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Gettoni di Letteratura

Giorgio Scerbanenco 2 | Mille identità

Giorgio Scerbanenco 2 | Mille identità
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«Mi chiamo Giorgio Scerbanenco. Vivo da 18 anni in Italia e sono italiano. Ho scritto novelle, un romanzo, una commedia per la radio. Ho ventisette anni. Ho molti difetti, ma nessuno li conosce meglio di me. Devo scrivere un romanzo intitolato Ruolino di Marcia: mille pagine, centinaia di personaggi, un capolavoro, ma morirò senza avere avuto il tempo di scriverlo». Così si descrive, lo scrittore, nel 1937.
Dopo il grave indebolimento fisico, e il ricovero in sanatorio, decide di lasciare la miriade di lavori che fa e si dedica solo alla scrittura. Questo soprattutto grazie all’incontro con Cesare Zavattini, che gli consente di debuttare nel 1934, quando gli fa pubblicare un suo breve racconto in una rivista edita da Rizzoli. E da allora, anzi, dal ’36, pubblica almeno tre romanzi l’anno. All’incontro con Zavattini, che aveva un importante ruolo in casa editrice, Scerbanenco arriva con un impermeabile double-face, scamiciato, senza cravatta, con il viso lungo, scavato. Ma quando inizia a parlargli Zavattini capisce subito chi ha di fronte e lo fa assumere immediatamente in redazione. Ma non solo, lo scrittore gli consegna il suo primo romanzo, Il terzo amore. Lavora alla macchina da scrivere con un ritmo da operaio alla catena di montaggio, quattro cartelle all'ora, è capace di scrivere ovunque, in qualunque situazione, anche sulla spiaggia davanti alla cabina, al mare d'estate. Ma Scerbanenco frequenta assiduamente anche le biblioteche della città, soprattutto quella del Castello sforzesco. E ogni mattina, sia inverno o estate, sia primavera o autunno, si alza presto, come gli operai e gli impiegati, e per anni svolge il suo mestiere, quello di fabbricare storie, sia come romanzi, sia sulle riviste.
«Ogni sabato mattina, all’edicola che sta proprio vicino alla fermata del solito tram, la stessa ragazza si ferma a comperare il solito giornale settimanale. Sale con me in tram, mostra la tessera, siede, apre la sua rivista, si ferma alla pagina del romanzo a puntate e si mette a leggere. Guardo il suo profilo, somiglia a quello di molte altre, è indefinito ma piuttosto gentile… ti conosco bene, ragazza, so da dove vieni e dove vai». Giorgio Scerbanenco descrive così la ragazza della porta affianco, anzi, del posto affianco sul tram, quella che legge le riviste su cui lui scrive, è lei il tipo di donna a cui si rivolge nelle sue poste del cuore, sui giornali Bella, Grazia, Novella e Annabella. Scrive 227 articoli in cinque anni. E lo fa con diverse identità, Valentino, Adrian, Luciano. 
Su Annabella invece Scerbanenco cura la famosa La posta di Adrian: una rubrica di posta attraverso la quale una volta riesce persino a far desistere una lettrice dall'intenzione di suicidarsi. Infatti le lettrici lo interpellavano non solo sulla loro routine sentimentale, ma anche su temi tragici, come la violenza domestica e il disagio psichico. Se aveva iniziato a collaborare con i periodici femminili anche come correttore di bozze, lo scrittore arriva a ricoprire incarichi redazionali e direttivi importanti nei settimanali femminili con cui collabora. 
Come Luciano firma su Grazia dal 1939 al 1943 la rubrica Essere donna e a volte fa commenti misogini, racconta le donne come esseri volubili, frivoli. Una lettrice una volta in una lettera gli chiede che tipo di donne gli piacciono, e Luciano/Giorgio confessa che una volta si era innamorato di una ragazza per il cappello verde che indossava. E a proposito di cappelli, rispondendo a una lettera di una lettrice, scrive: «L. è innamorata, perché è stanca di feltri sportivi e vuole un vero cappello di primavera. O uomini che amate una donna, state attenti quando lei si prende un cappello nuovo; se è diverso dai soliti, birichino e fiorito, e riposa sulla testa come se cadesse dalle mani di una fata, nove volte su dieci la vostra L. è innamorata, e può anche darsi che non sia innamorata di voi». 

Bibliografia
Il fabbricante di storie. Vita di Giorgio Scerbanenco,
di Cecilia Scerbanenco (La nave di Teseo)

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