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Parole difficili da non scrivere

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J. Haydn, Le ultime sette parole di Cristo sulla Croce

In musica gli ultimi momenti della vita terrena di Gesù Cristo sono al centro di innumerevoli composizioni, alcune delle quali traggono con esattezza il testo dal racconto dei Vangeli e diventano uno specifico genere musicale, la Passione appunto; paradigmatiche quelle bachiane - di cui una è stata qui presentata integralmente (>>).

La maggior parte di questi racconti usa il mezzo vocale e lo spazio sonoro della parola come espressione necessaria alla descrizione di azioni e sentimenti. In alcune circostanze invece questo spazio verbale viene volutamente negato e alla “sola” musica strumentale si affida il compito della narrazione. Così avviene il Venerdì Santo del 1786, quando per la prima volta si eseguì la "Musica instrumentale sopra le 7 ultime parole del nostro Redentore in croce ovvero Sette Sonate con una introduzione ed alla fine un Terremoto".

Dal canonico della Cattedrale di Cadice Joseph Haydn aveva ricevuto, con la commissione, parametri assai espliciti legati alle consuetudini locali di quella liturgia: l’articolazione del rito prevedeva ritmi e momenti di vuoto da riempire, appunto, con la musica. Quella musica doveva quindi armonizzarsi non solo con il clima religioso ma anche con elementi anche scenici (tutti i movimenti dell’officiante) presenti nel rituale.

Nello specifico, ad Haydn veniva chiesto di scrivere un totale di 9 brani strumentali, tutti in andamento Lento, di cui 7 si ispirassero ad altrettante frasi pronunciate dal Cristo morente secondo la tradizione dei Vangeli. Le sette frasi dovevano sostanziarsi in Sonate della durata di una decina di minuti ciascuna per essere alternate alle parole del celebrante, che avrebbe commentato le frasi in questione. Ad incorniciare le sette frasi, una introduzione e una conclusione, il terremoto che secondo i Vangeli segue il momento in cui il Cristo spirò.

Il risultato, composto da Haydn per un’orchestra piuttosto numerosa, apparve al compositore una bella prova tanto che ne realizzò ben altre tre versioni: due per sopperire ad esigenze strumentali ed economiche ridotte (una per quartetto d’archi e una per tastiera sola) ed una, la più tarda, che fornisse a quella musica l’unica cosa mancante, ossia l’elemento verbale con il suo strumento, la voce. Interessante raffrontare questa versione con quella per orchestra: l’Oratorio con soli e coro non fa che aggiungere (oltre ad alcune necessarie parti testuali) alcuni effetti di colore.

Pur numericamente non trascurabile, il repertorio teatrale nel catalogo di Haydn appare grandezza irrisoria se confrontato con la sua produzione strumentale, per organici ampi o ridotti. Ma quella stessa essenza drammatica che altri riversano sulla scena – Mozart in cima – non si può dire assente dall’ispirazione di Haydn. Solo, essa facilmente resta al di fuori del palcoscenico. E così in queste Sieben Worte troviamo accenti tanto vari e diversificati da non sentire alcun bisogno di “verificare” a quale parola stiamo dando ascolto.

Joseph Haydn
Die sieben Worte unseres Erlösers am Kreuze (Le ultime sette parole del nostro Redentore sulla croce) – versione per orchestra Hob XX n.1
 - Introduzione (Maestoso e adagio)
 - Sonata I: Pater, dimitte illis quia nesciunt quid faciunt (Largo)
 - Sonata II - Hodie mecum eris in Paradiso (Grave e cantabile)
 - Sonata III - Mulier, ecce filius tuus (Grave)
 - Sonata IV - Deus meus, Deus meus, utquid dereliquisti me? (Largo)
 - Sonata V - Sitio (Adagio)
 - Sonata VI - Consummatum est (Lento)
 - Sonata VII - In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum (Largo)
 - Il terremoto (Presto e con tutta forza)

Orchestra Sinfonica di Torino della Rai
direttore, Armando La Rosa Parodi

Registrato l’11 aprile 1968 a Torino, Auditorium Rai.

Le sette frasi
Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno
(Luca 23, 34)
In verità ti dico: oggi sarai con me in Paradiso
(Luca 23, 43)
Donna, ecco il tuo figlio
 (Giovanni 19, 26-27)
Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?
(Salmo 22,1 / Matteo 27, 46)
Gesù gridò: Ho sete
(Giovanni 19,28)
Tutto è compiuto
(Giovanni 19,30)
Padre, nelle tue mani consegno il mio Spirito
(Luca 23, 46)

 

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