Benvenuto in RaiPlay Radio. Questa la legenda per navigare tra i contenuti tramite tastiera. I link principali corrispondenti alle varie sezioni del giornale sono stati associati a tasti di scelta rapida da tastiera. Premere ALT + la lettera o il numero desiderat0 + INVIO: ALT + 1 = Vai al canale Rai Radio 1
ALT + 2 = Vai al canale Rai Radio 2
ALT + 3 = Vai al canale Rai Radio 3
ALT + 4 = Vai al canale Rai Radio Tutta Italiana
ALT + 5 = Vai al canale Rai Radio Classica
ALT + 6 = Vai al canale Rai Radio Techetè
ALT + 7 = Vai al canale Rai Radio Live
ALT + 8 = Vai al canale Rai Radio Kids
ALT + 9 = Vai al canale Isoradio
ALT + 0 = Vai al canale Gr Parlamento
ALT + P = Play - ascolta la radio

Pascal

113: Condizioni avverse

Ascolta l'audio
Una tempesta nei mari pugliesi e l'uomo che per anni ha letto il bollettino meteo per la BBC

Playlist:

GLIMPSES ACROSS THUNDER - AMOR
DOWN BY THE SEA SIDE - LED ZEPPELIN
WEATHER - NOVO AMOR
SAILOR MAN - LUCAS MAYER/IRIS FUZARO
TRY TO SLEEP - LOW

