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Non è un Paese per Giovani

Te l'ho detto, dammi un bacio Giò

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Nel momento ultimo della sua vita ci siamo baciati tanto, senza ricatti né opposizioni, piccoli baci stanchi ma necessari

Dammi un bacio. No. T'ho detto dammi un bacio, Giò. No! Guarda non farmi arrabbiare, vieni subito qui a darmi un bacio. No, non vengo. Allora io stasera non ti faccio vedere Carosello. Uffa mamma... perchéeee? Io non ho voglia...
Mia madre è sempre stata costretta a ricattarmi per avere baci da me. E non scherzava. Una volta mi tenne tutta la mattina a casa dal mare finché non l'abbracciavo. Ma così non vale?! Vale vale, Giò, con te vale tutto. Mi diceva che per lei era necessario che io ogni tanto le dessi dei baci. Ma io non capivo, mi sembrava inutile, mi vergognavo anche un po'. Che erano tutte quelle smancerie?! Io non sono mai stato uno che abbraccia o che bacia se non è proprio necessario. Ecco, bravo, adesso è necessario. Vieni qui e dammelo senza tante storie, 'sto bacio. Ha continuato a chiedermeli fino alla fine, anche se negli ultimi giorni della sua vita era lei a darmeli, vedendomi triste. Mi dava piccolissimi bacini sul viso come fanno i pesci dei Caraibi, diceva già in preda alla morfina. Però era una bella immagine. Baciarsi ai Caraibi. Mi ricordo che il giorno della comunione, alla festa dopo la cerimonia, io correvo insieme ad altri bambini e la vidi che si tuffò per placcarmi e stringermi in un abbraccio, come Buffon all'incrocio dei pali. Dice che non poteva resistere a vedermi vestito così bene senza sbaciucchiarmi. E più io resistevo e più lei si accaniva. Era ostinata come madre su questo. Non mollava mai e alla fine se non ci riusciva fisicamente, lo faceva coi ricatti. Una notte la sentii parlare col babbo: Gianni, ma secondo te sbaglio io che lo voglio baciare anche se lui non vuole? Ma no Sisa, quello è tuo figlio, puoi baciarlo ogni volta che ti va. Eh No! Come ogni volta che ti va? E le mie volontà non valgono nulla? E il mio diritto di esprimere un dissenso non ha valore? Allora eccomi dai, forza, fate scempio di me, baciatemi, mi immolo io per tutti gli altri bambini ostili alle sdolcinature mammarie. Ma che discorso è? Ognuno deve poter decidere da solo quando donare le sue gote per essere strafugnate e sbaciucchiate a oltranza, senza apparente motivo. Quelli sono veri e propri raptus maniacali, sono momenti di incontenibile voglia di possesso delle mie gote a farne ciò che si vuole. Io non ero d'accordo. I baci vanno dati quando vanno dati e cioè... quando uno se ne va, o arriva, o compie gli anni, o è Natale. Già a Pasqua, secondo me, non è proprio necessario. I baci sono desideri che non sempre si possono esaudire. Io, in quanto figlio piccolo, ne rivendicavo la proprietà. I baci sono di chi li riceve e non di chi li dà. È come se io vengo a cena a casa tua e ti porto una bottiglia di vino. Di chi è? È tua che me la dai o è mia che la piglio? È mia, già dal momento che la pensi. È mia anche se la compri te e per un'ora resta tua. È apparenza. La verità è che i baci sono già di chi li riceverà, anche da prima, da quando sono desiderati, pensati, agognati. Tutti quei baci che mia madre mi dava erano miei e io dovevo poter decidere se accettarli o no. Ma non esiste un sindacato per questo e allora regna l'anarchia più totale sui baci rubati e ogni mamma fa come gli pare. La mia mi ricattava. Poi il tempo passa e le cose cambiano e da grande la lasciavo fare. Quando tornavo da Roma mi lasciavo baciare senza oppormi e lei se ne approfittava clamorosamente. Mi ricordo che io camminavo nel corridoio di casa con lei attaccata al collo. E alla fine, anche nel momento ultimo della sua vita, come abbiamo già detto, ci siamo baciati tanto, senza ricatti né opposizioni, piccoli baci stanchi ma necessari, quasi un pasto di sentimenti, baci nutritivi, alimentari, dati con piccole boccate, proprio come fanno certi pesci colorati, ai Caraibi.

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