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Non è un Paese per Giovani

Le cose in cui credo

Le cose in cui credo
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Io credo nel vento di maestrale che monta sempre alla solita ora che ci puoi rimettere l'orologio, nelle costolette sbruciacchiate e nella seconda fila. Credo che chi parla alla gente debba essere sincero e non un pagliaccio travestito da predicatore. Credo in me, in lei e negli esseri umani in genere, capaci di tutto.
Una signora mi prende per un braccio e mi dice: lei Veronesi è davvero simpatico, ma dice troppe parolacce e spara troppe cattiverie. Allora non le piaccio, signora. Lei vorrebbe che io fossi Amadeus allora. Cioè da Rai1 8.30. O addirittura da Angelus, alla domenica. Io se non dico parolacce mi sembra di non aver detto nulla. E poi le garantisco che le mie parolacce sono giustificate dall'impeto del discorso. Non sono mai a caso. Sì, ma ne dice troppe. E vorrà dire che troppe sono le cose che non mi tornano. Ma perché a lei torna tutto? No, ma non dico porco qua e porco là, solo perché non capisco certi atteggiamenti della gente. E perché anche lei è da Rai1, 8.30. Io sono più da Rai2 Rocco Schiavone. Guardi, i suoi monologhi sono bellissimi, specie quando parla dei suoi genitori. Grazie signora. Sì, però mi dia retta, dica meno parolacce perché non sta bene. Signora cara, le ho già detto che le mie parolacce vengono dal cuore e non dalla testa, quindi hanno un’altra valenza. Non voglio offendere, voglio solo evidenziare bene che quella cosa non torna. E la parolaccia detta in un certo modo è più efficace. Insomma Veronesi, lei a me piace, solo che ho un po’ di riserve sul linguaggio che usa. Aridaje signo', abbiamo capito, ma è anche vero che siamo diversi noi due. Ci guardi, su! Siamo lontani mille miglia. Lei forse crede nelle ferie, nella tredicesima e quattordicesima, nei parenti a Natale, nel gommone sul tetto, nelle feste di compleanno e forse anche nell'oroscopo, magari di nascosto. Io no. Io credo nel prossimo, anche se a volte mi fa arrabbiare, credo nei fuoripista, nelle soste agli autogrill e credo nel futuro. Sa che le dico? Che forse la parte che le piace di me è proprio quella che io disdegno un po’. Quella troppo romantica, che mi fa soffrire, perché mi dà il tempo di ricordare, ricordare, ricordare... E invece io vorrei vivere proiettato sempre nel futuro. Io credo nel vento di maestrale che monta sempre alla solita ora che ci puoi rimettere l'orologio, nelle costolette sbruciacchiate e nella seconda fila. Credo che chi parla alla gente debba essere sincero e non un pagliaccio travestito da predicatore. Credo in me, in lei e negli esseri umani in genere, capaci di tutto. Nel bene e nel male. E credo anche nell'arte, quella sovversiva, nel dadaismo, nei casi della vita. Credo che Duschamp sia un genio, insieme a Man Ray e a Picabia. Credo nelle giornate uggiose di Battisti e nelle atmosfere fumose di Paolo Conte. Sì, credo che Azzurro e Genova per noi siano due capolavori simili ad un quadro del Guercino. Io, signora mia, credo che a volte è meglio avere torto che avere ragione. E questa non è una lista, ma la mia vita. Credo che si possa vincere senza arrivare primi e che se uno si separa dalla moglie o dal marito lo debba fare per bene, senza ritorsioni per i figli e non solo perché c'è il divorzio che glielo permette, perché non è vero che adesso separarsi non è più un trauma per i bambini. Lo è, lo è, eccome se lo è. E credo che litigare faccia bene solo quando la posta in gioco è alta, sennò meglio ridere. E che la tv che vedo fa senso, i talent, i reality e le trasmissioni nazional popolari mi fanno venire l'eczema alle mani. Credo negli stadi pieni di sport. Credo nelle carte da gioco che, se non bari, vengono pescate sempre diverse. La vita cambia ogni giorno, ogni momento, e io credo sia giusto così. Esistono le ingiustizie perché esistono anche le cose giuste. E' una centrifuga signora, e io ci credo in questa lavatrice. Oh, ecco, adesso le sono ancora simpatico? E badi bene che non ho detto nemmeno una parolaccia.

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