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Pascal

122: Il gioco dell'oca

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Una coppia di oche e un ornitologo che ha fatto una scoperta.

Playlist:

SPACE DUCKS - DANIEL JOHNSTON
BIG SURPRISE - MOTORPSYCHO
DOWN ON THE FARM - UK SUBS
YOUR FINE PETTING DUCK - DEVENDRA BANHART
DEAD DUCK - EMILIANA TORRINI
 

Prima storia: la storia di Arcimboldo e Guendalina di Fabio Artuso 

Questa è la storia di Arcimboldo e Guendalina. Sono una coppia, di oche. Vivono in una fattoria dove ci sono anche Nabucodonosor e Vulcano - i galli - Fortuna, Ciuffetta, Vomitina, Esmeralda - le galline - ed pulcini. Don Chisciotte e Dulcinea sono i pavoni. Tonina e Oliva le asine. Girne, Salamina e Famagosta le capre. Winston il cane. Yorsh e Topo i gatti. Piero, Rocco e Romeo i bambini umani. E noi due i genitori umani. A guardare gli animali si impara tanto, soprattutto su di noi umani. Arcimboldo e Guendalina sono due oche bellissime e cattivissime. Anzi, il cattivo vero è Arcimboldo. Entrambe, comunque, stavano per essere trasformate in cibo da Anna, la vicina. Noi non le abbiamo prese per mangiarle ma solo per guardarle, perché’ sono belle.  Arcimboldo e Guendalina sono stati gli abitanti del nostro enorme pollaio nel bosco umbro dove abitiamo. Gli altri sono arrivati dopo. Ci hanno visto costruire la stalla, dove si sono piazzati, pensando forse che l’avessimo fatta per loro. È a quel punto che Arcimboldo ha iniziato a montarsi la testa, credendo, forse, di essere il re del pollaio, o forse del bosco, o magari del mondo intero. Sicuramente del suo mondo. Già non hanno preso bene l’arrivo di galli e galline, figuriamoci poi con i pavoni! Chi erano ‘sti pennuti con colori diversi che osavano invadere la loro terra? Vaglielo a spiegare che non era destinata a loro fin dall’inizio e che erano loro ad essersi sbagliati. 
Quando poi sono arrivati asini e capre che hanno preso posto nella stalla, devono aver pensato che la vita fosse proprio ingiusta e che non era equo perdere i diritti acquisiti.  Arcimboldo non ha mai avuto un bel carattere. E’ sempre stato un macho della peggior specie. Sempre col petto gonfio ad aprire la strada, con quella santa di Guendalina a seguirlo qualche passo più indietro. E cattivo. Proprio cattivo. Con quest’idea di dover difendere chissa’ cosa da chissa’ chi. Come se senza di lui Guendalina fosse perduta! Sempre arrabbiato. Sempre scontroso. Mai un sorriso! Ma tutto è peggiorato a primavera, quando Guendalina iniziò a fare il nido in un angolo della stalla, dove depose il primo uovo. Non so se era più eccitata lei, Arcimboldo, o i bambini umani. Forse, quelli più eccitati, alla fine eravamo noi genitori dei bambini umani! Un bellissimo uovo bianco. Un uovo enorme pieno di promesse. Già ci immaginavamo le piume soffici del batuffoletto giallo che ne sarebbe uscito! 
Poi il giorno dopo ne fece un altro di uovo. Ed un altro ancora. Ogni giorno un uovo fino a deporne più di due dozzine nell'arco di un mesetto. Anna ci aveva suggerito di togliere le prime uova, che probabilmente non sarebbero state fertili, e di mangiarcele. E poi di toglierne altre per tenerle al caldo ed aumentare le possibilità di schiusa. Così abbiamo fatto. Li abbiamo presi e segnati con un numero, tenendoli al caldo in casa, avvolti da un panno di lana. Il bambino Rocco era addetto ad accudirli fino a quando Guendalina non avesse deciso di iniziare la cova. Senza nessuno che glielo avesse spiegato, un giorno Guendalina decise che era ora di sedersi. Era la prima cova, e ci dissero che era facile che fosse distratta e che si stancasse dopo qualche giorno. Ma quando mai!? Dal giorno in cui iniziò la cova, non la vedemmo più in piedi, sempre seduta sulle uova, comprese quelle numerate che le rimettemmo sotto. E Arcimboldo? Immaginatevi quanto era diventato superbo quel bell'imbusto! Non c'era verso di avvicinarsi a Guendalina, neanche per portarle da mangiare ed un po' d'acqua, vista che quella matta non si alzava neanche per sfamarsi e dissetarsi! Passarono 40 giorni, con Arcimboldo che diventava sempre più nervoso ed impaziente, e Guendalina che dal bianco candido lentamente virava al grigiastro, visto che non si alzava neanche per andarsi a lavare nella pozza, dove prima si ripuliva dopo aver buttato qualche pezzetto di legno per vederlo galleggiare...un po' come noi umani facciamo con un'anatrella di plastica nella vasca da bagno!
Allo scattare del quarantesimo giorno, anche noi umani eravamo super-eccitati e controllavamo le uova più volte al giorno per vedere finalmente qualche segno di schiusa. Ovviamente era un'impresa avvicinarsi alle uova. Qualcuno doveva tenere lontano Arcimboldo e qualcun'altro doveva assicurarsi che Guendalina non avesse il collo libero, visto che le beccate di oca non sono da augurare neanche al peggior nemico. Ma niente. Passano 41 giorni, 42, 43, 44. "Mannaggia, bambini, mi sa che è andata male!" dico io al 45mo giorno.
A quel punto il bambino umano Rocco ed io ci avviciniamo per decretare nostro malgrado il fallimento di covata. A volte capita, ci hanno detto. Soprattutto alla prima cova, e spesso quando c’è una sola femmina. Quando ci avvicinammo al nido, constatammo che molte delle uova erano già esplose. Ne rimanevano solo 3 o 4 di intere. Guardandole controluce però non si vedeva nulla di formato, quindi decidemmo di toglierle, in modo da liberare Guendalina dall'incombenza della cova. Guendalina, infatti, continuava imperterrita a star seduta, pur avendo ormai perso la lucentezza delle piume ed aver perso anche il colore del becco e delle zampe. Sembrava invecchiata di anni. Ma non se ne dava conto. Tolte le uova superstiti, ce ne liberammo ma al bambino Rocco successe un incidente increscioso: un uovo gli scoppio in faccia e venne così isolato dal resto della sua famiglia per alcuni giorni, visto che l'odore perdurò a lungo, anche dopo plurimi lavaggi e profumazioni! Con nostra enorme sorpresa, però, Guendalina continuava a stare seduta sul nido anche ormai privo di uova! Era entrata in fissa. Era in evidente stato di depressione. O forse aveva solo paura di doversi giustificare con quel cafone di Arcimboldo, che ormai si dava già le arie da padre. Restò seduta sul nido ancora per un giorno senza lavarsi, senza bere e senza mangiare. A quel punto, decidemmo di toglierle anche il nido e di impedirle l'accesso alla stalla. Solo allora iniziò lentamente a ritornare in sé. Un po' alla volta riprese i suoi colori ed il peso perduto. Arcimboldo da allora, però, è diventato ancora più cattivo. Credo che ce l'abbia in particolare con me, ritenendomi responsabile per la sua mancata paternità, solo per avermi visto armeggiare attorno al nido.
 