Prima storia: Salvarsi nella tempesta di Cristina Federica Sarcinella

Era la fine degli anni '80, più o meno, e come ogni anno eravamo in vacanza in Puglia quando questa regione non era niente di più che un luogo imprecisato del sud Italia. Non andava di moda come ora, tutto era ancora selvaggio, e l'attività principale, mia e di tutti quanti, era andare al mare: con l'asciugamano sulla spalla o legato in vita, e gli zoccoli di legno, oppure in barca. Qualunque tipo: gommoni minimi, scafi pazzeschi o barchette di legno con piccoli cabinati che mimavano i grandi pescherecci che ondeggiavano nel porto e portavano nomi efferati - come Vendetta, Veleno, e Rochi Tre, quest’ultimo scritto proprio così. Ed è in questo luogo piccolissimo, che si può misurare in passi, che mio padre è sopravvissuto all'uragano.
Io avevo all'incirca 12 anni, sono nata e cresciuta a Torino - dove sono stata fino ai miei 23anni - poi sono stata 6 anni a Parigi, in seguito sono tornata in Italia e ho deciso di vivere proprio in Puglia, a pochi chilometri dal piccolo borgo che ha ospitato tutte le mie estati.
Per me è una terra piena di ricordi di famiglia. di ricordi miei, un luogo unico dove respiravo quell'aria di libertà che potevo avere solo qui.
Venivamo in vacanza in un minuscolo borgo di pescatori, che è così piccolo che si percorre in una manciata di minuti, e dove tutto è mare e scogli. È così piccolo che casa nostra era a 20 metri dalla spiaggia. Il mare e il vento mutevole riempivano ogni mio sguardo e ogni mio respiro, in ogni giorno estivo che passavamo qui. Tutti noi in famiglia amiamo quell'odore di salsedine che scava le narici e da un po' alla testa, gli scogli che pungono i piedi, i tuffi nel blu. Questo borgo piccolissimo - che la mia famiglia frequenta dalla lontana e antica infanzia di mia madre - era il luogo dove potevamo uscire da soli per il paese, andare al mare da soli e passare le serate a ciondolare in strada davanti casa. Lì era possibile tutto quello che invece era impossibile a Torino, dove il clima era rigido e i ritmi inadatti alla sete di libertà dei bambini.
Eravamo tutti indissolubilmente legati al mare. Mio padre soprattutto. Mio padre aveva una piccola ditta di costruzioni, lavorava tantissimo nei cantieri torinesi tutto l'anno, e quando arrivava al mare - bastava dire così per collocarlo geograficamente, questo era il solo e unico mare che frequentavamo - gli piaceva andare a pescare. Mio padre è un tipo schivo, taciturno, ha sempre avuto pochissimi amici e, tra questi pochi, c'erano quelli della pesca.
Faceva pesca subacquea a turno con loro, che erano tutti pescatori amatoriali, e quel giorno era partito in mare con un piccolo scafo cabinato azzurro e bianco, di un vicino di casa barese - il signor Stanislao - e con un altro amico trovato per la via del porto. Andare a pescare era il solo momento di uscita che davvero gli piacesse, perché sennò, stava benissimo a casa, a guardare il mare dal nostro balcone, che lo incorniciava perfettamente come un quadro sempre in movimento.
Ci stavamo le giornate intere su quel balcone, a guardare il sole che mutava espressione, e poi a controllare il vento. Ecco, il vento a Torino non c'era mai, mentre al mare non solo era sempre presente ma era estremamente mutevole, e mi stupivo sempre quando i pescatori sul porto, preparando le esche in grandi cesti pieni di ami che mi parevano micidiali uncini, predicevano l'arrivo dello scirocco o del maestrale. È ancora così, c'è un rincorrersi perpetuo di questi due venti. Scirocco e maestrale. Ma se il maestrale è un vento schietto, lo scirocco no, è un vento subdolo, la cui corrente ti porta al largo e non a riva, che non ha creste bianche e le onde, seppur altissime, non paiono minacciose, e che soprattutto, ha quasi ucciso mio padre e il suo equipaggio. Come ogni giorno, siamo andati tutti al mare. Era una giornata caldissima e bellissima ma, verso mezzogiorno, il vento ha iniziato a cambiare e, dalla leggera brezza della mattina, si è alzato un forte scirocco. Tutti i pescatori sono immediatamente rientrati al porto. Passava voce di richiamare a casa i ragazzi, di non usare materassini in mare, perché lo scirocco ti trasporta lontano ed è difficile tornare a riva. Se non impossibile. Vedevo mia madre allarmata per mio fratello, che proprio quel giorno, aveva un materassino. Io ero già con lei per la strada, ci avviammo per andarlo a chiamare ma lo incrociammo che si affrettava anche lui sulla strada del ritorno. Sicuramente, essendo un gran mangione, tornava a casa per il pranzo imminente e non per quello scirocco che iniziava a diventare di una forza fuori dal comune. Mia madre non aveva notizie di mio padre, era molto preoccupata e voleva andare al porto ma ormai il vento era così forte che non si vedeva più niente: la polvere turbinava ovunque, era impossibile camminare senza aggrapparsi a qualcosa. Venti metri che sembravano chilometri, tanto il vento era furioso. Siamo arrivati a casa appena in tempo, perché poco dopo una tromba d'aria è arrivata violenta, ha rovesciato bidoni della spazzatura come nulla fosse, i pali della luce oscillavano, il mare non si vedeva più e tutto era plumbeo, pioveva fortissimo.
Noi, ingenuamente, avevamo chiuso la grande vetrata del balcone e le finestre della casa, ma il vento aveva aperto tutto contemporaneamente, in un boato enorme: la casa si allagava, noi non potevamo fare fronte alla furia della tempesta.
Mio padre era in mare. Mia madre cercava disperatamente di mantenere la calma ma era impossibile, sembrava che la casa volasse via. Avevamo, all'epoca, delle pesantissime tapparelle di ferro che scorrevano su e giù con una manovella amovibile. Abbiamo inserito a fatica le manovelle e abbiamo abbassato le tapparelle di ferro, sperando che almeno questo ci salvasse. Nel frattempo cercavamo di raccogliere acqua nei secchi. Il seminterrato, dove dormiva mio fratello, era allagato. Iniziava ad allagarsi anche il piano rialzato, dove tutto l'appartamento era in preda alla furia del tifone. Mio padre era in mare. Mia madre diceva questa frase cercando di non allarmare sé stessa e noi, ma ad un certo punto, mentre neppure le tapparelle di ferro sembravano reggere alla forza pazzesca della tempesta, lei ha detto: "Non so se ce la farà". Io mi sono fermata un attimo. Nella leggerezza ottimistica dei miei 12 anni, pensavo semplicemente che tutto sarebbe passato. Ma sentendo mia madre dire così, in un attimo ho capito che mio padre, molto probabilmente, non sarebbe mai più tornato.
Ero così terrorizzata che non sapevo cosa fare, cosa pensare, e mi sono accorta che il vento iniziava a calare. Abbiamo riaperto le tapparelle: fuori tutto era scomposto, bagnato, sabbioso, scuro, sferzato dal vento, il mare era disordinato e le onde, crespe e alte, avevano totalmente inghiottito la scogliera ed invaso la strada. Unica persona in giro, un vicino di casa ed amico di mio padre, che ci ha urlato, dal balcone, che stava andando al porto a cercarlo. Sperava che fosse lì. Di stare tranquilli, che andava lui a controllare la situazione. Mio padre e i suoi compagni non avevano capito in tempo di che portata sarebbe stata la tempesta ma avevano seguito gli ultimi pescherecci - in ritardo però - e non erano riusciti a rientrare nel porto. Erano rimasti proprio a ridosso del molo principale, che non riusciva a proteggerli dalla massa d'acqua che li investiva ma li ha protetti dal colare a picco. Loro tre, pensavano che non sarebbero mai tornati sulla banchina che distava pochi metri. Quei pochi metri, erano invasi dalla furia del tifone. Erano così disillusi, che nella quasi certezza di non farcela, hanno cercato, con tutta la calma possibile, di restare a galla e di avvicinarsi poco a poco alla terraferma. Vedevano solo masse di acqua ovunque. Capivano bene che c'era poco da sperare e attendevano che qualcosa accadesse. Di affondare o di salvarsi. E l'attesa non è stata vana.
Appena il vento è calato un poco, sono riusciti, seppur a fatica, a rientrare a riva. Il vicino di casa, che quel giorno non era andato a pescare, li ha trovati tutti e tre su una panchina, appoggiati allo schienale a ridere, come tre folli, scampati alla tempesta. Erano vivi. Importava solo questo. Ridevano alla vita e alla grande paura che li aveva sommersi, come il mare. E così, passato lo scirocco, il tifone e la tempesta, ho capito che nella vita potevamo farcela, tutti e nonostante tutto.

