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Pascal

112: Non fare una piega

Ascolta l'audio
Un idraulico impassibile e una donna che sta per entrare in un carcere

Playlist:

STRAIGHT TO HELL - THE CLASH
BE PREPARED - TOM LEHLER
YOU’VE GOT TIME - REGINA SPEKTOR
INTO THE UNKNOWN - BLACK CHORDS

Prima storia: L'idraulico di Luca Olivo

Ho la fortuna di vivere in una casa di proprietà. Non è una reggia, ma non è nemmeno piccola: ha spazi adeguati e dispone anche di uno scantinato interrato, dotato di lavanderia. Sotto al pavimento della lavanderia c'è un pozzetto per la raccolta dell'acqua di scarico. Al suo interno, una pompa che rimanda l'acqua dal pozzetto verso le fognature comunali. Un bel giorno le tubature di collegamento alla pompa decidono di scollegarsi e così il pozzetto non si svuota più. Chiamo l'idraulico che arriva con una certa prontezza. Apriamo il pozzetto e una nuvola di vapore ci investe. Analizzando la situazione risulta abbastanza chiaro che, a causa delle vibrazioni della pompa, si è sganciata una curva lungo la tubazione: la pompa continua a funzionare ininterrottamente ma l'acqua non defluisce verso la fogna e rimane all'interno del pozzetto, al punto che la pompa si è surriscaldata, provocando una piccola sauna sotterranea. Interrotta la corrente per spegnere la pompa e smaltito il vapore, possiamo affacciarci sul bordo del pozzetto. L'idraulico mi mostra come funziona la pompa e come pensa di operare per sistemare la cosa.
Prima di tutto dovrà riagganciare la curva al resto della tubazione. A quel punto, ricollegata la corrente, si potrà riazionare la pompa, per svuotare il pozzetto "rovente". Queste sono le condizioni minime per poter capire come mai la curva si sia sganciata. Siamo lì, bocconi, uno davanti all'altro, affacciati sul bordo del pozzetto, che ci raccontiamo queste filosofie idrauliche, quando con la coda dell'occhio intravedo scivolare un oggetto nero dal taschino sinistro della sua camicia. Pluff!! Precipita veloce nell'acqua del pozzetto sparendo sul fondo. Il mio visitatore non fa il minimo cenno. Dopo un istante di interdizione, ci guardiamo velocemente negli occhi: "Ma cosa è caduto?" chiedo. Con calma, come se nulla fosse: "Il telefono" mi dice. Non riesco a conciliare la sua imperturbabilità con la mia agitazione.
Vorrei buttarmi io, dentro al pozzetto, a cercare nell'acqua il suo telefono; ma lui: "Pazienza, lo prenderemo". Non è rassegnazione, la sua è più superiorità. Come se fosse del tutto irrilevante aver appena perso un cellulare in un tombino pieno d'acqua calda. Che non sia la prima volta che gli succede? Applichiamo il piano concordato: la mia impazienza di recuperare il suo cellulare è decisamente incontrollabile. Non mi interesso quasi più del mio tombino, della mia pompa, della sauna che si è creata. La priorità è il cellulare. Dopo qualche minuto stabiliamo le condizioni per svuotare il tombino. Ripristinata l'alimentazione elettrica della pompa, lui la aziona e lentamente il livello dell'acqua comincia a diminuire. Freneticamente muovo gli occhi alla ricerca del cellulare sul fondo. Ma è nero e non lo vedo. Appare solo quando ormai rimane solo il fondo del tombino da prosciugare. Finalmente lo recupera. Mi sento un po' meglio, anche se sono consapevole che ci sia ormai poco da fare. Lui ne asciuga un po' l'esterno e, dopo una veloce occhiata, ripone il telefono nel medesimo taschino da cui era caduto. Nemmeno ora che l'ha recuperato appare seccato dell'accaduto. Completiamo l'opera per cui era intervenuto e lo accompagno alla porta. Nell'uscire vorrei dire qualcosa di più per manifestare il mio dispiacere per quanto accaduto al suo cellulare, ma non mi esce niente di più di uno stentato: "Mi dispiace per il suo telefono". Lui non si smentisce: "Pazienza. Sistemeremo. Buona giornata".

Seconda storia: Tra qualche giorno andrò in carcere

«Quando Chris alza la cornetta, a rispondere è la voce di una donna che in modo sereno gli dice: "Lunedì mattina i miei genitori mi accompagneranno in una prigione federale dove trascorrerò i prossimi 36 mesi della mia vita"».
E' uno dei podcast di maggiore successo negli Stati Uniti, “Beautiful Stories from Anonymous People”, il format ideato e condotto dal comico americano Chris Gethard. L'idea è semplice quanto efficace: aprire il telefono e parlare di qualsiasi cosa con un chiamante anonimo, per un'ora, senza possibilità di riattaccare. La telefonata che ricevette però Gethard una sera, andò ben oltre qualsiasi aspettativa. A intervenire fu una donna, infermiera, sposata con due figli. Apparentemente una vita normale ma di lì a pochi giorni le si sarebbero aperte le porte del carcere. Quattro anni di reclusione per traffico internazionale di droga. Una confessione che lascia basito anche il conduttore, dando vita ad un lungo ed appassionante racconto sulle motivazioni e le preoccupazioni che assillano la donna negli ultimi suoi giorni di libertà.
Potete ascoltare l'intero dialogo direttamente dal podcast intitolata: "Prison Bound - BEAUTIFUL STORIES FROM ANONYMOUS PEOPLE #121".

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