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Gettoni di Letteratura

Giorgio Scerbanenco 5 | Un paio di pernod

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4 febbraio: Non mi sono forse mai odiato come questa sera. Odio veramente me stesso, la mia debolezza, soprattutto, l'incapacità psicologica, filosofica di strangolare un mio simile, ove questo occorra. Odio la mollezza intellettualistica che mi pervade, il vivere per concetti pensati, senza curarsi delle azioni vissute. Odio l'estrema volta economica della mia vita, per cui sono sempre schiavo di chi mi dà da vivere. E odio infine la capacità di vedere tutto questo. Almeno non lo vedessi...
Lo scrittore Giorgio Scerbanenco lascia un diario, che ha sempre conservato e portato con sé, un diario del 1947 in cui, per soli due mesi, gennaio e febbraio, annota pensieri privati, riflessioni e appunti profondi, filosofici, poi gelosamente custoditi dalla figlia. Come diversi altri inediti. Infatti è grazie a un armadio che la sua prima moglie, chiamata Liuba, ‘amore’, custodiva con le ante sempre chiuse nella casa coniugale di via Plinio 6, che sbuca un dattiloscritto che è stato conservato per quasi 50 anni dalla morte dello scrittore, si chiama L’isola degli idealisti ed è stato da poco consegnato alle stampe da suo figlio.
Alto, dinoccolato, magrissimo, con lunghe dita da pianista, Giorgio Scerbanenco, nei primi anni Cinquanta, verso l’una di notte arriva in Galleria da Biffi, il più famoso caffè milanese, per bere un paio di pernod e fumare una sigaretta inglese, dopo aver finito di battere a macchina le quindici cartelle del romanzo a puntate che avrebbe portato qualche ora più tardi alla redazione di Annabella», in piazza Carlo Erba, che a quei tempi era sede della Rizzoli.
Paga sempre lui, sia perché guadagna assai più degli altri, ma soprattutto perché è generoso per indole: una volta ha affittato una grande macchina con autista (perché non guidava, anzi non aveva nemmeno la patente) e ha offerto alcuni fine settimana principeschi in lussuosi alberghi della Riviera a due o tre amici, traduttori o redattori di case editrici.
Ama la bicicletta e il canottaggio, Scerbanenco, ma ha paura delle isole, infatti non andrà mai a Ischia seppure spesso invitato dal suo editore. Ha rapporti personali molto contrastati, e quando si arrabbia taglia ogni contatto. Quando se ne Va via dalle varie case in cui vive in precedenti relazioni, lascia quasi tutto e inizia periodiche Peregrinazioni tra alberghi e pensioni.

Ha scritto 82 romanzi, di tutti i generi: d’amore, di spionaggio, di fantascienza e polizieschi, più di mille racconti e altrettanti articoli. Anni dopo la sua morte la figlia trova un racconto scritto da lui a matita, su dei foglietti gialli, e narra di una piccola tragedia d’amore che avviene durante il primo allunaggio della storia, il 20 luglio del 1969.
Quando ha raggiunto il massimo del suo successo, Giorgio Scerbanenco muore, ha 58 anni appena. È l’ottobre del 1969, e sono passati pochi mesi dallo sbarco sulla luna.

Bibliografia
Il fabbricante di storie. Vita di Giorgio Scerbanenco
, di Cecilia Scerbanenco (La nave di Teseo)
 

Ultime Puntate e Podcast

Ascolta Giorgio Scerbanenco 1 | Il ragazzo di Kiev

Giorgio Scerbanenco 1 | Il ragazzo di Kiev

10/06/2019

"Scerbanenco siede davanti alla sua macchina per scrivere. L'ora in cui tanti operai, tanti impiegati iniziano il loro lavoro. Infila un foglio nel rullo della macchina. Poi guarda il foglio, la macchina, guarda il gatto che imperversa su poltrone e tappeti di casa: pensa. La trama di un suo romanzo sta tutta in una cartellina, al massimo due, si tratta di rapidi appunti sommari, appena un abbozzo di quello che dovrà accadere. Tutto il resto Scerbanenco ce l'ha in testa…. Prende a battere sui tasti con regolarità. Non ha più pentimenti o esitazioni. E così va avanti. Tre o quattro ore ogni mattina, tre o quattro cartelle all'ora"

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Ascolta Giorgio Scerbanenco 2 | Mille identità

Giorgio Scerbanenco 2 | Mille identità

11/06/2019

«Mi chiamo Giorgio Scerbanenco. Vivo da 18 anni in Italia e sono italiano. Ho scritto novelle, un romanzo, una commedia per la radio. Ho ventisette anni. Ho molti difetti, ma nessuno li conosce meglio di me. Devo scrivere un romanzo intitolato Ruolino di Marcia: mille pagine, centinaia di personaggi, un capolavoro, ma morirò senza avere avuto il tempo di scriverlo». Così si descrive, lo scrittore, nel 1937.

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Giorgio Scerbanenco 3 | In esilio

12/06/2019

«Milano era bella per chi sapeva apprezzarla, bella nelle grandi vie nuove e nelle piccole, che rammentavano antichi comuni medievali, d'autunno quando un velo di fanghiglia ricopre le strade, svela il rosso cotto delle pietre delle strade; di primavera quando un cielo latteo azzurro sembra una bandiera di velo che pesa dall'alto, stesa ad asciugare. Al mattino quando passano i tranvai carichi di operai e impiegati; verso sera, quando corso Vittorio è affollato di gente che cammina piano e sfoggia le ultime giacche, le ultime pettinature».

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Ascolta Giorgio Scerbanenco 4 | Venere privata

Giorgio Scerbanenco 4 | Venere privata

13/06/2019

«Arrivai a Milano senza un soldo e che sparacchiavano ancora, parlavano ancora di "far fuori". Ma questa volta avevo molti amici a Milano. Milano mi era già amica, non era come la prima volta che vi ero venuto da Roma. In poche settimane ebbi tutto, soldi e lavoro».

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