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Pascal

119: Istruzioni per trasformare un sogno in un incubo

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Un errore di valutazione e un pilota veloce come il vento

Playlist:

DRIVE - INCUBUS
ENOUGH TO BELIVE - BOB MOSES
HERDER BETTER FASTER STRONGER - DAFT PUNK
I WHISH I KNEW - SHARON VAN ETTEN

Prima storia: istruzioni per trasformare un sogno in un incubo di Marco Evangelista

Era settembre del 2017, dopo aver lavorato per circa 3 anni sulla mia rete di contatti professionali, riesco ad ottenere un primo colloquio telefonico per una importante azienda barcellonese che opera in quello che era il mio settore: la automotive. Segue un secondo colloquio telefonico, piaccio e così fissiamo un incontro di persona. A inizio ottobre parto per Barcellona. Mi fissano il colloquio di lunedì così da potermi permettere di fare il fine settimana lì, già li adoro. Arrivo di sabato, incontro dei vecchi amici dell’Erasmus rimasti lì a lavorare. Mi raccontano che quei tempi sono finiti, che ora ci sono delle responsabilità e che quella vita non è più possibile. Ed è su quelle parole che la sera finiamo ad un botellon, ovvero a bere a casa di sconosciuti, in pieno e perfetto stile Erasmus. La domenica decido di passarmela in solitaria, giro per la città, mi perdo tra le strade e in quel fantastico suono della lingua spagnola.
Arriva il pomeriggio, c'è ancora una bella luce e mi incammino verso la Barceloneta. Mi fermo a prendere una caña, il loro bicchiere di birra con tipiche tapas di olive e pane e pomodoro. Sono all'aperto, su una piattaforma di legno di un baracchino sulla spiaggia, i piedi nella sabbia e di fronte a me il mare, con la sua brezza leggera (che suona banale solo a dirlo ma che invece banale non lo è mai e anzi, ogni volta è una brezza in grado di sorprendere ed entusiasmare, quella del mare). Un momento di pace rara, in cui apprezzi tutto quello che c'è intorno e le cose sembrano andare, almeno per una volta, nel verso giusto. Ed è con questo sentimento che quando l'indomani mattina, al colloquio, le due persone di fronte a me, mi chiedono "Perché verresti a vivere qui?", io le guardo per qualche secondo, sorrido e dico "Just feelings". La loro prima reazione è di pura perplessità ma non tarda a seguire una comprensione ed un sorriso. Comprensione del fatto che c'era un mondo racchiuso dietro quelle due semplici parole. “Just. Feelings”. In serata rientro a casa, a Torino. Passa qualche giorno e ricevo una loro chiamata: "Ci sei piaciuto, dacci un paio di settimane e ti mandiamo la lettera di assunzione". Era fatta, il sogno di una vita che stava per realizzarsi secondo le esatte condizioni e modalità che avevo sempre immaginato. Passano pochi giorni e ricevo un'altra telefonata ma questa volta è per un colloquio su Milano. Adoro Milano, con la sua anima cosmopolita e di città che dorme poco e adoro le persone che ci vivono e adoro lei, la ragazza che stavo cercando di riconquistare ad ogni costo. Giusto per curiosità, vado a sentire cosa hanno da dirmi. Il colloquio va bene e quello che avevano da dirmi riguardava “un’offerta che non si può rifiutare", estremamente vantaggiosa e con possibilità di andare, da lì ad un anno, a Barcellona per l'apertura di un nuovo stabilimento. Mi sembrava tutto ancora più perfetto, ed era lì che dovevo capire che qualcosa non andava. Passo giorni in piena crisi e notti insonne. Cosa faccio? Alla fine arrivo ad una conclusione: c'è un lavoro bello con condizioni di altissimo profilo, c'è una città che mi piace, c'è comunque la possibilità di andare a Barcellona, c'è la possibilità di riconquistare la ragazza che amo: e che Milano sia!
La storia termina col fallimento dell'azienda da lì ad un anno, con una sede catalana mai aperta e con una ragazza mai riconquistata. Qui finisce la storia, la storia di quella volta che ero ad un soffio dal realizzare un sogno, di quella volta che scelsi il denaro, l'ambizione e l'amore, di quella volta in cui mi condannai a rimpiangere ogni giorno della mia vita, di non aver inseguito fino in fondo un sogno che era lì, pronto a diventare realtà

Seconda storia: Carlo Capone un pilota velocissimo

"L'anno successivo Carlo Capone, neo campione Europeo, resta senza macchina, senza scuderia e con la nomea di pilota difficile, di testa calda. Nessuna scuderia lo vuole."
La carriera di Carlo Capone, pilota di rally, è stata tanto scintillante quando breve. Una rapida ascesa nel corso degli anni '80 lo porta a scalare, a suon di vittorie, tutte le categorie, arrivando a conquistare nel 1985 il prestigioso campionato europeo di rally. Un talento cristallino che però si scontra ben presto con un carattere poco propenso ai compromessi, alla politica del circuito. I suoi attriti con il proprietario del proprio team, Cesare Fiorio, e la convivenza forzata con il compagno di scuderia Henri Toivonen, lo porteranno alla decisione di cambiare vettura all'indomani della vittoria del campionato. Una scelta fatta nel momento più alto della carriere e che invece si rivelerà deleteria per Capone, il quale non riuscirà più a trovare nessuna scuderia disposta ad ospitare la sua personalità. irrequieta. Un'uscita di scena che provocherà conseguenze anche nella sua vita privata, con la crescente depressione che nel giro di pochi anni lo porterà ad essere curato in una clinica psichiatrica. 
La storia di Carlo Capone ha ispirato il personaggio di Stefano Accorsi nel celebre film "Veloce come il vento" di Matteo Rovere, uscito nel 2016. La sua storia l'abbiamo letta su Rollingsteel, nell'articolo “Rally Stories – La triste storia di Carlo Capone, dal campionato europeo all’ospedale psichiatrico” di Mattia Limonta
Carlo Capone (Foto via Wikipedia)

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