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Non è un Paese per Giovani

Dimmi che vocina fai e ti dirò chi sei

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C'hai musetto te? C'hai musetto lui? C'hai il musetto, C'hai il musetto?"...La cosa straordinaria è che le vocine sono uguali sia per i cuccioli di animale, sia per i neonati umani. Non c'è differenza.
Sui bambini e sui cuccioli ho visto crollare anche gente tutta d'un pezzo. Partono con le vocine più assurde. (Vocina) Vieni bello, vieni da papà, con questo musetto lui, c'ha il musetto lui, eh? C'hai il musetto te? C'hai il musetto? E’ sempre la solita costruzione grammaticale poi. Prima una constatazione: "Con questo musetto". E dopo partono con le domande all'interessato: C'hai il musetto te, eh? ...e lì si possono incaponire anche con una reiterazione di tre, quattro domande sempre uguali, dove cambia solo il tono: C'hai musetto te? C'hai musetto lui? C'hai il musetto, C'hai il musetto?"...la cosa straordinaria è che le vocine sono uguali sia per i cuccioli di animale, sia per i neonati umani. Non c'è differenza. Vado a fare un esempio: ma guarda cos'è? Guarda cos'è? Ma cosa sei te eh, cosa sei? Sei un piccinino. Un piccinino è lui! Il piccinino mio, eh? Lui è il piccinino mio! Si parte da una domanda "Che cosa sei?", poi si dà una risposta: "Sei un piccinino" e alla fine si scopre una cosa in più e cioè che "E’ il piccinino mio". Ma potrebbe essere usato sia per un animale che per un bambino. Questo istinto che ci rende vulnerabili, soprattutto da lontano, per strada, chinato su un passeggino, o accucciato su un cucciolo di labrador che sono di solito i più irresistibili, è quasi un istinto rivelatore di che tipo di persona sei. Sì, perché a seconda di quello che dici, si capisce come sei. Vado a fare un altro esempio. Se tu dici: bello lui, bello lui, bello bello bello, bellissimo lui, il più bello, bellissimissimo e via così fino ad arrivare anche, nei casi più disperati, a gente che dice, bellissimissimissimissimissimo! Ecco in questo caso sei un tipo ostinato, caparbio, che si fissa su un aggettivo e lo porta all'esasperazione. Se invece dici: e cosa fa lui? E cosa fa con questi occhioni? E cosa fa con queste manine o zampotte, e cosa fa lui? Con queste guanciotte e via così fino a spingersi, nei casi più disperati a... "cosa fa con queste orecchiette", oppure "con queste naricette". Ecco, in questo caso invece, siamo di fronte a un tipo volubile, indeciso, che non sa cosa preferire, cosa scegliere. Insomma è vero, fateci caso, quando vedete qualcuno, o voi stessi, fare le vocine, fate anche caso a cosa dite e vedrete che verrà fuori il vostro carattere. Poi ci sono i bipolari. Magari gente a cui non è ancora esplosa la malattia, ma che in potenza sono quelli che hanno doppia personalità. Quelli partono di solito così, con una congiunzione: eeeee brrrrrr, eeeeee ciucciucciu', eeeee pututupututu'...non dicono nulla fanno versi e basta, poi pero' cambiano d'improvviso, e qui la bipolarita', e fanno:...eeeee brittete....poverino lui, poverino, poverino poverino...e iniziano a compatirlo, ma in realtà compatiscono se stessi, quel momento altro non è che la commiserazione di se stessi di fronte alla vita. Dicono sempre "poverino" oppure anche, "che gli dicono a lui?",  "ma che ti dicono eh?", "Che ti dicono?". Compongono quasi sempre domande retoriche e le ripetono come un mantra. Le vocine sono lo specchio della personalità. Ma è anche facile da capire, perché in quei momenti non ci sono regole, nessuno ti insegna a fare le vocine, vai d'istinto, e nessuno ti frena, quindi emerge la tua vera natura. Famoso fu il caso di quel signore anziano che vedendo il nipote appena nato, si piegò sulla culla e in preda dall'emozione disse: “Ciao piccolino sai chi sono io? Sono la nonna!” 
E scoprì così, alla veneranda età di 80 anni, di essere gay.
 

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