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Pascal

144: All'ultimo respiro

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Una giornata a Gaza City e un lupo salvato in extremis

Playlist:

BREATHE - MIDGE URE
CRUSHING - EX RE
THINGMAJIC - MIYA FOLICK
MOUNTAINS - MESSAGE TO BEARS
HEARTBEATS - JOSÈ GONZALES
 

Prima storia: Storia di 10 minuti di Lucia Pantella

Gaza, 25 agosto 2014, 10.30 della sera, Palazzo dell'Italian Tower.
Il 25 agosto del 2014 la guerra israelo-palestinese sta per entrare in nuova fase, una nuova era, una fase pericolosa: "Distruzione delle abitazioni dell'Italian Tower". Motivazione: ignota. Non sono sicuro siano stati 10 minuti, sarebbero potuti essere anche 10 anni.
Questa è la storia di centinaia di famiglie, fortunate abbastanza da essere state avvertite e di essere riuscite ad evacuare le loro case prima che queste fossero bombardate e distrutte da cima a fondo. E' una sera di fine agosto, siamo a Gaza City. Suona il mio telefono, è il custode del palazzo che urla: “Dr. Walid scenda di sotto immediatamente con la sua famiglia!”.“Che succede? Cos’è questa storia? Cosa sta succedendo?”.“Non c’è tempo” - urla il portinaio - “Venga giù con la sua famiglia subito! L’esercito israeliano sta per bombardare il nostro edificio. Stanno tutti correndo di sotto. Non c’è tempo Dr. Walid, ci hanno dato 10 minuti”.E questi sarebbero gli ultimi 10 minuti della mia vita a casa mia, con la mia famiglia? Gli ultimi 10 minuti della vita dei miei figli? E se non rispettassero l’avvertimento e bombardassero prima? Chi mi garantisce che abbiamo davvero 10 minuti per lasciare l’appartamento?
9 minuti rimasti.
Il mio telefono suona di nuovo, probabilmente qualcuno che mi vuole avvertire. Stanno mandando in onda il mio palazzo alla TV. Tutta Gaza ci sta guardando. Tutto il mondo sta per assistere a un massacro in diretta. Non possono crederci. Questo non sta capitando a me! Deve essere uno scherzo, un brutto scherzo. Ma le urla qua fuori mi dicono che sta succedendo per davvero, e sta capitando proprio a me, a noi. Cosa posso fare in 10 minuti (e saranno veramente 10 minuti), mi guardo intorno. Dove sono? Dove sono i miei bambini? Il mio primo pensiero: chiamo mia moglie e i miei figli e urlo loro di venire in sala. Ho chiamato mia moglie urlando come un pazzo. “Tocca a noi, tutti giù di sotto, forza veloce”. Ho aperto la porta di casa e ho visto decine di persone riversarsi sulle scale, bambini, donne vecchi, uomini, urla, pianti, tutti in fuga
6 minuti rimasti
Perché il tempo passa così velocemente. È una questione di vita o di morte, ed è ora che il tempo dovrebbe fermarsi. Non è giusto ma sopravvivremo a questo.
"Dove sei AmHisham?" - ho urlato a mia moglie, radunando i nostri 4 figli davanti alla porta di casa – “Sbrigati, non ci credo che ci daranno 10 minuti, potrebbero cominciare a bombardare da un momento all'altro. Prendi questi documenti con te, ci sono tutti i certificati di nascita e i documenti. Li avevo preparati 2 giorni fa. Sbrigati! Dove sono i bambini? Saranno ad aspettarci sul pianerottolo".Mia moglie si è vestita in fretta, corriamo alla porta: "Dove sono i bambini? Li ho lasciati qui un momento fa. Forse sono già corsi di sotto, hanno seguito gli altri che correvano lungo le scale. Stai calma, li troveremo di sotto, forse i vicini li hanno accompagnati all’uscita del palazzo". Ho urlato, ho chiamato i loro nomi. Forse sono ancora in casa.
4 minuti rimasti
Chiudo la porta, portando con me le borse con i documenti, il mio laptop e il mio telefono. Il cellulare continua a squillare facendomi saltare I nervi. Mi avvertono di fuggire, di correre e correre. Staranno chiamando gli amici e i vicini, le persone vogliono avvertirmi.Sto cercando di correre e intanto urlo mentre scendo le scale: “Dove siete bambini? Siete scesi giù?” Busso alle porte degli appartamenti dei miei vicini, mi assicuro che tutti siano stati avvertiti, assicurandomi che non ci sia più nessuno in casa, che tutti siano scesi.Gli appartamenti sono già vuoti. Saranno stati informati prima di noi. Continuo a bussare forte alle porte di tutti gli appartamenti nei piani inferiori. “Hai visto i bambini?” chiedo a mia moglie quando alla fine riusciamo ad arrivare all’entrata del palazzo. “Ahed…Hisham..Mayse…Nadin..Hisham…Hishammm…” Mia moglie urla i loro nomi, uno ad uno. Sono pronto a salire di nuovo e perlustrare l’intero palazzo se non avessi trovato i miei figli di sotto. Hisham? Ahed? Dove siete?Due minuti, siamo arrivati all'uscita dell'edificio. Grazie al cielo, i bambini ci sono e stanno fissando le scale, piangendo e aspettando che noi scendessimo. Il mio cellulare continua a suonare. Finalmente la nostra famiglia è tutta raccolta, insieme ad altre decine di persone, adulti e bambini, che si dirigono verso l'uscita del nostro edificio. Urlano e piangono.Sono dei momenti di delirio, con una folla di gente che chiede "Hai visto mia madre? Hai visto mio figlio,? hai visto mio marito?". Questo non può che essere un incubo, una scena di un film dell'orrore, questa non può essere la realtà. Il rifiuto comincia a far breccia nella mia mente, continuo a ripetermi che questo non sta accadendo a me, non sta accadendo alla mia famiglia,  questa non sta affatto accadendo e tra qualche istante ci sveglieremo e capiremo che è stato solo in incubo.Grido alla mia famiglia: "Allontanatevi dall'edificio, e aspettatemi nella strada all'angolo, devo andare a recuperare la mia auto", e mi dirigo veloce verso le scale che conducono al parcheggio, nel garage, senza neanche aspettare la risposta di mia moglie. Alle mie spalle sento la sua voce che mi implora di non andare, e di lasciare l'auto."Cominceranno a bombardare da un momento all'altro. Ti prego, non andare"."Vai insieme ai bambini, occupati di loro, sarò fuori in pochi istanti. Ma intanto andate, forza andate!”Arriviamo alla macchina, metto in moto. Sono stanco, ma non ci si può fermare ora e sopravvivere a questo! Decine di auto davanti me prima che riesca a raggiungere l’uscita del garage. “Devo calmarmi se voglio farcela”, dico tra me e me “altrimenti sbatterò con tutte le altre machine prima di raggiungere l’uscita”. Faccio un respiro profondo, riaccendo il motore.Mio Dio! Dove sarà la mia famiglia in mezzo a questa folla. La gente è in preda al panico. I loro occhi hanno sguardi che non appartengono a loro. Tutti guardano in alto, fissando il cielo e aspettando che l’F-16 o i droni - gli aerei senza piloti - cominci a bombardare l’edificio, da un istante a un altro. Si sente qualcuno che urla alla folla: “State calmi, gli israeliani ci hanno dato altri 10 minuti”. Altri 10 minuti. Ma chi li sta contando?Urlo il nome di mia moglie, cercando la mia famiglia mentre cercavo di guidare lentamente nel mezzo di quella folla, temendo di accendere i fari dell’auto. “Papà!” - mio figlio Hisham sta bussando al finestrino posteriore, mi volto e all’improvviso lo vedo: “Hisham, entra! Dove sono la mamma e le tue sorelle?”. “La mamma sta bene, mi ha mandato a chiamarti, quando ha visto la tua macchina”. Finalmente siamo insieme dopo questi 10 minuti di follia. Noi sei, insieme. Faccio un altro respiro profondo e comincio a guidare verso l’ospedale più vicino, come rifugio temporaneo, per continuare a seguire e a vedere il resto di questa tragedia.Dopo qualche minuto, gli aerei cominciano a bombardare il nostro edificio. Sono passati 30 minuti dal primo avvertimento. Lanciano 11 missili sull’edificio, lo radono al suolo. 20 persone restano ferite, nonostante tutti fossero fuggiti. Dio ha salvato la vita di più di 500 persone, 500 civili che abitavano questo palazzo. L’ospedale è diventato il nostro rifugio d’emergenza, a meno di 100 metri da casa nostra Dall’ospedale, io, mia moglie e i miei 4 figli restiamo a guardare la nostra casa, coscienti che questi sono gli ultimi minuti in cui vedremo la nostra casa ancora in piedi. I razzi sono arrivati in seguito, dopo aver distrutto i nostri sogni e aver sepolto la nostra casa, e con essa, i nostri ricordi.

