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Non è un Paese per Giovani

In amore vince chi fugge

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Perché in amore non conta quello che fai, ma quello che non fai. L'amore è sottrazione.
Avevo forse 15 anni, quando decisi di iscrivermi alla corsa campestre di Prato, che veniva fatta ogni anno nel periodo della fiera. Lo feci solo per seguire una ragazza che mi piaceva tantissimo. Era bella, si chiamava Cristina ed era molto sportiva. Si vestiva sempre in tuta, scarpe da ginnastica e capelli legati. Era molto femminile anche così! I miei amici mi dicevano: ma non lo vedi che non ti guarda nemmeno, mollala, quella è invasata con lo sport! Ecco perché mi iscrissi a quella corsa. Per lei, per farle vedere che anch'io ero sportivo, che ero  come lei, che eravamo simili. Appena mi vide sulla linea di partenza mi disse: e te che ci fai qua? Sono invasato. Sono molto sportivo, risposi. Lei mi guardò perplessa. E poi via. Lo sparo del giudice e iniziò la gara. Cinque chilometri in mezzo a sentieri scoscesi e pieni di insidie, tipo attraversamenti di torrenti e salti di tronchi. Correvo a fianco a lei, orgoglioso di esserci, senza il minimo allenamento e senza la minima idea del percorso. Solo per lei che correva a testa bassa, determinata come sempre, bella come una statua. 
Per il primo chilometro le sono stato dietro come un prode cavaliere, poi, è iniziato il calvario. Si perché, durante un passaggio un po' complicato in mezzo a dei tronchi, ho messo il piede in fallo e mi sono storto una caviglia. Ho imprecato e solo allora lei si è girata a guardarmi, ma io ho subito fatto finta di nulla. Però tenere quel ritmo con quel dolore era impossibile e allora io cosa ho fatto? Invece di rallentare, salutare tutti con un bacio e andare subito da un dottore, ho accelerato. Sì, giuro, li ho staccati tutti, tanto che mi guardavano come si guarda un condannato a morte, pensando: e mo' questo 'ndo va? Ho dato un ultimo sguardo a Cristina e via! Sono partito zoppicando un po', ad una velocità da sprinter e in pochi secondi mi sono trovato da solo al comando della corsa. Non saranno passati nemmeno due minuti che ho sbagliato strada e mi sono infilato in un bosco fitto e completamente inaccessibile di corsa. Mi sono fermato a riprendere fiato, perché ero già morto di fatica e mi sono tolto la scarpa. La caviglia si era pure gonfiata. Non sapevo che fare, la figura di merda poteva essere colossale. Non solo mi ero infortunato ma avevo pure sbagliato strada. Un fallimento totale. Cercai di allontanarmi dal campo di gara, tornai verso la strada asfaltata. Un signore mi dette un passaggio portandomi al motorino e tornai a casa con la coda fra le gambe. Mia madre mi chiese com'era andata e io risposi che avevano annullato la gara pur di non dire la verità. Mi spalmai un po’ di Lasonil e andai a dormire senza cena, quasi per punirmi. Il giorno dopo, un po’ zoppetto, mi presentai a scuola e cercai di stare lontano da Cristina, non la volevo incontrare e feci così per circa una settimana. Ogni volta che la scorgevo in lontananza, mi nascondevo, scappavo. Un giorno, dopo un po’ di tempo, mi sento bussare sulla spalla, era lei. Ehi, ma che fine hai fatto? Sei sparito. T'ho visto partire a duemila e poi non t'ho più visto, nemmeno qua a scuola, dov'eri. E allora, in quel momento, molto prima che venisse fatto il film Forrest Gump, ebbi il colpo di genio. Ho corso, risposi. Ho corso e non mi sono più fermato. Lei mi guardò incuriosita e io continuai, ho corso Cristina, ho corso con una forza nelle gambe che non era certo la mia. E di chi allora, disse lei? Era la tua. Correvo per te, per farti essere libera fino in fondo, non solo per 5 stupidi chilometri. Ho corso per una settimana, giorno e notte, insieme ai cinghiali e ai corvi. E ho visto le albe e i tramonti più belli e le mattine del mondo e le stellate senza luna, e alla fine sono arrivato a Roma. E ho corso in mezzo ai monumenti, ai palazzi importanti, e la gente mi gridava: ma dove corri? E io rispondevo: corro da Cristina! E aumentavo la velocità per arrivare prima a questo momento, al mio traguardo personale che eri tu. Ho corso Cristina, perché mi piaci tanto e vorrei tanto piacerti. Lei rimase muta, in un silenzio bellissimo. In quei pochi secondi pensai che se fossi stato lei e un ragazzo mi avesse detto quelle cose, gli sarei saltato al collo e lo avrei baciato per sempre. Poi, quel silenzio divenne insopportabile per tutti, Cristina abbassò gli occhi e disse piano: "Ma a me piace Roberto"... Ma porca troia nooo! Ma non è possibile, io tiro fuori una genialata così, da cui faranno in seguito anche un film da Oscar, e tu mi rispondi di Roberto? Ma sei veramente spietata Cristina, Dio santo! Ecco come andò, che alla fine le baciava tutte Roberto, senza nemmeno fare le corse e storcersi le caviglie. Perché in amore non conta quello che fai, ma quello che non fai. L'amore è sottrazione. Se non ti fai vivo, se non fai corse campestri a cazzo, diventi misterioso e le baci te. E poi, diciamocela tutta, Roberto era un gran figo.
 

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