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Gettoni di Letteratura

Giorgio Scerbanenco 4 | Venere privata

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«Arrivai a Milano senza un soldo e che sparacchiavano ancora, parlavano ancora di "far fuori". Ma questa volta avevo molti amici a Milano. Milano mi era già amica, non era come la prima volta che vi ero venuto da Roma. In poche settimane ebbi tutto, soldi e lavoro».
È quello che afferma Giorgio Scerbanenco. Infatti, finita la guerra, lo scrittore torna dalla Svizzera con un solo abito, quello che ha addosso, che cade a pezzi. Ma ben presto riprende a lavorare con la sua solita foga per l’editore Rizzoli che vorrebbe su di lui una sorta di monopolio. Scerbanenco però è estremamente versatile e prolifico, non può essere imbrigliato da un solo editore, scrive tantissimo e ha continuamente bisogno di soldi, anche se non per avidità, come testimonia sua figlia nella sua biografia, ma perché ama spendere, ama i bei vestiti, e in alcuni periodi conduce uno stile di vita disordinato, eccessivo. Se a volte può essere disordinato, nella scrittura invece è assolutamente disciplinato, è un'attività in cui rimarrà metodico, per tutta la vita: la mattina lavora in redazione (per Rizzoli), il pomeriggio a casa dove scrive romanzi e racconti. E lo fa seduto davanti alla suo ordinatissimo tavolo nel grande salotto del suo appartamento in piazza della Repubblica. Sta lì per ore, spesso anche a tarda, sera quando le sue figlie sono già andate a dormire. E poi scrive dappertutto. Su fogliettini volanti, sui tovagliolini dei bar e dei ristoranti. Forse perché gli piace stare in mezzo alle persone, vuole capire come vivono, i segreti che nascondono. La città di Milano diventa il suo sfondo preferito per i romanzi che hanno per protagonista Duca Lamberti, un giovane medico che, radiato dall'Ordine e incarcerato per aver praticato l'eutanasia su una donna malata, si trasforma in investigatore privato. 
«Dopo tre anni di carcere aveva imparato a passare il tempo coi mezzi più semplici, solo che per i primi dieci minuti fumò una sigaretta senza pensare ad alcun gioco, ma quando buttò il mozzicone sulla ghiaietta del viale pensò che il numero dei sassolini dei viali e vialetti del giardino, era un numero finito. Anche il numero dei granelli di sabbia di tutte le spiagge del mondo poteva essere calcolato ed era un numero finito, per quanto grande fosse, e così, fissando in terra, cominciò a contare».
Questo è l’incipit di Venere privata, di Giorgio Scerbanenco, il primo romanzo di un ciclo che ha come protagonista Duca Lamberti, un ciclo composto da quattro romanzi e inizia nel 1966 proprio con “Venere privata”. Grazie allo scrittore ed editor Oreste del Buono, che tanto lo stimava, Garzanti pubblica anche Traditori di tutti , I ragazzi del massacro, I milanesi ammazzano il sabato, pubblicato nel 1969, e Milano Calibro 9.
Il suo esordio nel mondo del giallo avviene però ancora prima: nel 1940, con il poliziesco Sei giorni di preavviso, avvia una serie che viene pubblicata in Cinque casi per l’investigatore Jelling. Anche se i prodromi di questo genere sono ancora precedenti. Esiste infatti “Gli Uomini in Grigio” pubblicato nel 1935 in venti puntate, dal 21 aprile al primo novembre, sulla rivista “Il Novellino”. Un debutto dimenticato in gran fretta e che era stato pensato per i ragazzi, mentre il regime fascista teneva gli intellettuali sotto il torchio della censura. Infatti gli Uomini in Grigio del romanzo di Scerbanenco assomigliano tanto ai segretissimi spioni dell’Ovra, gli agenti segreti che dal 1930 al 1943 hanno tenuto sotto controllo giornali, gruppi sovversivi e altre possibili minacce al regime.
Ma con il ciclo di Duca Lamberti il riconoscimento, per Scerbanenco, è fortissimo. Nel 1968 vince il Grand Prix per la letteratura poliziesca a Parigi, e qualcuno entusiasticamente dice che lui "Per un verso è Balzac, per un altro Simenon. Duca Lamberti è l'equivalente di Maigret". 

Bibliografia
Il fabbricante di storie. Vita di Giorgio Scerbanenco, di Cecilia Scerbanenco (La nave di Teseo)
 

Ultime Puntate e Podcast

Ascolta Giorgio Scerbanenco 1 | Il ragazzo di Kiev

Giorgio Scerbanenco 1 | Il ragazzo di Kiev

10/06/2019

"Scerbanenco siede davanti alla sua macchina per scrivere. L'ora in cui tanti operai, tanti impiegati iniziano il loro lavoro. Infila un foglio nel rullo della macchina. Poi guarda il foglio, la macchina, guarda il gatto che imperversa su poltrone e tappeti di casa: pensa. La trama di un suo romanzo sta tutta in una cartellina, al massimo due, si tratta di rapidi appunti sommari, appena un abbozzo di quello che dovrà accadere. Tutto il resto Scerbanenco ce l'ha in testa…. Prende a battere sui tasti con regolarità. Non ha più pentimenti o esitazioni. E così va avanti. Tre o quattro ore ogni mattina, tre o quattro cartelle all'ora"

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Giorgio Scerbanenco 2 | Mille identità

11/06/2019

«Mi chiamo Giorgio Scerbanenco. Vivo da 18 anni in Italia e sono italiano. Ho scritto novelle, un romanzo, una commedia per la radio. Ho ventisette anni. Ho molti difetti, ma nessuno li conosce meglio di me. Devo scrivere un romanzo intitolato Ruolino di Marcia: mille pagine, centinaia di personaggi, un capolavoro, ma morirò senza avere avuto il tempo di scriverlo». Così si descrive, lo scrittore, nel 1937.

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Ascolta Giorgio Scerbanenco 3 | In esilio

Giorgio Scerbanenco 3 | In esilio

12/06/2019

«Milano era bella per chi sapeva apprezzarla, bella nelle grandi vie nuove e nelle piccole, che rammentavano antichi comuni medievali, d'autunno quando un velo di fanghiglia ricopre le strade, svela il rosso cotto delle pietre delle strade; di primavera quando un cielo latteo azzurro sembra una bandiera di velo che pesa dall'alto, stesa ad asciugare. Al mattino quando passano i tranvai carichi di operai e impiegati; verso sera, quando corso Vittorio è affollato di gente che cammina piano e sfoggia le ultime giacche, le ultime pettinature».

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Giorgio Scerbanenco 4 | Venere privata

13/06/2019

«Arrivai a Milano senza un soldo e che sparacchiavano ancora, parlavano ancora di "far fuori". Ma questa volta avevo molti amici a Milano. Milano mi era già amica, non era come la prima volta che vi ero venuto da Roma. In poche settimane ebbi tutto, soldi e lavoro».

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