ha portato nel cuore sempre un po' di dolore. Ora è lì, a qualche passo dal mio volto mentre si muove sull'acqua. Mi ricorda quando da piccoli si faceva il morto al mare; si galleggiava sul pelo dell'acqua lasciandosi trasportare dalla corrente. Così fa mia nonna, ora, in una piccola stanza rossa. Avrei voluto sicuramente viverla di più, di lei mi ricordo più che altro le sue meringhe, fatte con le uova fresche il sabato mattina. Però ora è lì, con me e la cosa mi basta.
So già nel mio cuore che la fotografia è molto più di fare qualche foto durante le vacanze. Ma quel giorno capisco che ha un potere che non avevo ancora scoperto. Come una magia, può riportarci indietro chi abbiamo perso. Stampo diverse copie, per non doverla lasciare troppo presto. Poi quando è il momento, chiudo la luce, tolgo il negativo e lo ripongo nell'archivio. Ci faccio un segno vicino, per ricordarmi il giorno in cui ho ritrovato mia nonna in una fotografia.
Ringraziamo Bartolomeo Rossi per averci inviato la foto della nonna descritta nella sua storia


Seconda storia: Ha ucciso la moglie e lo ha raccontato nel suo romanzo

"A circa un metro e mezzo di profondità uno degli operai notò un pezzo di plastica che spuntava nella terra. Lo aprì e ci trovò un osso, ingiallito, lungo poco meno di 30 cm. l'operaio sbirciò nel sacco di plastica e vide altre ossa. Era uno scheletro, ed era umano”
 Dopo la fine del suo matrimonio, Richard Klinkhamer decide di rifarsi una vita con Hannie, la sorellastra dell'ex moglie, con la quale aveva intrapreso una relazione extraconiugale già durante le nozze. I due si sposano e decidono di comprare casa a Finsterwolde, nei Paesi Bassi. Per anni il loro matrimonio procede senza grossi problemi: Hannie lavora come infermiera pediatrica in un ospedale vicino e Richard si occupa delle faccende domestiche. Inoltre nel tempo libero, il signor Klinkhamer si dedica alla scrittura, pubblicando romanzi che riscuotnoo un discreto successo. Col passare del tempo però la dipendenza dall'alcol di Richard, unita all'insorgere di problemi economici, causano sempre più discussioni all'interno della coppia. Inaspattatamente, nel gennaio del 1991 Klinkhamer denuncia alla polizia la scomparsa della moglie. Le ricerche partono immediatamente ma del corpo non vi è traccia e così, lentamente, il caso perde consistenza. Tre mesi dopo Richard pubblica un nuovo romanzo dalla trama un po' macabra in cui racconta di una donna scomparsa del nulla per mano del marito. Una vera e propria ammissione di colpevolezza impressa sulla carta che però passerà inosservata per molti anni.
Questa storia l'abbiamo letta su Narratively, in un articolo intitolato "He Killed His Wife, Then Wrote a Novel About It" a firma di Tiffany R. Jansen
Richard Klinkhamer (Foto via Wikipedia)

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