Seconda storia: L'uomo che per una vita ha letto il bollettino meteo alla BBC e ora fa addormentare le persone con la sua voce

"Peter termina di leggere il bollettino meteo, poi chiude il microfono e dice: "OH FUCK". Ma il microfono è aperto. Il giorno dopo viene licenziato"
Con la sua voce pacata e quasi ipnotica, Peter Jefferson ha accompagnato per decenni la vita degli inglesi, diventando quasi un amico di chi lo ascoltava. Le sue previsioni meteorologiche in radio, ai microfoni della BBC, furono un appuntamento fisso per tanti anni. Fino a quando  Peter non venne licenziato in seguito ad un imprecazione detta a microfoni ancora accesi. Nello stesso periodo, oltre la perdita del lavoro, il popolare conduttore dovette affrontare il percorso di cure per una grave malattia. Un periodo difficile dal quale Peter riuscì fortunatamente a risollevarsi, grazie anche a una nuova opportunità lavorativa: una società inglese lo chiamò a dare voce a un app che racconta storie della buonanotte. Alla rinascita professionale, seguì anche la guarigione dalla malattia, per la gioia dei tanti fedelissimi di Peter Jefferson che poterono tornare così ad addormentarsi con la sua voce.
Abbiamo scoperto la storia di Peter Jefferson grazie al podcast 99% Invisible, nell'episodio 316 intitolato "The Shipping Forecast".

Ultime Puntate e Podcast

Ascolta 146: Mai in vita mia mi sono sentito così libero

146: Mai in vita mia mi sono sentito così libero

24/05/2019

Con Matteo Caccia Regia di Luca Micheli A cura di Giulia Laura Ferrari

  • Ascolta
  • Podcast
  • Opzioni
Ascolta 145: E alla fine si sposano

145: E alla fine si sposano

23/05/2019

Una storia d'amore a distanza e quello che è stato l'ultimo duello della storia

  • Ascolta
  • Podcast
  • Opzioni
Ascolta  144: Il potere di decidere

144: Il potere di decidere

22/05/2019

La delicata e difficile scelta di una ragazza e la storia di un esperimento politico andato a buon fine

  • Ascolta
  • Podcast
  • Opzioni
Ascolta  143: Perdonare il dolore, accettare la rabbia

143: Perdonare il dolore, accettare la rabbia

16/05/2019

Una figlia che perdona sua madre e una donna sopravvissuta allo tsunami

  • Ascolta
  • Podcast
  • Opzioni

Caricamento...

Ascolta le dirette

Rai Radio 1

Rai Radio 2

Rai Radio 3

Rai Radio Tutta Italiana

Rai Radio Classica

Rai Radio Techetè

Rai Radio Live

Rai Radio Kids

Rai Isoradio

Rai Radio GR Parlamento

Rai Radio 1 Sport

Rai Radio 2 Indie

Canali Overview

Nessun risultato per