Seconda storia: Come ho salvato un lupo che era quasi morto

"Ora era lei a dover essere soccorsa. Le due volontarie si fiondarono in acqua e l'afferrarono per il giubbotto zuppo. "No, non me. Prendete il lupo", gridò Elisa.
Siamo nell'Appennino tosco-emiliano, in un giorno d'inverno come tanti. Elisa stava passeggiando lungo un sentiero con i suoi due cani quando, nella gola di un fiume, vide un lupo ferito accovacciato sulla riva. In pochi minuti sono allertati i soccorsi: sul posto si precipitano polizia provinciale, veterinari, il centro di recupero Monte Adone e tanti volontari. Per salvare il lupo, viene sparato un dardo carico di sedativo che però paralizza l'animale rischiando di farlo affogare nel fiume. Ad evitare il peggio è proprio il coraggio di Elisa che, senza pensarci, si tuffa nel fiume per tenere a galla la testa del lupo. Rapidamente l'animale è portato a terra, in condizioni ancora critiche. Tra i veterinari che assistono l'animale, c'è anche Elisa, che nonostante la pericolosità del gesto appena compiuto, ha ancora energie per praticare il massaggio cardiaco al lupo. Una scena di generosità che viene ripresa dai testimoni increduli per un salvataggio all'ultimo respiro.
Questo episodio l'abbiamo letto nel libro "I figli del Bosco" di Giuseppe Festa.

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