Seconda storia: L’anatra che mi cambiò la vita

«Nel 1995, aprimmo un nuovo padiglione vicino al Museo di Storia Naturale. Era tutto di vetro, e questa struttura mi ha aiutato a fare bene il mio lavoro. La struttura infatti era davvero mortale per gli uccelli. Gli uccelli infatti non comprendono il concetto di vetro».
Queste sono le parole di Kees Moelliker è un ornitologo, curatore del Museo di Storia Naturale di Rotterdam. Da quando quel palazzo di vetro fu costruito Moelliker dovette recuperare diversi volatili morti nello scontro contro i pannelli trasparenti. Un gesto che era quasi un dovere per lui. Il 5 giugno 1995 accadde qualcosa di più insolito del previsto: «vidi un'anatra morta a terra. Ma vicino all'anatra morta c'era un'altra anatra viva. Erano entrambe di sesso maschile. E poi è accaduto questo, l'anatra viva monta sull'anatra morta e inizia ad accoppiarsi. e mi sono detto: Qui c'è qualcosa che non va». Da quella che poteva sembrare solo una cosa bizzarra Moelliker avvierà uno studio che cambierà per sempre la sua carriera professionale. 
Noi abbiamo scoperto la sua storia grazie a una Ted conference che vi consigliamo di guardare, intitolata “How a dead duck changed my life”. 

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